“L’oro dell’Inca” di Clive Cussler – Recensione

[Titolo originale: Inca Gold]

Il mio giudizio in breve:

Altra avventura mozzafiato: solo Dirk Pitt poteva sopravvivere! Cussler in questo romanzo è al meglio di sé: nonostante la non credibilità di alcune scene e lo scarso approfondimento di alcuni personaggi, l’azione è trascinante e il ritmo serrato. Il tutto condito dal fascino di un’antica civiltà scomparsa, che non può non coinvolgere con il suo mistero.

oroInca

Che dire: alcuni mesi fa avevo recensito una delle ultime opere di Cussler, “Morsa di ghiaccio” (qui il post), ma non riesco quasi a fare paragoni fra i due romanzi. “L’oro dell’Inca” risale al 1994 e non posso che ribadire che questi 20 anni di intervallo si fanno decisamente sentire: qui non ci sono inutili appesantimenti dati da superflue descrizioni tecniche, non assurde coincidenze al limite del ridicolo, non avvenimenti assolutamente fuori luogo e comportamenti inspiegabili. La trama segue lo schema consueto ma è ben confezionata, ricca di colpi di scena (autentici anche se a volte poco verosimili); non ci sono passaggi privi di connessione o situazioni scontate al limite della banalità. Naturalmente una certa sospensione dell’incredulità di fronte alle imprese dell’inossidabile ed indistruttibile Dirk è comunque necessaria, ma posto come unico punto base che il protagonista è un autentico eroe (coraggioso, indomito e caparbio) il resto scorre bene e la tensione è sempre percepibile.

La storia può essere considerata una delle tipiche di Cussler: intrighi internazionali di proporzioni immani sono posti in essere dal pazzo di turno (questa volta però ci viene risparmiata l’ormai troppo abusata catastrofe ambientale di proporzioni bibliche), e questi loschi piani verranno regolarmente sventati dalla coppia di eroi Pitt-Giordino, affiancata dallo studioso Rudi e dalla seducente Loren.

Non voglio svelare troppo della trama perché il libro merita davvero di essere letto e sarebbe un peccato guastarne le sorprese; diciamo che il lettore è immediatamente attratto, dopo la presentazione di un evento accaduto nel passato (oltre 500 anni fa), da un’apertura forte, il salvataggio da parte di Dirk di due archeologi scomparsi in un cenote sacro peruviano. Questo gesto porterà in luce un mistero, che si infittirà non appena Pitt si metterà sulle tracce di un immenso tesoro e giungerà a scontrarsi con una potente famiglia priva di scrupoli e un sadico psicopatico desideroso di vendetta.

Avendo già parlato diffusamente sul blog sia della saga dedicata a Dirk Pitt (questo il post), sia di alcuni specifici romanzi, in questa recensione non voglio soffermarmi tanto sul libro in sé quanto su ciò che lo rende così piacevole a dispetto delle sue caratteristiche più prevedibili, talune tipiche del genere cui appartiene, altre legate allo stile dell’autore.

Innanzitutto ho trovato che in “L’oro dell’Inca” le avventure di Dirk Pitt siano particolarmente esaltanti perché meno ripetitive del solito. Naturalmente la cosa è meno vera di quanto non fosse all’epoca della prima pubblicazione del volume, ma si nota comunque che le situazioni immaginate da Cussler hanno minor prevedibilità rispetto a quelle più recenti. Che le situazioni si ripetano un po’ è quasi scontato: il cattivo di turno vuole dominare il mondo, incurante se per ottenere ciò dovrà scatenare una guerra o mettere in pericolo gli equilibri ambientali del pianeta. Ebbene, qui più prosaicamente il cattivo è preoccupato soprattutto di diventare più ricco di quanto già non sia; ovvio che la ricchezza fine a se stessa non è l’unico scopo dell’antagonista, ma lo rende meno megalomane e più credibile. Anche il fatto che il malvagio sia in realtà un’intera famiglia permette di esplorare meglio le differenze psicologiche fra i personaggi, le loro motivazioni, le loro reazioni.

Altro fattore positivo: Pitt e Giordino non sono troppo vecchi per sopportare le imprese che vengono narrate. Il lettore affezionato di Cussler sa che Dirk ha un fisico formidabile, capace di sopportare camminate nel deserto, giorni e giorni nell’oceano su una misera zattera, vagabondaggi fra i ghiacci islandesi con metà delle ossa rotte, ma anche un uomo simile a 60 anni ci si aspetta che allenti un po’ il ritmo. Dirk junior e sua sorella Summer saranno pure degni eredi di cotanto padre, ma Cussler non manca mai (neppure nei romanzi più recenti) di affidare qualche impresa da guinnes dei primati a Pitt senior. Ebbene, padronissimo lo scrittore di farlo, ma personalmente trovo molto più credibile – e pertanto apprezzabile – che simili imprese al limite della resistenza umana le compia un trentacinquenne piuttosto che un sessantenne.

Vorrei poi considerare una delle sfide che ogni autore di libri d’avventura (o di saghe) deve affrontare: vincere l’intrinseca mancanza di suspense derivante dall’ovvia consapevolezza che eroi come Dirk Pitt hanno un futuro “segnato”. Non solo finiranno per sopravvivere sempre, magari malconci ma comunque vivi; avranno anche l’ammirazione (per non dire altro) di ogni donna che salvano, affronteranno con stoico coraggio e una punta di disprezzo il confronto col loro antagonista, risolveranno praticamente da soli una situazione che rasenta l’ecatombe mondiale. In “L’oro dell’Inca” Cussler intesse un affascinante retroscena ricco di elementi storici ed archeologici (dalle leggende incaiche al coinvolgimento di Francis Drake) e lo mescola sapientemente ai più moderni interessi di falsari, contrabbandieri e trafficanti d’antichità. Articolando il livello su più misteri lo rende meno prevedibile e più appassionante: non ci troviamo di fronte ad una storia lineare in cui i cattivi si aprono la strada eliminando banalmente ogni ostacolo, tutto è più sottile e meno chiaro.

Quest’aspetto è accentuato anche dal fatto che i comprimari a fianco del protagonista sono numerosi: prevedibile che Dirk sopravviva, ma può il lettore attendersi una analoga fortuna anche per i suoi amici? Le avventure inoltre non sono esclusivamente delle prove di resistenza fisica, ci sono parecchi momenti in cui i buoni devono usare il cervello (o l’improvvisazione, o il sostegno reciproco) per uscire da una situazione difficile. Tutti piccoli “trucchi” che collaborano ad aggiungere svolte inaspettate ai più tradizionali colpi di scena che ci si potrebbe attendere durante il progredire della narrazione, che si chiude dando l’impressione che abbia vinto non la parte più fortunata né i soliti eroi, ma effettivamente le persone che si sono dimostrate più coraggiose e intelligenti.

Ultimo fattore su cui voglio soffermarmi è il fatto che, a patto di accettare il concetto di sospensione dell’incredulità di fronte alle più mirabolanti imprese del protagonista così come alle folli azioni dei cattivi, il libro cattura davvero dalla prima all’ultima pagina. Il lettore capisce presto (se già non lo sapeva) che Dirk è capace di compiere l’impossibile, trovando la forza in se stesso e i mezzi in quello che ha – poco o tanto che sia; stabilito questo si scopre che non c’è tempo per tirare il fiato, ma solo per seguire la corsa contro il tempo di Pitt nella sua ricerca del perduto tesoro inca. Dirk Pitt sembra non smettere mai di combattere e lottare, e – di conseguenza – non lo fa neppure il lettore.

Il susseguirsi di agguati e inseguimenti è veloce e mette spesso un certo batticuore; le ambientazioni sono suggestive, l’avventura è a tutto campo. Insomma, un classico libro di Clive Cussler, con tutti gli ingredienti ben dosati e con i personaggi che hanno fatto la fortuna della serie. Non posso che consigliare di leggerlo: appassionerà dall’inizio alla fine, dopo la quale lascerà una leggera nostalgia perché i nuovi romanzi dell’autore non conservano purtroppo questa scoppiettante vena creativa.

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