L’estratto della settimana: “Agatha Raisin e la sorgente della morte” di M. C. Beaton

Dopo la cocente delusione derivata dalla lettura di “Agatha Raisin e la turista terribile“, invece di iniziare fiduciosa il romanzo seguente della serie ho preferito fare prima un tentativo con l’estratto iniziale. A dire il vero non sapevo bene cosa aspettarmi da una ventina di pagine, visto che lo stile della Beaton ed il tono generale della saga dedicata ad Agatha Raisin ormai già li conosco, comunque devo dire che l’anteprima del settimo volume mi ha davvero coinvolta.

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Abbandonate le spiagge e la confusione di Cipro, depressa per la brusca partenza di James che potrebbe essere vista in effetti proprio come un abbandono, Agatha è di nuovo in Inghilterra. Sconsolata alla vista del cottage vicino buio e sprangato, la protagonista partecipa dunque ad una delle solite riunioni parrocchiali giusto per imbattersi in una nuova abitante di Carsely, l’antipatica signora Derry. A dire il vero durante la serata si è discusso anche della grande controversia del momento – ovvero la scelta del limitrofo villaggio di Ancombe di far imbottigliare da una società londinese l’acqua che sgorga da una sorgente ritenuta ricca di proprietà benefiche – ma nessuno sospetta che quello scontro fra le colline dei Cotswolds catapulterà l’energica Agatha in mezzo all’azione ed alle novità.

Infatti la Beaton, magari per farsi perdonare il ritmo fiacco e le inutili digressioni del titolo precedente, nella stesura di “Agatha Raisin e la sorgente della morte” è partita in quarta. Tant’è che nel primo capitolo condensa il ritorno a Carsely e la comparsa di una nuova concittadina, il tema della sorgente con le accese discussioni ad esso collegate, la scelta di Agatha di riprendere nuovamente il lavoro per pubblicizzare la vendita di quest’acqua miracolosa. Addirittura l’autrice sul finire dell’anteprima pone già i suoi lettori di fronte al delitto, facendo rinvenire proprio all’impicciona e brusca protagonista il cadavere del presidente del consiglio comunale di Ancombe.

Che dire, letta poco dopo la parecchio meno vivace “Agatha Raisin e la turista terribile“, quest’opera si distingue subito per la narrazione briosa e per la scelta di introdurre un po’ di novità nel quieto panorama dei Cotswolds. Personalmente ho apprezzato molto per esempio il ritorno di Agatha in affari, un po’ perché mi incuriosisce la prospettiva di vedere come davvero si muove nell’ambiente pubblicitario e giornalistico questo mastino in gonnella ma soprattutto perché trovo che l’altalenante rapporto con James stia invece diventando un po’ troppo ripetitivo.

All’inizio l’attrazione di questa donna brusca e un po’ rozza per il suo affascinante ma riservato vicino mi era sembrata la giusta nota romantica in una vita altrimenti solitaria e in una routine spezzata solo dalle dilettantesche indagini sugli omicidi commessi nella zona, tuttavia il proseguire della relazione fra i due si è appiattito in un continuo negarsi e stare sulle sue da parte di James ed in un adolescenziale amo-non amo da parte di Agatha. Non posso dunque che considerare positivamente il virare della Beaton verso altri aspetti della vita della protagonista, con la possibilità (spero) di esplorare un po’ meglio questo carattere grintoso e tenace che finora si è manifestato essenzialmente in scarsa educazione ed ancor più manchevole tatto.

Insomma, l’estratto di “Agatha Raisin e la sorgente della morte” mi ha davvero coinvolta e proseguo quindi la lettura del libro con la speranza che questo ritorno in Inghilterra coincida con un’avventura frizzante, ben dosata fra umorismo investigazioni e qualche sprazzo di rosa o d’umorismo, movimentando quello che appare ormai come l’abituale canovaccio della Beaton con una buona caratterizzazione dei personaggi e dei sapienti colpi di scena. Sarò destinata ad una nuova delusione o il settimo romanzo di Agatha si rivelerà un piccolo gioiellino?

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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