“Mitzi” di Delly – Recensione

[Titolo originale: Mitsi]

Il mio giudizio in breve:

Romanticissima storia dove l’amore si fa strada fra l’indifferenza e l’odio, portando una misconosciuta Cenerentola di inizi Novecento a scoprire la verità sulle proprie origini e a sposare un principe non proprio azzurro. Come sempre nei libri di Delly manca la passione, ma Cristiano non è certo un campione di virtù e le sue interazioni con Mitzi, unite agli altri usuali ingredienti di una classica storia d’amore contrastato, rendono il romanzo godibilissimo.

MitziVerso quale destino cammina la fragile Mitzi quando nel suo abituccio grezzo attraversa la soglia del Castello Rosa, sontuosa dimora della ricca famiglia dei visconti di Tarlay? Orfana ed indigente, sulla bambina pesa anche il fardello dell’illegittimità, marchio che giustificherà i suoi cosiddetti benefattori ad istruirla severamente e destinarla ai più umili lavori. Questo almeno finché la giovinetta ormai cresciuta non viene notata dal volubile ed egoista Cristiano di Tarlay, attratto dalla sua bellezza esotica nonché dalla sfida rappresentata da una fanciulla povera e sola che sembra rifiutare le sue attenzioni …

Lessi per la prima volta questo romanzo subito dopo “Magalì” (del quale ho parlato in questo post) e rammento che all’epoca mi piacque un po’ meno del precedente. Forse perché la storia di Mitzi, costretta a far la bambinaia e a vestirsi di scuro, mi ricordava vagamente quella di una moderna Cenerentola, forse per la presenza atipica del piccolo Giacomino, forse perché possedevo una copia di “Mitzi” (mentre “Magalì” apparteneva a mia nonna) e si sa che amiamo soprattutto ciò che non possiamo avere. Non saprei dire esattamente ora a cosa si dovesse la mia opinione, quello che so è che rileggendo entrambi i volumi più di recente ho capovolto il mio giudizio e ritengo adesso “Mitzi” preferibile – anche se di poco – a “Magalì“.

I due libri hanno in effetti parecchi spunti in comune: una fanciulla orfana allevata per carità da personaggi ricchi ed importanti, una dimora opulenta, un’antagonista di bell’aspetto ma carattere decisamente meno amabile che cerca di conquistare il protagonista, un’eroina bellissima e molto religiosa, un eroe ricco e idolatrato il cui orgoglio è cresciuto a dismisura. Eppure le due storie sono anche molto diverse perché laddove Magalì è una presenza accettata dai duchi di Staldiff, amica della giovane lady Isabella e da lei trattata quasi come una sua pari, al contrario Mitzi è a malapena tollerata fra la servitù del Castello Rosa, sdegnosamente evitata dall’arcigna presidentessa e dalla sua corte di ospiti indolenti.

Quello che attualmente apprezzo soprattutto di “Mitzi” è proprio la protagonista, una giovinetta assolutamente in linea con l’ideale di eroina propugnato da Delly, ma un po’ meno perfetta e più tormentata rispetto a Magalì. Dopo un’infanzia difficile, della quale la breve parentesi trascorsa a Rivalles costituisce sicuramente il momento più doloroso, la fanciulla trova nel collegio uno spazio dove esprimere la propria sensibilità e la propria indole, ma solo come temporanea illusione di felicità, poiché poi il mondo ritorna a circondarla con i suoi problemi e tormenti. Per quanto forte, capace di abnegazione e sacrificio, incapace di scendere a patti con la propria coscienza scegliendo la strada più comoda ma sfiorata dal peccato, Mitzi non è una statua di virginale freddezza e di intoccabile serenità. Si scopre sensibile al fascino seduttore di Cristiano così come percepisce la più pacata ammirazione di Svengred, l’odio della presidentessa Debrennes, l’invidia della bella Florina.

Mitzi sa qual è il proprio “dovere” e non transige, preferisce inimicarsi l’uomo che potrebbe gettarla in mezzo ad una strada senza un soldo piuttosto che piegarsi ad una soluzione cui la sua fede e la sua morale rifuggono, ma non lo fa senza dolore. Analogamente, quando accetta di sposarsi non lo fa per amore (nonostante lei sia innamorata), bensì per riparare il torto fatto al suo onore. E a differenza di tante eroine di romance scritti negli ultimi anni (che dichiarano di non volere accanto un marito libertino perché temono di innamorarsene e restare ferite, ma poi in realtà si aspettano che quello stesso marito sia loro accanto e le ammiri in ogni occasione possibile), Mitzi si trincera davvero dietro l’aspetto di una piccola sfinge per proteggersi da Cristiano. Lei non lancia un amo che poi riafferra per stuzzicare l’attenzione maschile, piuttosto si costruisce una quotidianità nell’isolamento e non ne esce finché non comprende di dover superare il rancore che ancora covava e di poter chiedere a Dio la forza di superare la sofferenza, se mai Cristiano la farà davvero soffrire.

Elizabeth Taylor in una foto giovanile: io mi immagino Mitzi molto somigliante alla famosa attrice, occhi viola a parte.
Elizabeth Taylor in una foto giovanile: io mi immagino Mitzi molto somigliante alla famosa attrice, occhi viola a parte.

Se dunque Mitzi è una protagonista di prim’ordine, tutto sommato Cristiano non le è da meno. Presentato come un uomo reso cinico dalla ricchezza e dall’ammirazione, un fascinoso seduttore che se pure non è un libertino incallito comunque non esita a cercare di convincere una giovane che lavora sotto il suo tetto a diventare la propria amante, ne vediamo tutta la redenzione nella seconda metà del romanzo. Perché quello che prima per comodità e indolenza Cristiano accettava, ora non viene più tollerato: i malvagi ricevono il giusto castigo, le persone false vengono allontanate, tutto quello che è in proprio potere per convincere la moglie del proprio affetto Cristiano lo mette in opera. Persino la pazienza, tanto difficile in un carattere come il suo, è una dimostrazione del desiderio autentico di amare Mitzi con tutto il cuore.

Questo romanzo è dunque essenzialmente una squisita storia d’amore, che comunque secondo il canovaccio usuale a Delly non disdegna di farsi movimentata grazie ad identità se non proprio segrete comunque falsate, a fughe che diventano sequestri, a misteri che dal passato allungano la propria ombra sul presente. La cornice principale delle vicende narrate è il Castello Rosa, sontuoso esempio di prigione dorata che nonostante il suo lusso raffinato e le sue sale adorne di marmi preziosi ed arazzi delicati è per l’eroina un ambiente cupo quanto un terrificante maniero medievale con le sue stanze di tortura. Perché per Mitzi insidie ed odio si insinuano nella splendida architettura della dimora di Cristiano, gli scintillanti saloni celano trabocchetti e pericoli, l’inganno è in agguato dietro ogni angolo. Né questi pericoli sono legati solo all’attrazione per Cristiano, al contrario molte delle sofferenze patite dalla protagonista sono legate al suo passato, alla sua identità, alla malvagità degli antagonisti che ancora agiscono nell’ombra per tramare alle sue spalle.

Mitzi“, benché ingenuo se visto con gli occhi della narrativa rosa attuale, resterà sempre per me un titolo indimenticabile perché ha segnato l’inizio della mia adolescenza di lettrice. E’ solo un romanzo rosa, per quanto ben scritto e ricco di situazioni interessanti, ma è uno di quei pochi volumi che io ritengo un ponte perfetto per schiudere davanti ad una ragazzina un mondo nuovo, passando dalle fiabe dei fratelli Grimm alla fiabe di Delly, Du Veuzit e Dyvonne.

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