“Agatha Raisin e i Camminatori di Dembley” di M.C. Beaton – Recensione

[Titolo originale: Agatha Raisin and the Walkers of Dembley – Agatha Raisin Mistery #4]

Il mio giudizio in breve:

Decisamente migliore del romanzo precedente, il quarto volume dedicato ad Agatha Raisin parte in maniera un po’ lenta ma poi acquista mordente soprattutto grazie alla vivace interazione fra la protagonista ed il suo avvenente vicino, che in questa avventura rivela maggior personalità ed un brio finora appena accennato. La componente gialla non è probabilmente forte come ci si potrebbe aspettare, ma le indagini numerose e divertenti, il ritmo sostenuto, l’insieme abbastanza credibile per costituire una lettura davvero intrigante.

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Come già accennavo nella presentazione dell’estratto, “Agatha Raisin e i Camminatori di Dembley” ha un avvio un po’ diverso rispetto ai volumi precedenti perché presenta da un lato il ritorno della protagonista a Carsely dopo i sei mesi di lavoro londinese che aveva scambiato con una ricca messe di piante per il proprio stentato giardino nel volume precedente, dall’altro il gruppo di camminatori nel quale si consumerà il delitto. Entrambi gli spunti sono interessanti perché permettono di approfondire quelli che costituiranno i punti focali del romanzo: una certa evoluzione emotiva di Agatha e l’omicidio.

Agatha mi è piaciuta più che mai in questo volume perché pur restando fedele ai suoi tratti distintivi (scarso, per non dire inesistente, tatto e una certa dose di egoismo che la fa diventare poco tollerante verso gli altri) diventa meno grossolana, più attenta agli altri. E non nella speranza di affascinare il sempre sfuggente James, ma proprio perché lei stessa non si sente più a suo agio con l’Agatha scortese, volgare, sempre pronta a pretendere qualcosa che riemerge durante il periodo trascorso a Londra. Per la prima volta Agatha sembra rendersi conto che così come si è fatta ultimamente degli amici a Carsely potrebbe anche perderli, per la prima volta accetta davvero che il legame con James non porti ad un festoso scampanio nuziale.

Accanto all’approfondimento di Agatha, la Beaton propone anche quello del protagonista maschile, che viene decisamente caratterizzato con maggior accuratezza di quanto fatto in precedenza. Ecco allora che l’uomo fin troppo schivo ed attento alle apparenze prende corpo e diventa un uomo che sa prendersi cura di sé ma anche degli altri, un uomo premuroso che conforta una donna sconvolta dopo il ritrovamento di un cadavere, un uomo che rimette al proprio posto un maggiordomo pettegolo e si finge un addetto alle ricerche di mercato per fare domande sui sospettati – che sono un bel gruppo eterogeneo grazie alla capacità della vittima di inimicarsi in pochi giorni quasi tutti i propri conoscenti. Certo il finale potrebbe un po’ sorprendere, ma a me piace considerarlo una presa di coscienza da parte di James di cosa possa offrirgli la vita e dunque anche se leggermente improbabile non lo valuto negativamente.

Quello che più ho apprezzato comunque dell’interazione fra Agatha e James è stato il modo in cui, pur costringendoli con uno stratagemma relativamente banale a stare insieme, l’autrice non abbia ceduto alla tentazione di indulgere in scenette romantiche da romanzo rosa. I due vivono insieme per alcuni giorni, ma senza le cene a lume di candela e le colazioni in negligé di satin che la protagonista si era mentalmente prefigurata. Al contrario la loro temporanea convivenza è fatta di reale quotidianità, di colazioni a base di bacon con indosso un comodo maglione, di discussioni quando entrambi sono un po’ esasperati dall’altro, di un reciproco smussarsi delle aspettative (o dei timori) che ognuno cullava in sé.

Già nel romanzo precedente Agatha sembrava aver superato la propria cotta, ma si era trattato apparentemente più di un momento di disillusione che di reale consapevolezza. Ora invece la donna, rendendosi conto che James è del tutto autonomo – senza aver bisogno di una mogliettina che lo vizi – e che l’ha ormai vista nella luce peggiore (con una maschera antirughe sulla faccia e delle grosse, brutte scarpe da ginnastica ai piedi), finalmente pare aver accantonato i suoi sogni romantici. Senza d’altra parte aver compreso che invece questa vicinanza forzata ha reso più solida la loro altalenante amicizia; perché infatti, nonostante Agatha fatichi a capirlo, James la apprezza quando lei è se stessa, quando è silenziosa ed un po’ demoralizzata, quando non si sente braccato da una furia che procede implacabile come un rullo compressore.

Di pari passo con l’approfondimento caratteriale dei protagonisti e con lo svilupparsi del loro rapporto, procedono poi le indagini della coppia sull’omicidio: non ci sono molti indizi fisici su cui basarsi, ma le continue domande dei due e i loro tentativi di scoprire chi possa aver avuto più rancore per la vittima sono in linea con la miglior tradizione del poliziesco investigativo di stile anglosassone. Purtroppo come scrivevo già in apertura al post, il delitto viene commesso solo ad un terzo circa del romanzo, e ancora un po’ di pagine sono necessarie prima che Agatha prenda in mano le cose, ma la seconda metà del libro è davvero interessante.

Il gruppo dei sospettati è variegato abbastanza da offrire molte possibili piste, ed anche se il colpevole si rivelerà un paio di capitoli prima della reale conclusione del libro, il ritmo si mantiene vivace fino alla conclusione. Anche perché – differenziandosi dai precedenti volumi in questo come nella parte iniziale – l’epilogo porta i protagonisti sulla scena del crimine in modo un po’ casuale, seguendo un’idea che si rivelerà meno precisa del previsto ma permetterà comunque alla coppia di consegnare alla giustizia l’omicida.

Agatha Raisin e i Camminatori di Dembley” non è un capolavoro, né in senso assoluto né analizzandolo nel solo ambito dei gialli deduttivi, eppure mi ha spinta a proseguire senza interruzioni la lettura per scoprire sia dei dettagli in più sul delitto, sia come si sarebbe evoluta la convivenza di Agatha e James. Personalmente dunque non posso che consigliare questo romanzo e sono certa che presto passerò al successivo volume della serie, non poco ansiosa di scoprire come la protagonista si caverà dall’impiccio che ha fatto capolino nelle ultime pagine di quest’avventura.

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