L’estratto della settimana: “Caccia alle streghe – Un giallo delle streghe di Westwick” di Colleen Cross

Ho scoperto l’esistenza di questo romanzo leggendo la recensione che un’altra partecipante alla sfida di lettura ne aveva fatto per una delle tracce del mese (libro incentrato sulla magia) e nonostante quell’opinione non fosse molto lusinghiera ho deciso di dare una chance al libro perché mi intrigava l’idea che la magia fosse calata nella realtà contemporanea. Un po’ come nel mondo di Harry Potter, con la differenza che in questo caso le streghe vivono a tutti gli effetti fianco a fianco con le persone normali e non hanno scuole o paesini a loro riservati.

La protagonista della storia è Cendrine, giovane donna del sonnacchioso centro di Westwick che a differenza dei coetanei non si è trasferita a Seattle o in altre grandi città perché innamorata di un compagno di sempre che è da poco diventato sindaco della cittadina. Cendrine si è dunque inventata una professione (e possibilmente una fonte di reddito) rilevando il vecchio giornale locale, ma appare molto attiva anche in quella che è l’occupazione principale degli abitanti di Westwick: dare una spolverata all’immagine pubblica della città in modo da attirare qualche turista. Tutti sembrano concordi nel promuovere questa linea d’azione a parte la zia della protagonista, Pearl, che da sola apparentemente non dovrebbe creare troppo scompiglio ed invece è perenne fonte di guai perché dotata di poteri magici come tutte le donne della famiglia.

L’estratto iniziale del romanzo non va molto oltre, limitandosi a presentare il nuovo sceriffo (aitante ed affascinante giovanotto sulla trentina che subito ispira simpatia a Cendrine ed odio profondo a zia Pearl) e a lasciar intuire che nonostante l’imminente matrimonio Cen non è poi così felice di sposare un uomo che le preferisce sempre la propria carriera. Come spunto non si può dire che questa anteprima lasci a desiderare, eppure non mi ha per nulla coinvolta e non mi ha lasciato alcuna autentica curiosità di scoprire cosa possa accadere ai personaggi col proseguire della narrazione.

Ciò che più mi ha disturbata al termine di queste pagine è stata la sensazione che la magia posseduta dalla protagonista e dalle sue congiunte sia un elemento posticcio aggiunto alla trama giusto per renderla un po’ originale, diversa dalla media. Magari nel procedere delle vicende questo aspetto si approfondirà e prenderà corpo, ma in questo primo capitolo si è ridotto a nulla più di qualche vago accenno buttato lì in mezzo a discorsi diversi che con la magia hanno poco o niente a che fare.

Credo che questa mia impressione sia derivata soprattutto dall’incoerenza che ho individuato nel modo in cui l’autrice si pone nei confronti del magico: a tratti pare che zia Pearl (l’unica a finora ad esercitare realmente i propri poteri) sia più che altro una fattucchiera un po’ fissata con medicamenti che paiono pozioni e trucchetti da fiera paesana, poi la vediamo eseguire qualche reale incantesimo (come volare oppure far levitare il povero sceriffo), infine si lascia intendere che grazie alla magia abbia distrutto un cartello pubblicitario (ma non si sa esattamente come). A completare questa confusione c’è il riferimento (ripetuto ma sempre fumoso) al fatto che i concittadini tollerano la presenza della famiglia West pur conoscendo la loro “particolarità” …

Insomma, dalla manciata di pagine che compongono l’estratto non emerge un atteggiamento chiaro ed univoco verso quella che dovrebbe essere la nota distintiva del romanzo – la magia – e questo mi ha davvero infastidita. Né ha contribuito a migliorare le mie sensazioni lo stile della Cross, che giudico sì scorrevole ma in un certo senso anche superficiale, come se il romanzo fosse stato scritto di getto e mai riletto.

Personalmente non sono una fan della narrazione in prima persona, ma ci sono casi come i chick-lit della Kinsella in cui ammetto che questo tipo di prosa garantisce immedesimazione e spontaneità; per non dire poi di rari casi come “Appuntamento con l’oro“, dove la mancanza del narratore onnisciente è così ben condotta da non far nemmeno nascere il dubbio che si sarebbe potuta adottare una soluzione stilistica diversa. Purtroppo “Caccia alle streghe” non mi ha dato affatto questa sensazione, per quanto privo di errori sintattici o grammaticali (per quanto usi l’indicativo dove io avrei preferito il congiuntivo e in un paio di passaggi le espressioni usate mi sembrino un po’ forzate) mi è parso di leggere il diario segreto di un’adolescente, un po’ affrettato nella scrittura e soprattutto molto frammentato.

Non saprei infatti come altro catalogare i frequenti cambi di prospettiva, di pensiero, di punto di vista, che si alternano nella stessa scena lasciando un po’ frastornati. Prima Cen e la zia parlano dello sceriffo, poi del sabotaggio operato da Pearl ad un cartellone pubblicitario, quindi di una scuola di magia, poi di nuovo dello sceriffo che appare nell’ufficio di Cendrine senza che sia ben chiaro perché (ha seguito lì la zia? Pearl lo ha indotto con la magia a venire? passava per caso in quella zona?), e nel mezzo di tutto ci sono anche una telefonata della madre di Cendrine ed alcune puntualizzazioni mentali che la protagonista fa per chiarire le proprie scelte o il proprio passato. Troppi spunti fra loro slegati, almeno per i miei gusti.

In definitiva non posso che considerare l’anteprima di “Caccia alle streghe” troppo poco avvincente per proseguire con la lettura del romanzo, continuando invece a sfogliare il catalogo degli store online nella speranza di trovare a breve estratto che si riveli più promettente di questo.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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