“Elianto” di Stefano Benni – Recensione

Il mio giudizio in breve:

Brillante romanzo fantastico che pur inventando non solo l’ambientazione ma anche le creature e il linguaggio stesso, allude con sottile ironia alla realtà. Un po’ caotico nella prima parte, si fa meno impegnativo col procedere della lettura accompagnando in un viaggio surreale ed imprevedibile, ricco di dettagli divertenti e personaggi a cui non si può fare a meno di affezionarsi.

Inizio la mia recensione di oggi con un’osservazione che credo sia alla base di qualsiasi reazione (positiva o negativa) si possa avere verso questo titolo: per gustare “Elianto” si deve mettere da parte l’atteggiamento abituale del lettore medio abituato ad una prosa ordinaria, perché lo stile di Benni con le sue parole inventate e il groviglio di parole oltre che di concetti non ha niente a che vedere con i romance, i polizieschi o i romanzi d’avventura. Se infatti si può considerare la trama come a metà tra il fantastico e il fantasy, la narrazione è a dir poco atipica, un pastiche linguistico – almeno a prima vista – dall’impatto sicuramente violento.

La creatività e fantasia di Benni infatti non si sono trasmesse solo alle vicende narrate (che pure sono tutt’altro che scontate) o ai personaggi (spesso piacevolmente leggibili in chiave satirica), ma allo stile stesso del libro. Non mancano infatti i neologismi, proprio come abbondano le spiegazioni pseudo-scientifiche sui fenomeni più disparati – un inferno costituito dal più colossale ingorgo che si possa immaginare, la morte vista come momento in cui si superano i bonus che sono stati assegnati a ciascuno in maniera imprevedibile ed inconoscibile, l’esistenza di un architetto-ingegnere-assemblatore che basandosi su istruzioni più o meno chiare va a creare tutti gli esseri viventi, l’embolia del mondo di Mnemonia che per i troppi ricordi fa rimbambire gli estranei giunti affrettatamente su quel mondo.

In questo panorama ammetto che il piacere della lettura non è immediato: i primi capitoli (almeno un terzo del libro a dire la verità) sono un po’ faticosi da assimilare, si deve non soltanto entrare nella storia e nei tanti mondi immaginati dall’autore, ma ci si deve abituare al suo modo di raccontare, saltando da un mondo all’altro e da un’esperienza all’altra. Pian piano ci si abitua a questa narrazione frammentata, imprevista sia nel linguaggio che nelle vicende e nel loro relazionarsi, ma ammetto che i primi capitoli vanno letti con particolare attenzione e senza fretta.

Quello che in apparenza dovrebbe essere il nucleo portante delle avventure e disavventure introdotte, colui che offre addirittura il titolo al romanzo, in un primo momento sembra poco più che una nota a margine nella vivacissima e paradossale storia dipanata da Benni. Infatti Elianto, geniale ragazzo in cui sono implicitamente riposte le speranze per mantenere l’autonomia ammministrativa della contea in una bizzarra sfida socio-politica, è stato colpito dal “Morbo Dolce” e per questo confinato in una clinica lontana dalla città.

Mentre Elianto giace più o meno cosciente nel suo lettuccio, la vita di Tristalia è dominata da due eventi clou: l’elezione del nuovo presidente e la sfida fra governo centrale e contee autonome. A questa coppia di accadimenti ampiamente pubblicizzati da una televisione onnipresente (che con il suo motto “siate maggioranza” condiziona l’esistenza delle persone al punto da segregarle in casa private di luce, acqua calda e riscaldamento se il loro pensiero non risulta in linea con quello dominante), si intrecciano fin da subito tre disperate missioni di salvataggio in extremis.

Una precedente edizione del romanzo

Si muovono infatti a ritmo forsennato dall’uno all’altro dei fantasmagorici mondi alterei i tre migliori amici di Elianto (che vogliono guarirlo perché partecipando alla sfida e vincendola garantisca ulteriore autonomia alla contea), tre guerrieri-nuvola dall’antica sapienza orientale (mossi da analoghe ragioni) e tre diavoli infernali (ai quali Lucifero in persona ha chiesto di distruggere il governo centrale che sta rendendo i peccati su Tristalia una questione burocratica e d’ordinaria amministrazione).

E così queste quattro storie proseguono contemporaneamente, intrecciando avvenimenti impensabili, personaggi assurdi, nomi quasi impronunciabili, commenti grotteschi. Nel rocambolesco dipanarsi di avventure e incontri che ne consegue (e che solo sul finale vedrà riunirsi i diversi gruppi), tutti i mondi citati nella misteriosa ma indispensabile mappa nootica sono toccati, unendo per un breve momento le vicissitudini e difficoltà dei loro abitanti con quelle dei protagonisti oltre che l’influenza di un gruppo sulla ricerca compiuta dagli altri.

Mi sembra inutile soffermarmi ancora sulla trama perché in ciascuno dei mondi paralleli descritti da Benni, in ognuna delle sue bizzarre invenzioni, nelle dissertazioni dell’infermiere Talete e nei personaggi via via presentati, si potrebbero scoprire così tante allusioni e riferimenti alla realtà (italiana in particolare, ma non solo), che l’analisi finirebbe per diventare prolissa e noiosa.

Esattamente il contrario di quanto non accada con “Elianto“, che è un romanzo davvero originale e divertente, una fantasiosa storia ricca di curiosità e sarcasmo scritta con grande abilità, sempre sul filo del paradosso. Ho apprezzato questa lettura, nata dal suggerimento di uno di voi lettori, per quanto ammetta che in prima battuta mi sia sentita spiazzata dalla comparsa di tanti nomi assurdi ed inventati. Proseguendo con calma nella storia ne è emerso tuttavia un libro avvincente, un distopico molto sui generis che coinvolge grazie alla scrittura (scorrevole nonostante la sua ricchezza quasi eccessiva) e per l’acuta satira che accompagna ciascun passaggio.

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19 risposte a "“Elianto” di Stefano Benni – Recensione"

  1. Ciao Daniela!
    Come puoi immaginare è stato veramente con grande interesse che ho letto la tua recensione. Passo dopo passo sei riuscita a toccare tutti i punti salinenti su cui si basa questa particolare trama.
    Anch’io la prima volta che lessi il libro mi dovetti soffermare un poco sulla presentazione dei vari personaggi, che sono veramente tanti! Ed ogniuno con una propria utilità, senza la quale non si arriverebbe al rutilante finale. Benni in questo libro, per alcuni versi, non è di facile lettura perchè ti chiede di essere “à la page” con tutta una serie di cose che non appartengono al libro, ma senza la cui conoscenza non potrai mai capire il libro stesso. In questo caso l’allusione ad una Tristalia, con la sua molto peculiare forma di governo, richiede un know how sulla storia politica (e non solo) dell’Italia degli anni recenti (rispetto alla pubblicazione del romanzo).
    Altresì, come hai scritto, ti chiede di entrare nel mondo da lui descritto con mente aperta e scevra da quelli che possono essere i vari canoni di incasellamento di uno scritto in varie categorie (mamma mia quanti paroloni!).
    Sono stato contento di vedere, alla fine, che il libro è stato promosso. Questo significa che in qualche modo ti sei sentita intrigata dalla sua lettura. E sono quindi doppiamente contento di avertelo proposto, perchè io personalmente è un libro che ricorderò sempre con affetto.
    Se posso farti una o due domande….hai mica un personaggio che ti ha colpito più di altri? O un passaggio/capitolo che ti è sembrato di avere letto con più piacere?
    Nel ringraziarti ancora per il tuo post ti auguro una buona serata!

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    1. Ciao Pietro, stasera sono un po’ di fretta, ma domani conto di trovare il tempo per rispondere alle tue domande. Nel complesso comunque ti confermo che ho trovato il libro avvincente e intrigante nel suo essere ironico e molto fuori dagli schemi. A presto e buona serata anche a te!

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    2. Ciao Pietro, rispondo finalmente alle tue domande. Il mio personaggio preferito è Talete, l’infermiere che nonostante la sofferenza che vede ogni giorno a Villa Bacilla (o forse proprio per questo) mantiene un’umanità sorprendente rispetto ad altre figure. Inoltre lo giudico “atipico” più in generale, per la sua predisposizione un po’ filosofeggiante e per la vita fuori dai canoni che il lavoro in clinica richiede (lui probabilmente non guarda i programmi TV per essere maggioranza). Inoltre il suo gesto finale è non solo determinante ma quello più disinteressato del romanzo a mio parere, quello che in una realtà come quella di Tristalia mi darebbe più speranza per il futuro.
      Riguardo ai capitoli o passaggi preferiti … da un lato ci sono quelli più spiccatamente ironici, come il momento in cui i diavoli ingaggiano un angelico combattimento rischiando la sconfitta perché sono troppo al freddo e quindi deboli, oppure il passaggio in cui gli amici di Elianto aiutano Ermete a creare la giraffa. Ma le sezioni che nel complesso penso mi siano rimaste più impresse sono le parti in cui si assiste alla trasmissione di Fido PassPass, alle sue notizie divulgate dopo attento studio per mantenere il desiderato livello di paura, ai suoi sciocchi sondaggi che pure imbrigliano la popolazione più di catene perché stabiliscono chi per le successive 24 ore potrà vivere e chi potrà solo sopravvivere. Non sono momenti estremi come l’eliminazione dei presidenti in una folle gara alla Hunger Games o alla Uomo in fuga (secondo me il libro di Stephen King(Richard Bachman ha ispirato non poco la Collins), ma testimoniano comunque l’asservimento a cui è stata ridotta la massa ormai informe di abitanti di Tristalia.

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  2. Si tratta per certi versi di una triste e allegorica parodia della realtà.
    Se vai a cercare c’è anche un riferimento al tuo post sulla bellezza, quando Lucifero definisce gli adolescenti di Tristalia una schiera di “modelluzze e pilotini” che imparano a sfilare ancir prima di camminare.
    Anche nel mio caso Talete è il personaggio preferito: rapinatore, quindi infermiere e infine uomo che si sacrifica per altruismo. Ma che in questo sacrificio guadagna uno dei più bei premi dell’aldilá. la scena più bella, in mezzo a tante, é quella in cui il ballerino di tango affronta la nube tossica al warmarket. Certo è breve, ma secondo me fa tremare i polsi. Sicuramente da morir dal ridere i diavoli su Bludus e il kofs contro il mega computer nell’ultima parte…..quasi quasi me lo vado a rileggere…..

    PS: ho letto il tuo commento in risposta a proposito dell’e-reader….e ho visto le immagini. Non si può certo dire che tu non sappia come motivare un’anima indecisa!

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    1. Leggendo Elianto la mia impressione è stata che una parte del suo fascino derivi proprio dalla capacità di Benni di cambiare registro pur mantenendo uno stile comune. E questo si traduce nel fatto che le scene interessanti sono molte, davvero molte, ma ciascuna lo è a modo suo. Ci sono quelle divertenti, quelle commoventi, quelle assolutamente satiriche, quelle che ti fanno pensare con sconforto al futuro (a me succedeva quando Fido PassPass leggeva le notizie e terminava con siate maggioranza) e quelle in cui invece senti rinascere l’ottimismo e la speranza …

      p.s.: 🙂
      ti stiamo convincendo a virare sugli e-book?

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      1. Alcuni hanno fatto dei parallelismi tra Benni e Pennac. io onestamente non ho mai letto nulla di quest’ultimo, quindi non posso avere voce in capitolo. tu cosa ne pensi?

        PS: ok ok, diciamo che gli e-book stanno diventando una tentazione crescente.

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      2. Io di Pennac ho letto giusto un paio di romanzi, ma sinceramente grandi parallelismi non ne vedo. O meglio, ci possono essere ma vaghi, nel senso che anche quella descritta da Pennac è una realtà estremizzata per ironizzare. Detto questo a mio parere sono comunque più le differenze delle somiglianze. Soprattutto perché Pennac nel ciclo di Malaussène racconta comunque storie plausibili, esasperate (chi ha mai sentito parlare del capro espiatorio come professione?) ma calate nella realtà attuale. Elianto invece strizza l’occhio al presente (quello ovviamente del momento in cui Benni lo scrisse) ma si pone decisamente in rottura con esso: possiamo ritrovare vizi e difetti di una certa Italia in Tristalia, ma non certo fingere che una sia l’altra.
        Personalmente neppure a livello di stile ritrovo una spiccata corrispondenza fra i due.

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  3. Sento la vittoria sempre più vicina…
    Vabbè, nel Commento Perduto, ventilavo maleficamente l’ipotesi, nel caso ti fossi deciso, di un pacchetto-dono confezionato con le mie dolci manine.
    7-10 ebook per battezzare l’aggeggio. Ovviamente, avrei cercato i formati meno problematici. In fondo, io, i libri li ho sempre “fatti girare”. Ed avendo beneficiato di pacchi-dono, mi sembra il minimo. I problemi:
    Rimando continuamente il riassetto delle mie librerie digitali. Pescare e selezionare non è così automatico.
    La maggior parte degli ebook sono in Inglese o in Francese. Ne ho circa 1500-1600 (arrotondo per difetto o per eccesso) . Almeno 6-700 in Italiano fra cui pescare ci sarebbero.
    Inizierei a cercare in un file zippato caotico e schizzato quanto a contenuti, ma assolutamente unico per la cura con cui la generosa donatrice ha impilato almeno tre formati per ogni titolo. Ci sarebbe da sperimentare.
    Certo, se prendi un kindle…

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    1. Invidio la tua ricca biblioteca virtuale. In senso buono, ma la invidio. Io non credo di avere molto più di 300-400 titoli, essenzialmente in italiano.
      Certo, quando i file diventano così numerosi è anche difficile metterci ordine e trovare quello che si cerca … a questo proposito, non posso che dare a mia volta un ottimo giudizio su Calibre, che uso spesso proprio per fare ordine nei titoli salvati un po’ qui e un po’ là.

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      1. Sì, Calibre, con IDM, è fra i migliori “aiuti” che ho nel pc. Tutti i miei amici e conoscenti lo usano da sempre e tutti lo “coccolano”. Mai sentiti pareri contrarî. Ed è vero, può essere un grande supporto per mettere ordine nel caos. Ma nel mio caso ci vorrebbe la bacchetta magica. Comunque, bisogna anche saperlo usare con una certa intelligenza, soprattutto nell’ottica del supporto all’e-reader. Rende tutto facilissimo, ma bisogna avere un progetto chiaro di catalogazione in mente. Le etichette diventano fondamentali.

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      2. Hai ragione, all’inizio anch’io lo usavo senza molta consapevolezza e pur essendo dotato di un’interfaccia intuitiva non poteva far miracoli. Poi ho imparato a usarlo meglio (soprattutto le etichette a cui fai riferimento anche tu) e sta davvero confermando tutte le sue potenzialità. Se poi si pensa che è pure free …

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      3. No, ma credo dipenda da qualche impostazione in fase di configurazione scelta da mio marito. Perché comunque aprendo Calibre poi il Kindle viene comunque riconosciuto come dispositivo collegato e sono evidenziati con la spunta i libri della biblioteca presenti anche sul dispositivo, o viceversa.
        Comunque stasera se mi ricordo chiedo conferma.

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      4. InvidioZa, eh? Se potessi dare un’occhiata alla bolgia infernale ti cadrebbe l’entusiasmo. Questa, nel mio caso, è una delle grandi differenze tra ebook e cartaceo. I miei libri sono dislocati secondo una certa logica e so sempre dove metter mano quando me ne serve uno in particolare, né saprei resistere, se avessi pacchi dono cartacei, e li aprirei per sfogliare i libri uno dopo l’altro. Invece alcuni file neanche li apro, a volte li elimino per sbaglio.

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      5. All’inizio era lo stesso per me, soprattutto perché in passato il concetto di etichetta non esisteva e informaticamente si poteva solo incasellare un oggetto secondo un unico criterio. Poi invece mi sono resa conto della potenzialità di alcuni strumenti su pc e ho iniziato anche opere mastodontiche (e per questo interrotte prima di concluderle) come digitalizzare e catalogare la mia collezione di cartoline postali o le mie tante ricette. Pensa alla praticità di poter cercare non solo per primi e secondi, ma anche per zucchine piuttosto che gamberi, oppure per cottura in forno e alla griglia …
        I libri tradizionali li ho messi in ordine con un MIO ordine ben preciso, ritrovo tutto (è vero) ma sono solo io ad avere questa visione d’insieme. Già mio marito ci si perde, poveretto, proprio perché l’ordine l’ho stabilito io.

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      6. Allora vuol dire che funziona. Se funziona solo con te… funziona, perché corrisponde perfettamente ad un tuo ordine mentale. La mia situazione cartacea è un po’ complicata e, infatti, ho deciso di eliminare. La sola parola mi fa male, ma è inutile avere doppie e triple copie dello stesso libro se non hanno alcun valore come contenuti (pessime traduzioni) né come edizioni). E di alcuni libri ho superato ogni limite, anche perché ho acquisito le librerie della casa di mia nonna e, oltre a qualche opera pregevole, ci sono, per esempio, tutti i libri di Thomas Hardy o Joyce o Fitzgerald o Mann e altri autori di cui ho già tutti i lavori. Quindi dovrò scegliere in base a traduzione ed edizione e certamente mi ritroverò con altri doppioni. Per questo, è tutto lì da qualche anno e continuo a rimandare.
        Un’impresa che ho tentato è stata quella di catalogare nel pc tutti i miei libri cartacei, ma mi sono arenata. Mio fratello ha catalogato più di 10.000 vinili. C’è qualcosa che non va in noi.

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      7. Capisco, anche se su scala più ridotta, quello che intendi. Anch’io quando ho cercato di mettere ordine almeno in parte nei libri ereditati da nonni e zia mi sono ritrovata dei doppioni. Alla fine quello a cui tenevo maggiormente l’ho suddiviso una copia a casa mia e una copia in montagna, giusto per non farmi mancare nulla, e il resto l’ho regalato a qualche biblioteca e associazione della zona.
        Complimenti a tuo fratello comunque, 10.000 vinili catalogati su pc è un’attività di tutto rispetto. Io ho provato con le cartoline (ne avevo all’epoca circa 25.000) ma ho ceduto. Forse perché ero stata troppo ambiziosa: oltre a digitalizzarle via scanner le etichettavo (Italia-Estero, iniziale in ordine alfabetico, mare-montagna-città) … mi stavo esaurendo ed ero ancora alla lettera A nemmeno finita!

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  4. p.s.
    Perché, intanto, se non lo hai già fatto, non scarichi Calibre nel tuo pc? Ottimo e gratis. Incominci a farti una bibliotechina digitale e sperimenti sul pc la lettura degli EPUB e pdf. Basta ridurre la luminosità dello schermo. E ha il vantaggio di dare il meglio anche con i libri illustrati!

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