Un museo quasi unico al mondo, l’esposizione di gioielli di Pforzheim

Dopo quella che si potrebbe considerare come l’equivalente delle vacanze natalizie scolastiche, ovvero una pausa di circa quindici giorni a cavallo della fine d’anno nei post di argomento turistico, torno a parlare di viaggi per riprendere il resoconto delle ormai un po’ lontane tappe toccate dalle ferie trascorse con la famiglia in Germania lo scorso agosto. A parte i vari articoli dedicati all’Europa Park, nel raccontare il resto del viaggio ero giunta fino alla meta più contemplativa della vacanza – il monastero di Maulbronn – e quindi mi dedico oggi alla meta successiva, il museo dei gioielli di Pforzheim.

L’edificio che ospita il museo

Pforzheim, un centro di circa 120.000 abitanti situato praticamente a metà strada fra Stoccarda e Karlsruhe, è meglio conosciuto in Germania come Goldstadt, la città dell’oro, titolo del quale proprio nel 2017 è stato festeggiato il 250-esimo anniversario. Fu infatti nel 1767 che il margravio dell’epoca diede il privilegio di costruire un orologio da taschino ed una fabbrica di argenteria a Pforzheim, il che coincise con l’inizio di una fiorente industria orafa tuttora molto viva nella regione.

Non stupisce dunque che il museo più celebre della città, ed uno fra i pochi al mondo dedicato a questo tema, sia lo Schmuckmuseum, cioè il museo dei gioielli. Come efficacemente riportato anche sul sito del museo stesso (fruibile in inglese oltre che in tedesco al link http://www.schmuckmuseum.de/flash/SMP_en.html), questa istituzione grazie agli oltre 2000 pezzi in mostra permette di ripercorrere la storia della gioielleria sin dagli albori delle civiltà umane, dandone testimonianza in un arco di più di cinquemila anni ed esteso a quasi tutto il mondo.

In un edificio moderno un po’ decentrato e circondato da un vasto prato trovano posto sia la collezione permanente che le eventuali esibizioni temporanee; noi abbiamo avuto poco tempo da dedicare al museo e dunque questo post sarà focalizzato soltanto sulla collezione permanente, che copre dall’antichità più remota alla gioielleria contemporanea.

 

Alcuni degli splendidi pezzi in mostra nel museo

 

Le origini dell’arte orafa si perdono nella notte dei tempi, quando quasi ogni aspetto della vita – dalla caccia all’osservazione del cielo notturno, dalla fertilità umana a quella della terra – era circondato di misticismo e magia, il che è ben rappresentato da ornamenti ed amuleti risalenti addirittura al terzo millennio a.C.. L’esposizione passa poi alle epoche etrusca, greca e romana, alla transizione verso gli splendori orientaleggianti della civiltà bizantina, con i suoi richiami indiani e persiani.

Più sobria appare la gioielleria medievale, destinata ai nobili o alla Chiesa, che pian piano si arricchisce di particolari preziosi fino a sfociare nel lusso rinascimentale e nell’opulenza barocca. Dopo la sontuosità del rococò i gioelli esposti a Pforzheim testimoniano un (relativo) ritorno al rigore con il periodo neoclassico, che torna poi a farsi ridondante ed eccessivo dopo la metà dell’Ottocento. Gli ultimi periodi storici coperti dai pezzi in esposizione tocca la raffinata Art Nouveau di inizio Novecento e la gioielleria moderna dell’ultimo mezzo secolo.

Una raffinata spilla, splendido esempio di Art Nouveau

Un capitolo a parte merita la sezione dedicata agli orologi da taschino (vere e proprie opere d’arte grazie alle raffinate decorazioni ed ai materiali preziosi utilizzati) e quella degli anelli, oltre 1200 pezzi provenienti da tutto il mondo e da ogni epoca storica, si tratti dell’antico Egitto e della Persia piuttosto che di momenti più recenti della storia dell’Occidente.

Le parole difficilmente riescono a trasmettere la bellezza degli oggetti in mostra a Pforzheim, ed anche le mie fotografie non comunicano che in minima parte la sensazione che si riceve ammirando questi pezzi squisiti. Quello che posso dire è che l’esposizione è molto curata – anche se un po’ carente dal punto di vista delle informazioni, che sono ovviamente presenti e molto dettagliate in tedesco, ma tradotte soltanto in inglese e non integralmente.

Ciò che sicuramente l’esposizione dello Schmuckmuseum riesce a realizzare è offrire al pubblico una visione d’insieme che non solo copre secoli di gioielleria in tuto il mondo, ma è in grado di farlo senza penalizzare in questa messe sfolgorante i gioielli d’aspetto più modesto. Per quanto infatti i pezzi esposti siano fra loro diversissimi (penso ad un paragone fra lo scintillio delle pietre preziose che fanno la parte del leone nelle collane ottocentesche rispetto alla raffinatezza quasi fatata delle miniature ed alla relativa semplicità degli artefatti risalenti alle epoche più antiche), il visitatore è invitato a seguire la storia della gioielleria nel suo evolversi e questo induce ad apprezzare le caratteristiche tipiche di ogni manufatto più che un mero confronto diretto fra stili tanto differenti.

Il principale se non unico consiglio che non posso fare a meno di dare a chi abbia intenzione di visitare il museo è di arrivare per tempo. L’orario d’apertura (sempre identico, a meno del lunedì che è il giorno di chiusura) va dalle dieci del mattino alle cinque del pomeriggio e per quanto probabilmente pensare di fermarsi nel museo un’intera giornata sia eccessivo, almeno tre ore di sosta io le pianificherei.

 

Alcuni altri incantevoli gioielli conservati nel museo

 

Con la mia famiglia siamo giunti a Pforzheim un po’ più tardi del previsto perché ci eravamo attardati a Maulbronn, ed il risultato si è tradotto – purtroppo – nel riuscire a visitare solo metà della vasta collezione permanente. Davvero un peccato, considerando come anche i miei figli si siano interessati agli oggetti in mostra. E noi non abbiamo neppure concluso la visita della mostra permanente, trascurando del tutto l’esibizione temporanea che negli ultimi giorni di agosto riguardava i “must have / must see” della gioielleria.

 

Questo il link al sito del museo, disponibile come ho già scritto sia in tedesco che in inglese: http://www.schmuckmuseum.de/

 

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