L’estratto della settimana: “Il Codice Tesla” (Codex Secolarium Saga Volume 1) di Alessandro Falzani

Siccome la lettura dell’estratto iniziale di “Il dipinto maledetto” di Alex Connor mi aveva lasciata fredda e poco coinvolta, ho cercato quasi subito un altro thriller che sembrasse interessante e l’occhio mi è caduto su “Il Codice Tesla“, primo romanzo di una saga che già conta un secondo capitolo (Enigma Heisenberg) ed opera di un eclettico autore italiano che a quanto ho capito ha già venduto complessivamente 40.000 copie.

Numeri a parte la trama presentata sugli store online pare intrigante: Nikola Trbojevic, pronipote del geniale Nikola Tesla, rinviene alcune lettere segrete e scopre così come sul sul finire della seconda guerra mondiale il suo avo ricevette un incarico dal Vaticano, la richiesta di realizzare un misterioso sistema di meccanismi destinato a custodire uno dei più grandi tesori di sempre. Dopo circa cinquant’anni però il ritrovamento della corrispondenza segreta di Tesla non pare frutto del caso, come testimonia il fatto che non è solo la Chiesa a cercare disperatamente quell’artefatto …

Sinossi forse non originalissima ma interessante, peccato che l’anteprima del libro non la lasci affatto intuire; il campione iniziale de “Il Codice Tesla” infatti è tutto incentrato sul Vaticano, visto dal triplice fronte del Segretario di Stato, del direttore dei servizi segreti e di un abile agente sul campo che viene richiamato da una missione in corso per dedicarsi al nuovo incarico cui i suoi capi lo destinano. Non si arriva assolutamente a parlare di Tesla o del suo pronipote, né di carteggi dimenticati da decenni, l’unico accenno ad un evento imprevisto (atteso, monitorato, finalmente registrato all’insaputa di tutti da un geniale informatico chiuso in un polveroso stanzino del centro di Roma) è legato ad alcune rilevazioni a bassissima frequenza che per motivi ancora non spiegati ai lettori hanno destato fulmineamente l’interesse delle alte sfere vaticane.

Ad essere sincera a me questo modo di introdurre l’aspetto chiave del romanzo non è piaciuto, l’ho trovato eccessivamente misterioso sia perché il lettore deve sentirsi coinvolto per provare interesse nella ricerca che Luca Blasi dovrà portare avanti (mentre io non mi sono sentita affatto coinvolta in qualcosa di troppo indefinito e vago), sia perché i personaggi stessi sembrano messi di fronte a qualcosa che solo Lanzetti e Berger conoscono, gli altri sono comunque bloccati da un muro di mistero.

Né mi è piaciuta la caratterizzazione fatta dall’autore dei suoi personaggi, tutti deformati da una lente negativa e pessimistica. I potenti come Berger e Lanzetti non solo sono dominati dai loro oscuri segreti, ma sembrano pronti a farsi reciprocamente le scarpe, ognuno ben deciso a coltivare il proprio orticello a qualsiasi costo; Blasi pur senza essere malvagio sembra quasi un automa privo di comprensione ed empatia, che si cala nei ruoli previsti dai suoi incarichi arrivando a spiare chi gli offre una nuova missione per reagire come lui si aspetta. Né si salvano i comprimari, che offrono una panoramica corrotta della Chiesa sicuramente ma della società più in generale.

Ultimo aspetto penalizzante lo stile di Falzani, davvero troppo diverso da quella che io giudico una prosa scorrevole. Non che siano presenti errori di grammatica piuttosto che di sintassi, ma l’abitudine dello scrittore di comporre periodi con varie frasi collegate solo da virgole è qualcosa che proprio fatico a digerire. Quasi ovunque io avrei messo delle congiunzioni, oppure reso più prolungata la pausa con un punto e virgola: così com’è scritto il testo invece trovo che il ritmo ne venga continuamente spezzato. A mio parere eccessivo anche il frequente ricorso a parolacce ed espressioni volgari, che nell’anteprima del libro si ritrovano sulla bocca di tutti – compresi alti esponenti del Vaticano – nemmeno fossero comuni intercalari.

Insomma, avevo giudicato negativamente pochi giorni fa “Il dipinto maledetto“, ritenendolo una lettura non avvincente (almeno stando all’estratto iniziale), ma dopo essermi accostata a “Il codice Tesla” non posso che rivalutare l’opera della Connor: se fra i due romanzi dovessi sceglierne uno sicuramente non si tratterebbe delle sconnesse vicende narrate da Falzani.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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