L’estratto della settimana: “In cerca di Atlantide” di Andy McDermott

Tuttora in cerca di un autore d’avventura che sostituisca nelle mie preferenze il Cussler prima maniera, ormai appannato da qualche anno e del quale ho già passato al setaccio le opere meno recenti, mi sono imbattuta in quello che svariati store online proclamano essere – appunto – il nuovo Cussler o comunque uno scrittore all’altezza di Cussler e Reilly. Mi riferisco ad Andy McDermott, giornalista britannico che a quanto ho scoperto è diventato non poco famoso grazie ad una serie incentrata sulle figure dell’archeologa Nina Wilde e dell’ex SAS Eddie Chase, personaggi che fanno la loro comparsa nel volume “In cerca di Atlantide“.

Speranzosa ho allora scaricato sul mio kindle l’estratto iniziale del romanzo e subito mi sono sentita trascinata in quella che è chiaramente la passione-ossessione dei coniugi Wilde, oltre che il titolo del libro: la ricerca di quella che per la maggior parte dell’umanità è solo un mito ma che per i due studiosi è decisamente una reale, perduta civiltà inabissatasi sotto le acque dell’oceano undicimila anni fa.

McDermott non perde tempo in un incipit lento che presenti i personaggi oppure in accurate descrizioni: sin dalle prime righe la sensazione provata è di essere immersi nell’azione, sul punto di condividere quella che potrebbe rivelarsi la scoperta archeologica del secolo. Naturalmente le cose non potranno andare lisce come l’entusiasmo e la competenza dei Wilde avrebbero fatto inizialmente supporre, e quella che era destinata a diventare la realizzazione di un sogno si trasforma nel giro di poche pagine in una tragedia.

Che dire, l’autore secondo me è stato capace di creare sin da subito tensione e curiosità: leggendo dell’alba che tinge d’oro le montagne tibetane oppure della fenditura che si apre quasi invisibile nelle rocce di quella impervia regione non ho potuto fare a meno di sentirmi partecipe dell’avventura. Il ritmo è sostenuto, trascinante, al punto da far tollerare anche il ritrito accenno ai nazisti – che a quanto pare, nonostante l’abbondante mezzo secolo trascorso dalla seconda guerra mondiale ad oggi, sono tuttora fra i cattivi più sfruttati in campo editoriale e cinematografico.

Sarà perché, almeno per me, l’ipotesi che gli antichi miti quali Atlantide o Eldorado possano celare un fondo di verità e portare a reali scoperte archeologiche è una prospettiva sempre affascinante, ma ho davvero apprezzato questo prologo. Certo, non posso negare di preferire quelli di Cussler, che per una decina o ventina di pagine portano il lettore indietro di secoli, in epoche remote e a volte nemmeno ben definite, per porlo sulla scena di qualche tragedia che si ripercuoterà con curioso effetto farfalla sulla vita di uomini vissuti duemila anni dopo, ma in fondo ogni scrittore ha il proprio stile.

E McDermott da questo punto di vista ha avuto l’abilità, secondo me, di fornire al tempo stesso una traccia del filo conduttore del libro – la ricerca di Atlantide – e di quello che sarà presumibilmente il più grosso ostacolo da affrontare per riuscire nell’intento, ovvero una ancora non ben definita società segreta dall’ispirato (ma non molto originale) nome di Fratellanza, disposta ai più efferati omicidi pur di mantenere intatto il millenario segreto. Naturalmente in un thriller archeologico degli antagonisti malvagi da contrastare sono quasi un must, ma importanti mi sono parse soprattutto le implicazioni derivanti dai discorsi di Qobras: Atlantide non è una leggenda, bensì una realtà che lui e i suoi accoliti sono impegnati con ogni mezzo a preservare lontana dagli occhi del mondo moderno.

Insomma, non posso dire che l’inizio di questo romanzo sia così travolgente da farmi già pregustare un capolavoro, tuttavia è abbastanza intrigante e ben scritto da farmi proseguire subito la lettura di “In cerca di Atlantide“.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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