“La grande fabbrica delle parole” di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo – Presentazione

Parecchi mesi fa avevo acquistato un bellissimo libro pubblicato dalla casa editrice Terre di Mezzo ed illustrato dall’argentina Valeria Docampo, “La Valle dei Mulini” (qui il post con la recensione), e mi era talmente piaciuto che pochi giorni fa l’ho nuovamente cercato per regalarlo ad una compagna di scuola di mio figlio. Purtroppo in libreria non avevano più copie di “La Valle dei Mulini“, così mi sono orientata su un volume della medesima casa editrice, illustrato anch’esso dalla Docampo: “La grande fabbrica delle parole“.

La copertina del libro
La copertina del libro

Il racconto, davvero poetico, è ambientato in un paese dove per pronunciare una parola bisogna averla prima acquistata e mangiata; ne consegue che le persone siano tendenzialmente taciturne, anche perché non tutte le parole hanno lo stesso prezzo. Ci sono le svendite a primavera, ma “ventriloquo” non è certo un vocabolo da inserire spesso nella conversazione … in questa città vive Philéas, un ragazzino innamorato che non avendo i soldi per dire “ti amo” alla bimba che ammira pesca con un retino qualche parola portata via dal vento un pomeriggio. Ma le comune e raccogliticce parole di Philéas si scontrano con un più articolato discorso fatto di amore e matrimonio, parole che Oscar (figlio di genitori ricchi) ha potuto comprare di prima mano e pronunciare spavaldo di fronte alla bambina che entrambi amano.

Una narrazione che da adulta ho trovato toccante, a tratti addirittura straziante sia nel suo descrivere queste parole razionate (ed ingiustamente meno disponibili per i poveri rispetto ai ricchi), sia nel mostrare tutto il dolore di un bambino (ma più in generale di una persona) che vorrebbe trasmettere un messaggio importante e non solo non ne ha i mezzi, ma si vede superato da qualcun altro più fortunato di lui. Una storia dunque di grandissimo impatto, che tratteggia tutta la difficoltà che abbiamo (in particolare nella società moderna) a dare il giusto valore alle parole e ad usarle nel modo corretto, dando loro l’importanza che meritano, facendo in modo che rispecchino i nostri reali sentimenti.

D’altra parte temo che proprio per questa sua poeticità il racconto della de Lestrade sia un po’ troppo complesso per i bambini, in particolare per quelli con meno di 6 o 7 anni. Io ho regalato questo libro ad una ragazzina in occasione del suo ottavo compleanno e ho notato che lei non ha dato alcun peso all’aspetto “parole da comprare e usare con parsimonia”, mentre si è soffermata soltanto sull’embrionale storia d’amore fra i protagonisti. Altri bambini presenti alla festa invece, soprattutto i più piccoli, sono stati rattristati dall’idea di dover misurare le parole, di doverle catturare con un retino per farfalle in modo da avere qualcosa da raccontare ai genitori la sera.

Una delle pagine interne
Una delle pagine interne

Una storia dunque controversa, originale e densa di significato ma probabilmente oscura per i bambini ai quali il libro è ufficialmente destinato. Anche perché nelle poche righe presenti in ogni pagina (ed il libro in totale ne ha una quarantina di dimensioni 24×25 cm) molto non viene detto espressamente, ma fatto intuire attraverso disegni e sottili allusioni che non sempre un bimbo saprà cogliere. Un tentativo di focalizzare l’attenzione su un certo concetto è fatto modificando le dimensioni del carattere di stampa, ma questo pare più un espediente per conferire sinuosità al testo che non uno stratagemma riuscito per evidenziare i punti chiave della storia.

Anche perché il messaggio chiave del racconto (ovvero l’importanza dei sentimenti con cui pronunciamo certe frasi) è espresso con notevole dolcezza, ma con altrettanta poca intuitività. Il fatto che Philéas riesca a far capire il suo amore persino con parole completamente sbagliate, avulse dal contesto in cui si trova e dai sentimenti che vuole esprimere, non soltanto parole comuni ma addirittura parole senza alcun nesso con la realtà, è un concetto bellissimo ma molto difficile da far comprendere ai più piccoli.

Le illustrazioni condividono con il testo questa impostazione poetica ed evocativa ma poco “da bambini”: la maggior parte delle tavole è dominata dall’ocra e dal marrone, tinte scure di un cupo bruno nerastro, che dominano non solo la città forzatamente silenziosa (in particolare la grande fabbrica e i bui anfratti dove si pubblicizzano e vendono le parole), ma anche i personaggi. O perché resi cupi dall’impossibilità di parlare o perché tetri nella loro crudele compravendita di parole, quasi tutti i personaggi sono infatti scuri e raramente sorridenti.

Particolare di una delle ultime tavole del volume
Particolare di una delle ultime tavole del volume

Solo sul finale assistiamo ad un deciso ingresso del colore nelle pagine, prima per qualche dettaglio soltanto e poi per riempire di rosso acceso l’intera scena, non solo il vestito di Cybelle ma le farfalle – vere ed immaginarie – che testimoniano la sua gioia e quella di Philéas. Tavole evocative, che si accompagnano perfettamente al testo ma che potrebbero non piacere ai bambini quanto affascineranno gli adulti proprio a causa della loro impostazione un po’ particolare.

La mia esperienza: poiché questo libro era stato acquistato come regalo, lo abbiamo sfogliato per la prima volta insieme alla giovane destinataria. I bambini (i miei figli, la bimba cui è stato regalato e il suo fratellino) sono rimasti colpiti nel pensare ad un paese dove non si poteva parlare liberamente perché le parole costano, ma tutto sommato il racconto non li ha entusiasmati, forse perché non hanno capito il messaggio di fondo (che il sentimento è più importante delle parole) in quanto per loro è un concetto ancora un po’ complesso.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 4 anni – lettura autonoma dai 6 anni e mezzo

Valutazione: acquisto che a malincuore non consiglio perché ritengo che pur essendo una squisita favola moderna sia più adatta ad un pubblico adulto (o per lo meno adolescenziale) piuttosto che infantile. Non condivido dunque la scelta della casa editrice che proprio sul suo sito (http://libri.terre.it/libri/collana/0/libro/294/La-grande-fabbrica-delle-parole) cataloga il volume come indicato per la fascia d’età 4-7 anni: bambini così piccoli è probabile che restino spiazzati dal racconto e non ne afferrino a pieno il poetico messaggio. Il libro inteso come graphic-novel sarebbe invece molto interessante, poetico e commovente, per una fascia d’età quanto meno adolescenziale.
Acquisto non consigliato

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