“Il mistero di lord Listerdale e altre storie” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: The Listerdale Mystery oppure The Listerdale Mystery And Eleven Other Stories]

Il mio giudizio in breve:

Due soli delitti per questa raccolta vagamente investigativa che possiede comunque molta originalità e un tocco apprezzabilissimo di romanticismo. Davvero dei bei racconti, che considerare semplicisticamente gialli sarebbe riduttivo e penalizzante visto che come gialli non li si può valutare certo dei capolavori mentre sono gradevolissimi come lettura leggera con un tocco di mistero.

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La piccola antologia di racconti che ho scelto di recensire oggi è a mio parere uno dei più eclatanti casi in cui cercare di incasellare il volume in un genere ben determinato rischia solo di penalizzarne il giudizio. “Il mistero di lord Listerdale e altre storie” infatti è una raccolta di dieci vicende che, a dispetto della pubblicazione italiana nella classica collana gialla della Mondadori e a dispetto della celebrità raggiunta dalla Christie in ambito mondiale proprio come regina del giallo, di strettamente investigativo ha ben poco. Si tratta piuttosto di racconti imprevisti, bizzarri, nei quali qualcosa di assolutamente fuori dal comune turba brevemente la vita dei protagonisti, pur concludendosi generalmente in maniera positiva.

In Italia il romanzo è composto da dieci capitoli, ciascuno dedicato ad un diverso racconto: “Il mistero di lord Listerdale“, “La ragazza del treno“, “Canta una canzone da sei soldi“, “L’ardimento di Edward Robinson“, “In cerca di un lavoro“, “Una domenica fruttuosa“, “L’avventura del signor Eastwood“, “La palla dorata“, “Lo smeraldo del rajah“, “Il canto del cigno”. L’equivalente edizione inglese del romanzo vantava due racconti in più (che a quanto io sappia sono stati invece inglobati nella similare antologia “Testimone d’accusa e altre storie” e forse in altre raccolte), entrambi decisamente più investigativi non solo come approccio ma anche come conclusione – ed averli esclusi secondo me è indicativo di come nelle intenzioni dell’editore “Il mistero di lord Listerdale e altre storie” non sia da intendersi alla stregua dei normali gialli.

Il delitto infatti fa da sfondo a due storie soltanto (“Canta una canzone da sei soldi” e “Il canto del cigno“), ma a mio parere non si sente durante la lettura la mancanza di un personaggio come Poirot o miss Marple perché le vicende descritte non hanno relazione con veleni, rivoltelle, annegamenti ed omicidi in genere. A parte i “casi” che ho appena citato, le altre storie narrate si configurano piuttosto come situazioni inattese – e non poco improbabili – nelle quali i personaggi si ritrovano coinvolti loro malgrado.

Copertine di alcune edizioni italiane del volume
Copertine di alcune edizioni italiane del volume

Generalmente gli imprevisti si risolvono in maniera indolore se non addirittura tale da porre i protagonisti in una condizione più rosea rispetto a quella di partenza e non di rado essi hanno anche la fortuna di trovare nel frattempo l’amore della propria vita (nei romanzi della Christie in generale e in questa raccolta in particolare, le proposte di matrimonio fra quasi conosciuti sono all’ordine del giorno). Ed anche quando, come ne “L’avventura del signor Eastwood“, l’evolversi degli eventi danneggia l’eroe, la reazione più probabile del lettore è un certo stupore e la delusione di non scoprire che cosa poteva celare il mistero dello scialle …

Personalmente apprezzo sempre molto i racconti della Christie, che ritengo mostri nelle storie brevi caratteristiche che spesso non si ritrovano invece nei suoi romanzi, e questo libro non fa eccezione. I brevi misteriche compongono la raccolta sono pieni di incomprensioni, segreti, intrighi, persino un po’ di spionaggio – tutti elementi appassionanti. E pur essendo le vicende nel loro complesso davvero poco plausibili, tuttavia sono narrate con arguzia e uno stile tale da mantenere alta la tensione nonostante la scarsa credibilità dei fatti, il che rende godibili e divertenti anche quelle meno emozionanti.

Carrellata delle edizioni britanniche
Carrellata delle edizioni britanniche

Anche perché tutte le storie hanno il pregio di una scarsissima prevedibilità; al contrario infatti di quanto potrebbe accadere in un giallo tradizionale, dove è lecito attendersi un omicidio (o magari anche due) prima della metà del libro, in questo volume non si sa mai di preciso cosa aspettarsi. Non è facile immaginare dall’incipit della vicenda quale sarà il crimine commesso o il mistero attorno al quale ruoteranno gli eventi, ed il fatto che manchi la classica figura dell’investigatore chiamato a risolvere un caso mette anche le vicende più delittuose in una luce leggera, quasi da spettacolo teatrale. Come se lo spettatore fosse più che mai consapevole di assistere ad un racconto che non è verità, ma solo una piacevole fantasia.

Certo i capolavori della Christie sono ben altri, tuttavia a mio parere “Il mistero di lord Listerdale e altre storie” è un’antologia davvero interessante, che si legge velocemente ed intrattiene con il giusto grado di suspense, divertimento e colpi di scena. Una lettura insomma che personalmente mi sento di consigliare a tutti gli appassionati delle storie un po’ bizzarre e curiose.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

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9 risposte a "“Il mistero di lord Listerdale e altre storie” di Agatha Christie – Recensione"

  1. Miracolo! Una volta tanto, siamo d’accordo. Agatha Christie è una brava scrittrice. Punto. Etichettarla sarebbe ingiusto e sbagliato. Mi domando come una donna con una mente così vivace e un talento indiscutibile possa aver permesso ad una fetecchia d’uomo di umiliarla, in pubblico e in privato, e di spezzarle il cuore. Se proprio desiderava inzerbinarsi… lo avesse fatto con un uomo talentuoso quanto lei.
    Ricordi il fantasioso film con Vanessa Redgrave sul mistero della scomparsa di Agatha Christie, ufficialmente in preda a temporanea amnesia?

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    1. Presto o tardi avremmo pur dovuto essere d’accordo su qualcosa, no?
      Se ti piace la Christie e come me pensi che non andrebbe troppo etichettata, credo che potresti apprezzare alcuni dei post che ho scritto sui suoi libri. Per esempio Il segreto di Chimneys: probabilmente non eccelso come giallo in senso stretto, ma a mio parere divertente e imprevedibile. Per curiosità: tu preferisci miss Marple o Poirot?

      Il film che citi l’ho visto parecchi anni fa, non lo ricordo benissimo. In compenso Pietro probabilmente ricorda un episodio di Doctor Who (con David Tennant) che si ispira al medesimo fatto, anche se ovviamente lo rivisita in chiave fantascientifico-aliena: a me era piaciuto molto.

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  2. Sono assolutamente pro Miss Marple anche se, come personaggio, è più stereotipato e “facile” rispetto a Poirot. Ti dirò di più: secondo me, una scrittrice a tutto tondo come Agatha Christie (che, in questo, anche nelle loro abissali diversità, paragono ad un grandissimo scrittore come Simenon), avrebbe potuto fare aristocraticamente a meno di un investigatore ufficiale. Volta per volta, uno dei protagonisti avrebbe potuto improvvisarsi, per curiosità o per necessità, “detective”. Ma credo sia il pubblico ad avvertire la necessità di una figura ricorrente.

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    1. Anche io, Miss Marple tutta la vita! Adoro le atmosfere che si respirano nei gialli che la vedono protagonista. Poirot… grande sí, ma a volte troppo sofisticato e pieno di sé.
      Sono anche un assiduo spettatore delle sue trasposizioni tv. Le attrici che mi é capitato di vedere molto brave (a partire dalla mitica Margaret Rutheford).
      Mab, mi trovo d’accordo con te anche sulla non necessità di un detective ufficiale….ma alla fine forse un Poirot ci sarebbe mancato?
      Mi ricordo anche la puntata di Doc Who!

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      1. A me no, Poirot non sarebbe mancato. E neanche Miss Marple, alla fine. Al 65287mo omicidio, magari in provincia, ti chiedi se questi detective-per-caso non siano dei fantastici portajella!
        (A proposito, Daniela, come va con Grantchester?)
        Acc…. Non ho visto quell’episodio di Doctor Who!

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      2. Grantchester finito, e se quello che mi dicevi sulle ambizioni del protagonista non ha subito dei cambiamenti nell’ultimo periodo credo che sia finito per molto tempo. E’ stata una serie che ho visto con piacere, come commentavi tu il delitto è soprattutto un pretesto, ma nell’insieme ne è stata ricavata una storia ben pensata. I dettagli meno convincenti sono proprio quelli sulla vita sentimentale di Sidney, soprattutto se visti in prospettiva (prima non si dichiara, poi arriva quasi a spretarsi per sposare una divorziata con figlia al seguito).
        Mi ha fatto venire la curiosità di provare anche i romanzi …

        ps: sui detective attira-omicidi rispondo più sotto a Pietro

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      3. Sarebbe ancora più vero per la cara Mrs Fletcher, dopo innumerevoli stagioni in tv ha fatto lei più vittime con la sua presenza che la malaria in una colonia di lebbrosi (cit. Bud Spencer, a memoria).
        Se mi si chiede però di scegliere tra Poirot o Miss Marple….decido sicuramente per la seconda.
        Ma alla fine, se la leggi è sicuramente perchè è così che la ami. Certo non fino all’accanimento terapeutico.
        Un pò come alcuni telefilm quando arrivano al salto dello squalo.

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      4. La signora Fletcher è il mio mito: innanzitutto porta la morte con sé ovunque. Dall’ormai quasi disabitato Cabot Cove (per forza, con quel tasso di omicidi) a New York o all’estero, un passaggino anche veloce della distinta scrittrice e si sa che ci scapperà il morto. Sorprende che non le abbiano tolto il saluto, altro che invitarla a soggiornare a casa propria. Ma soprattutto, instilla un senso di colpa/pentimento/rimorso senza pari. Almeno metà dei suoi casi (ma sospetto di più) li risolve senza uno straccio di prova ammissibile in tribunale: lei ha intercettato uno sguardo, ha ricordato un commento, mette insieme i dettagli e … zac, appena parla al colpevole quello crolla miseramente, piange e confessa tutto. Un briciolo di sangue freddo (sei un assassino, insomma!!!) e poteva andarsene allegro per la propria strada.

        Tornando all’argomento originario, certo alla lunga anche il più simpatico dei personaggi stanca, ma se dovessi scegliere non avrei dubbi e voterei per la vecchina che paragona il macellaio del villaggio all’imprenditore edile giunto da Londra. Poirot lo trovo proprio antipatichino, sempre a prendere in giro il povero capitano Hastings (finché c’era, non per nulla poi se ne andrò addirittura in Argentina).
        C’è da dire che sicuramente il poliziesco è il genere dove risulta più facile far tornare il protagonista e quindi è quello su cui gli autori puntano maggiormente per fare “saga”. Da ragazza ricordo che dopo aver letto i numerosi volumi di Angelica la marchesa degli Angeli dissi a mia madre qualcosa come “povera Angelica, capitano tutte a lei, avrebbero potuto scrivere romanzi con gli stessi fatti e altre eroine”. E lei con la saggezza degli anni mi rispose “a lei i lettori sono affezionati, chissà se comprerebbero un libro che ha per protagonista una sconosciuta”. Evidentemente la Christie (e i suoi editori) la pensavano allo stesso modo.

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      5. Ah-ah, vedo che Miss Marple batte Poirot 3-0. Anche io la preferisco di gran lunga, sia come figura in sé (impicciona e pettegola sicuramente, ma non ha la supponenza di Poirot né la sua pedanteria) che – come dici tu Pietro – per il tono generale dei romanzi in cui appare. Forse quello che mi entusiasma meno è il Bertram Hotel, ma saranno vent’anni che non lo leggo, quindi dovrei dargli una seconda chance.
        Curiosamente però a livello di trasposizioni cinematografiche o per la TV ho visto soprattutto Poirot, Ustinov nei vecchi film e Dadiv Suchet in quelli (numerosissimi) più recenti.
        E concordo con voi anche sul discorso degli investigatori ricorrenti, che a volte poi sembrano quasi appiccicati lì per dare un contentino al pubblico affezionato (e pagante). Come ne Il terrore viene per posta, dove miss Marple arriva se non proprio sul finale comunque ben dopo la metà, ma anche Sfida a Poirto che vanta anch’esso una presenza molto ridotta dell’investigatore belga. O addirittura Un cavallo per la strega, che come personaggio ricorrente ha semplicemente l’alter ego della Christie, Ariadne Oliver, e giusto in poche scene. D’altronde credo che la Christie fosse ben consapevole di come tirava il vento, non a caso chiamava la sua attività “la mia fabbrica di salsicce” … non si illudeva di scrivere alta letteratura, conosceva i gusti del pubblico e riusciva a soddisfarli con risultati generalmente lusinghieri se non altro in termini di vendite.

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