Le copertine più accattivanti

Dopo due appuntamenti dedicati a criticare le copertine peggio riuscite, quelle che addirittura fanno accapponare la pelle e suscitano l’immediato desiderio di posare il libro da qualche parte pur di non vederle più, mi è parso giusto dedicare spazio al contrario alle cover migliori. Perché, come in tutte le cose, non ci sono solo romanzi dalla copertina orrenda: molti hanno invece una presentazione davvero ben realizzata, non solo a tono con il contenuto del volume ma proprio ben fatta in sé, indipendentemente dallo specifico romanzo a cui è associata.

Oggi inizio dunque la mia panoramica prendendo in considerazione cinque titoli la cui copertina a mio parere è una piccola (ma pregevole) opera d’arte.

L’ultimo drago” di Jasper Fforde

I fantasy, soprattutto quando possono vantare nella trama creature soprannaturali, permettono agli illustratori di spaziare davvero molto con l’immaginazione. Purtroppo a volte i risultati sono deprecabili, ma quasi altrettanto spesso ci si trova di fronte a disegni davvero ben realizzati, quasi piccoli quadretti.

La copertina di “L’ultimo drago” mi pare proprio uno di questi casi: tutta giocata nei toni del verde, ricca di luminosità, con un’unica figura che campeggia su tutto lo spazio disponibile ed è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare leggendo il titolo – un drago. Anche la creatura in sé poi è raffigurata a mio parere davvero bene, con molti dettagli (come se fosse quasi una fotografia9 ma anche con tinte delicate e sfumate (come se fosse un quadro, o un vero drago che emerge in un paesaggio ammantato e quasi offuscato dalla luce diffusa).

 

Dune” di Frank Herbert

Se con il genere fantasy di solito posso dire di apprezzare le copertine dei romanzi, con la fantascienza la situazione peggiora notevolmente; o il volume è dominato da cieli stellati e lontani pianeti, oppure la tendenza a mescolare alieni più o meno grotteschi a macchinari futuristici mi lascia generalmente poco coinvolta. Una mirabile eccezione è questa edizione curata dalla casa editrice Sperling & Kupfer per il celebre romanzo “Dune“.

Niente alieni insettoidi, astronauti in tuta spaziale, razzi o battaglie planetarie in questo caso: solo un delicato gioco di colori al cui centro un simbolo misterioso fa da complemento al carattere pulito ma vagamente anticheggiante del titolo. Certo, si potrebbe obiettare che una copertina così astratta non dice molto del romanzo, ma chi ha letto il libro può magari ritrovare una certa corrispondenza fra l’inospitale Arrakis, con le sue tempeste e la sua sabbia, e la sfumatura marrone dorata della copertina, sfumata come per effetto di un gioco di luce o di un incantesimo.

Ed in ogni caso fra una copertina pertinente al libro ma molto brutta ed una astratta ma elegante, non ho dubbi nel preferire quest’ultima.

 

Un bacio per il re” di Barbara Cartland

Avevo riportato un libro di Barbara Cartland nel primo post dedicato alle copertine più brutte osservando come la casa editrice Mondadori, scegliendo di mantenere anche per l’edizione italiana le illustrazioni già usate in lingua originale, avesse a mio parere operato una strategia vincente. Ebbene, “Un bacio per il re” ne è la prova – anche se avrei potuto mettere al suo posto praticamente uno qualsiasi fra i romanzi pubblicati nella collana degli Oscar tra la fine degli anni ’70 e il decennio seguente.

Sicuramente la mia opinione è condizionata non poco dai miei gusti pittorici, che prediligono proprio le illustrazioni un po’ sfumate e realistiche, ma trovo che le copertine disegnate dall’illustratore britannico Francis Marshall fossero praticamente perfette: la coppia protagonista, ritratta con delicatezza nei giusti abiti (e con il corretto colore di capelli o altra caratteristica fisica distintiva), il tutto per ricreare una scena che effettivamente viene descritta nel libro. Che altro si potrebbe chiedere ad una buona copertina?

 

La notte è un luogo solitario” di Barbara Erskine

Mi ero già espressa in questo senso nel secondo post dedicato alle copertine che meno mi piacciono: per quanto la vicenda riportata nel romanzo possa essere inquietante, io non amo che la copertina mi susciti orrore e raccapriccio. La tensione deve essere narrativa, non un pugno nello stomaco quando l’occhio mi cade sul libro.

L’illustrazione scelta per la pubblicazione italiana di “La notte è un luogo solitario” esemplifica perfettamente ciò che intendo: la trama, che sconfina nel paranormale, ha un ritmo quasi sempre serrato e parecchie scene o momenti di autentica suspense. Eppure la copertina potrebbe adattarsi ad un giallo o persino ad un romanzo d’amore: un cottage isolato in una notte di luna, un gioiello che fa capolino fra le onde del mare – nulla di agghiacciante o sanguinoso. Eppure dopo aver letto la storia ci si rende conto che i due elementi raffigurati sono proprio il nucleo centrale della vicenda, il luogo dove tutto accade e l’oggetto il cui ritrovamento scatena gli incredibili eventi narrati dalla Erskine.

 

de Darcy à Wentworth” di Sybil G. Brinton

Sybil Brinton non è una scrittrice particolarmente nota, almeno in Italia; la sua relativa fama le viene dall’essere stata la prima autrice di cui si ha notizia ad aver scritto quella che oggi si definirebbe una fan fiction incentrata sui protagonisti delle opere di Jane Austen. Pur senza essere dunque un classico nel senso stretto del termine, il suo “Old friends and new fancies” soffre dei medesimi problemi in ambito copertina, ovvero che spesso le persone hanno già visto (anche solo di sfuggita) un film con quei personaggi e dunque si sono già fatti un’idea del loro aspetto. La delusione se dunque la copertina del volume riporta un’altro visto al posto di quello atteso è proprio dietro l’angolo e solo in parte vi si può ovviare con riproduzioni di quadri celebri, schizzi d’epoca a china o acquerello, paesaggi. Perché comunque il potenziale lettore ha già chiaro in mente come si aspetta i protagonisti e nella maggior parte dei casi non sarà soddisfatto di una proposta differente.

L’edizione francese del romanzo tuttavia è riuscita nella difficile impresa di creare una presentazione elegante, a tono con il contenuto del volume, capace di un’astrazione tale da impedire l’identificazione precisa (ma soprattutto la mancata identificazione) con un determinato attore o volto già associato al personaggio.

 

Qui si conclude la prima parte della mia panoramica sulle copertine migliori nelle quali mi sono mai imbattuta; un secondo post sarà dedicato ad altri esempi di come un po’ di cura e di buon gusto possano davvero valorizzare un romanzo sin dal suo aspetto esteriore.

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5 thoughts on “Le copertine più accattivanti

    1. Benvenuto lettore curioso! Avevo sentito parlare di una riedizione del ciclo di Martin realizzata in modo da simulare la pelle di drago, ma non ho mai avuto occasione di vederla di persona. Secondo quanto dici comunque mi pare che sia particolarmente ben fatta e questo mi fa sperare presto o tardi di tenerne in mano una copia.
      I classici sono a mio parere una categoria problematica perché si rischia di avere delle idee preconcette su personaggi o ambientazione, rimanendo delusi se una copertina non le rispetta. Tu a quale collana in particolare ti riferisci?

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      1. La collana di cui parli sembra effettivamente interessante, gli illustratori sono riusciti a mantenere un tono comune fra i vari volumi connotando però ciascuno con un particolare collegato al titolo specifico. La mia preferita è probabilmente la copertina di “Orgoglio e pregiudizio” ma anche le cornici de “Il ritratto di Dorian Gray” sono molto suggestive!

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