“I dodici delitti di Natale” di Rhys Bowen – Recensione

[Titolo originale: The Twelve Clues of Christmas – A Royal Spyness Mystery Series #6]

Il mio giudizio in breve:

Giallo leggero e spiritoso nella più perfetta tradizione del poliziesco inglese: niente di truculento, nessun inseguimento all’americana, qui gli innumerevoli delitti non scoraggiano dal consueto tè delle cinque o dal cambiarsi per cena. Un libro davvero gradevole, a cui solo la fine un po’ affrettata impedisce di qualificarsi fra i migliori del genere, ma che resta comunque una perfetta lettura natalizia nonostante il crescente numero di cadaveri che appare in scena giorno dopo giorno.

Copertina decisamente poco adeguata sia all’aristocratico distacco con cui i personaggi accolgono la sequela di delitti sia alle modalità degli omicidi

Negli anni ’30 fastidiosamente segnati dalla Depressione e dal proibizionismo, lady Georgiana Rannoch è probabilmente il nome più spiantato fra i primi cento inglesi in linea di successione per il trono, e questa perenne mancanza di denaro sembra tradursi nella cupa prospettiva di trascorrere l’imminente Natale in Scozia, in compagnia della noiosa famiglia di sua cognata. Georgie però ha inventiva e una certa spregiudicatezza, così si trova un lavoro temporaneo: aiutare una padrona di casa ad intrattenere i propri ospiti per le feste. A Tiddleton-under-Lovey si mangia meglio e si sta più caldi che a Castle Rannoch, sicché tutto sembrerebbe andare a gonfie vele se non fosse per un trascurabile dettaglio: gli abitanti del villaggio continuano a morire in una serie di incidenti apparentemente scollegati ma non per questo meno letali.

Ho scritto trascurabile dettaglio non a caso: benché il villaggio sia funestato da un bizzarro decesso al giorno, e gli abitanti del luogo inizino a nutrire qualche ansia in merito, la protagonista ed il suo entourage non lasciano affatto che simili piccolezze turbino la loro quiete. Si improvvisano sciarade, si esce di notte per i tradizionali canti di Natale, si mangia il pudding scherzando su chi ha trovato qualcuno dei minuscoli ninnoli d’argento nascosti nell’impasto. Come ambientazione ed anche come comportamento dei personaggi questa storia parrebbe quasi opera di Agatha Christie, se non fosse per il fatto che il mistero non assume quasi mai un peso cruciale nell’economia delle vicende, che senza sforzo combinano la suspense di una catena di delitti con una caccia alla volpe e lo scambio dei doni.

Nonostante gli omicidi e le indagini in merito si svolgano (o quantomeno vengano presentati) quasi in sottofondo rispetto agli svaghi dei mal assortiti ospiti di lady Hawse-Gorzley, la tensione è comunque ben dosata in modo che il lettore non si dimentichi, fra un ponch bollente e la ricerca del miglior ceppo natalizio da trainare verso casa, che i morti fioccano più della neve. E se inizialmente quei ripetuti decessi possono anche sembrare fortuiti, almeno per la maggior parte, dopo un po’ diventa chiaro che c’è una mente criminale non da poco dientro a questa sequela di cadaveri.

L’identità dell’assassino ed il movente degli omicidi sono a mio parere abbastanza intelligenti, per quanto il lettore non disponga dei numerosi indizi che di solito fanno capolino nei gialli e riesca a raggiungere la piena comprensione dei fatti solo quando la protagonista si avvicina a sua volta alla verità tanto da condividere i propri sospetti con altri personaggi. Anche la gestione della parte finale del romanzo è a mio avviso ben calibrata, dimostrando che Rhys Bowen è capace non solo di tratteggiare i passatempi dei ceti privilegiati di ottant’anni fa, ma di introdurre qualche sapiente colpo di scena che impedisce alla situazione di ristagnare.

Copertine di due edizioni inglesi del romanzo, a mio parere assai più calzanti oltre che raffinate

L’unico appunto significativo che mi sento di fare alla storia riguarda le ultime pagine connesse al delitto, che pur essendo plausibili e perfette per chiudere il cerchio delle indagini, tuttavia non permettono di far luce completamente su quanto era accaduto. Si viene a conoscenza delle ragioni che hanno portato agli omicidi ma non agli stratagemmi messi in atto per realizzarli, il che è un peccato perché qualche ulteriore dettaglio in proposito avrebbe reso davvero completa la componente investigativa del volume.

La vicenda comunque si regge bene anche così com’è, e risulta godibilissima anche per chi come me vi si è accostato senza aver letto i precedenti titoli centrati su lady Georgiana. Si perderà qualche allusione o si resterà in dubbio sulla profondità dell’affetto fra Georgie e Darcy, ma il libro rimane ugualmente uno dei gialli più intriganti che io abbia letto di recente.

Mi rendo conto che poliziesco e rilassante difficilmente sono termini che si usano insieme, eppure per me “I dodici delitti di Natale” è stato proprio questo: una lettura rilassante e divertente, a tratti spiritosa e velata da un tocco di romanticismo, il tutto calato in un’atmosfera natalizia occasionalmente tinta di sfumature investigative. Certo gli amanti delle indagini serrate o dell’avventura esasperata non potranno amare questo romanzo (né credo gli altri dedicati dalla Bowen a lady Georgiana), ma agli altri lettori – giallisti o meno – non posso fare a meno di consigliare vivamente questo titolo delizioso.

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