Le copertine più intriganti, parte 2

Come anticipato, ecco il secondo post dedicato a quelle che ritengo essere alcune fra le copertine più belle mai realizzate, quelle che – indipendentemente da come si potrebbe rivelare la lettura di un romanzo – ti fanno venir voglia di acquistarlo anche solo per poter rimirare l’illustrazione presente sul davanti. Anche quest’oggi parlerò di cinque diversi titoli, anche se in realtà in un caso si tratterà di trilogie e non di volumi singoli, ma ho scelto quelle opere proprio perché il filone seguito in tutti e tre i libri rende ancora più pregevoli le scelte fatte a livello stilistico.

Companionable books” di Henry Van Dyke

E’ vero, Van Dyke non è esattamente un romanziere e le sue opere, soprattutto quelle poetiche o religiose, non si possono paragonare né a “Via col vento” né (men che meno) con i contemporanei chick-lit. Eppure non so cosa darei per tenere in mano questa edizione di uno dei suoi più noti testi a carattere storico.

Ho avuto occasione di vedere dal vivo una copia di questo volume parecchi anni fa durante una vacanza a Londra e ricordo che all’epoca volli scattare una fotografia della copertina proprio perché aveva una bellezza rara: i particolari in rilievo, le dorature, il delicato motivo vagamente liberty tutto giocato sui toni dell’azzurro e del blu. Una copertina che è davvero una piccola opera d’arte e che costituisce la cornice perfetta per un’opera tutt’altro che leggera o di immediata fruizione.

 

The Children’s book” di A.S. Byatt

Sempre per restare nella gamma cromatica del blu e dell’azzurro, ecco un altro libro che avevo sfogliato casualmente anni fa e che mi aveva colpita proprio per l’eleganza della sua copertina. Il romanzo a quanto ho capito è un’opera corposa (oltre 600 pagine) di non facile catalogazione, che probabilmente vede nella saga familiare il genere che più le si avvicina; non saprei dirlo con esattezza perché in realtà io non possiedo il libro e non l’ho neppure mai letto.

Eppure questa copertina così suggestiva, raffigurante un tesoro che potrebbe essere tanto un antico e prezioso manufatto quanto la creatura di un reame fatato, mi aveva intrigata in passato e continua a farlo tuttora. Proprio a testimonianza di come una bella copertina possa restare nel cuore al di là di quello che è il giudizio più strettamente legato alla storia raccontata nel libro.

 

The Black Lyon” di Jude Deveraux

Di Jude Deveraux sono anni che ricerco (senza troppa energia a dire il vero) il romanzo “Moglie per procura“, del quale però non ricordo quasi per nulla la copertina. Questa edizione in lingua inglese di un suo romance storico invece, per quanto io non abbia letto il libro in questione, è talmente ben studiata da essersi guadagnata il titolo di una fra le migliori che io abbia mai visto nel genere del rosa ad ambientazione passata.

A differenza di quelle fotografie sin troppo anacronistiche con una coppia di modelli strettamente avvinghiati e più o meno sommariamente vestiti, ecco qui un’immagine che potrebbe essere uscita dal tempo per venire catturata sulla carta: una bella dama completamente abbigliata, affacciata con espressione pensosa ad una finestra che si apre su un paesaggio verdeggiante … davvero una delle meno artefatte copertine di rosa storici nelle quali mi sia mai imbattuta.

 

Mentre fuori nevica“, “All’improvviso la scorsa estate”,Accade a Natale” di Sarah Morgan

Di stile completamente diverso dalla rarefatta bellezza della copertina precedente sono le vivaci e moderne illustrazioni scelte da Harlequin Mondadori per la trilogia della Morgan dedicata ai fratelli O’Neill.

A dire il vero io di solito non mi lascio entusiasmare da scene troppo stilizzate, ma l’insieme rappresentato dalle silhouette in primo piano (sempre ravvivate da un particolare rosso) e lo sfondo sfumato in varie gradazioni di azzurro o blu mi sembra una scelta davvero ben studiata per un genere come il chick-lit e il romance contemporaneo. Libri d’amore moderni infatti non possono avvantaggiarsi di riproduzioni tratte da dipinti antichi o simili, e sinceramente rispetto ad una fotografia di due modelli sorridenti ed ammiccanti allora molto meglio una coppia di sagome in nero ed uno scenario sapientemente giocato sul bianco e blu.

 

Shadow and Bone“, “Siege and Storm“, “Ruin and Rising” di Leigh Bardugo

Chiudo la mia panoramica delle copertine più belle con un’altra saga, la cosiddetta Grisha Trilogy, scritta da Leigh Bardugo. A dire il vero io non conosco quest’autrice, ma a quanto ho capito la serie costituisce un esempio di fantasy adolescenziale che, almeno negli Stati Uniti, ha scalato molto in fretta la vetta delle classifiche.

Quello che io apprezzo dei tre romanzi è il filo conduttore, mantenuto ma al tempo stesso rivisitato, in ciascun titolo: sempre uno sfondo monocromatico o quasi sul quale si staglia il profilo di alcune guglie d’aspetto orientale mentre lo spazio superiore della pagina è occupata dal titolo vergato in caratteri gotici. Questo schema comune viene reinterpretato in chiave grigia nel primo libro con l’aggiunta di alcuni rami sinuosi, in azzurro nel secondo con un serpente spinato quasi come un drago orientale, in rosso con un uccello simile ad una fenice nel terzo. L’effetto complessivo è di aver sicuramente creato un’atmosfera molto particolare, che spero l’autrice sia riuscita a far trasparire anche nella narrazione.

 

Con questa evocativa trilogia si conclude, almeno per il momento, la breve serie di post dedicata alle copertine dei romanzi. Dico “per il momento” perché in realtà ho ancora qualche idea nel cassetto e non escludo di tornare presto a parlare di aspetto dei libri, questa volta in rapporto a quella che è la vicenda narrata in essi.

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