Musica e libri

Vi è mai capitato che un libro e una canzone si legassero nella vostra mente?

Non parlo di un’associazione momentanea, magari casuale, ma di un fenomeno più profondo e duraturo. Tanto che ascoltando quella musica vi trovate automaticamente a pensare ad un determinato romanzo mentre quando prendete in mano il libro vi sembra di sentire nella mente le note di una certa canzone?

A me è successo soltanto tre volte finora, un numero davvero esiguo se considero quanti libri io abbia letto nel corso degli anni. E curiosamente i romanzi che associo ad una musica, per quanto belli, non sono sempre i miei preferiti in assoluto. Eppure quei tre libri e quelle tre canzoni hanno sviluppato un legame davvero indelebile nella mia memoria e davvero non riesco più a pensare ad uno dei due elementi di queste strane coppie senza che mi torni alla mente anche l’altro.

 

Copertina poco entusiasmante per un movimentato, intrigante libro di cappa e spada
Copertina poco entusiasmante per un movimentato, intrigante libro di cappa e spada

La prima occasione in cui mi accadde di collegare un romanzo ed una melodia risale ad ormai oltre 20 anni fa: era l’estate del 1989 e io, esauriti presto i compiti delle vacanze assegnati dagli insegnanti, passavo gli assolati pomeriggi prima della partenza per il mare rilassandomi nel giardino di casa. Sedevo sul dondolo e leggevo, un romanzo dopo l’altro, gettandomi con insaziabile desiderio sui testi non più infantili che mi dispiegavano davanti agli occhi della mente un mondo tutto nuovo (l’estate precedente avevo scoperto Delly e Du Veuzit e ne ero rimasta incantata).

Erano pomeriggi idilliaci, nei quali preferivo quasi sempre la compagnia di un bel libro a quella umana, divorando pagina dopo pagina e godendomi l’aria pura, il lontano trillare degli uccellini e il profumo dei fiori. Poi a sera tornavo a casa e sentivo, quasi casualmente, la musica che mia sorella ascoltava nella camera da letto che dividevamo. Lessi molti libri quell’estate e mia sorella ascoltò a sua volta innumerevoli canzoni, ma la magia scoccò unendo “Il ponte dei sospiri” e “Figlio della luna“.

Il ponte dei sospiri” è opera dello scrittore e giornalista corso Michel Zevaco, autore di molti romanzi di cappa e spada (o comunque dalla forte ambientazione storica) che all’epoca lo resero famoso, tanto che svariate sue opere furono pubblicate a puntate come romanzi d’appendice dai maggiori quotidiani.

Oggi Zevaco è decisamente poco conosciuto, nonostante il nuovo interesse dedicato alla letteratura popolare, ma mia nonna aveva negli scaffali un paio di suoi libri e nonostante le pagine ingiallite e la rilegatura un po’ sconnessa io non me li feci sfuggire. Lo stile del’autore è, al giorno d’oggi, antiquato e a tratti sicuramente sorpassato, ma ciò non toglie che il libro sia un valido esempio dello stesso filone narrativo che ha tramandato per generazioni le storie di Robin Hood, d’Artagnan e Zorro. Intrighi, sotterfugi, mistero, ardimento, innocenti fanciulle concupite da loschi individui, banditi onesti e gentiluomini traditori: “Il ponte dei sospiri” contiene tutto questo e molto altro.

Un fotogramma tratto dalla riduzione cinematografica fatta nel 1940 del romanzo di Zevaco
Un fotogramma tratto dalla riduzione cinematografica fatta nel 1940 del romanzo di Zevaco

Ambientato nella sfavillante Venezia del 1500, il libro si apre nel palazzo della bellissima cortigiana Imperia, che ama il nobile e coraggioso figlio del doge, Rolando. Respinta dal giovane, la donna partecipa ad una congiura orchestrata dal losco Altieri, membro del Consiglio dei Dieci, che pur fingendosi amico di Rolando è in realtà profondamente attratto dalla sua fidanzata e brama inoltre il potere che la famiglia del doge tiene nelle proprie mani.

Rolando dunque, falsamente accusato di omicidio e tradimento, proprio alla vigilia delle nozze viene incarcerato nei famigerati Piombi. Tempo dopo il giovane riesce, insieme al brigante gentiluomo Scalabrino, ad evadere dalla prigione, soltanto per apprendere che la sua famiglia è distrutta e l’adorata fidanzata ha sposato il suo accusatore. Il desiderio di vendetta supera allora la disperazione, al punto che l’impavido eroe fronteggia pericoli e duelli fino a sciogliere tutti i nodi dell’intrigo che lo condannò ingiustamente.

Un autentico racconto di cappa e spada, con tutti i pregi e difetti del genere, ma che giunta all’epilogo mi fece addirittura piangere. Forse col passare degli anni lo avrei scordato, o quanto meno ricordato più vagamente, se la mia memoria non lo avesse indissolubilmente legato ad una melodia struggente, accompagnata da un testo altrettanto toccante, che fin da subito giudicai una colonna sonora quanto mai calzante alla narrazione di Zevaco.

Fu sicuramente un caso che fra le canzoni ascoltate in quel periodo da mia sorella figurasse anche “Figlio della luna“, d’altra parte le coincidenze non si verificano soltanto in libri e film, ma anche nella realtà.

Oltre che essere una canzone, “Figlio della luna” è anche il titolo di un album che nel 1989 venne pubblicato appositamente per l’Italia dal trio pop madrileno dei Mecano. L’album in questione conteneva alcuni dei successi spagnoli della band, registrati in lingua italiana; fra questi brani (una decina credo) l’unico che io ricordi è proprio quello che dava il titolo all’album. “Figlio della luna” narra, con tono straziante, quella che potremmo quasi considerare una leggenda, ovvero di come la luna sia diventata madre: questa dea alta e bianca nel ciel per esaudire la richiesta di una donna (che l’uomo amato la volesse ancora accanto a sé) chiese infatti in cambio un figlio.

Non si può dire che vi sia nelle parole della canzone alcuna corrispondenza con la vicenda narrata ne “Il ponte dei sospiri“: in un caso abbiamo una donna che sacrifica il figlio non ancora nato per riconquistare l’uomo che ha tradito, nell’altro un giovane accusato ingiustamente che si vede crollare il mondo addosso. Eppure entrambe sono storie tragiche e la musica malinconica di “Figlio della luna” mi pareva desse voce perfettamente alla sofferenza silenziosa ma schiacciante di Eleonora, al rimorso di Imperia, allo straziante dolore di Rolando per l’inganno di cui è stato vittima.

Figlio della luna” è un successo ormai poco noto, proprio come “Il ponte dei sospiri“, ma per quanto mi riguarda nessuno dei due è caduto nell’oblio, al contrario li ricordo come le due facce della stessa medaglia, due modi complementari di dipingere l’angoscia del tradimento.

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2 risposte a "Musica e libri"

  1. Ciao Daniela,
    “figlio della luna” sarà pure un sucesso poco noto ma è nella playlist che ascolto in macchina, tutte due le versioni (italiana e spagnola). La voce di Ana Torroja è sublime! La storia raccontata nella canzone poi è molto toccante, con la Luna che cala per poter cullare il bimbo…poesia.
    Quanto all’associare le canzoni ai libri, a me succede quando ascolto il “Te Deum” composto da Lully (anch’esso in playlist), non chiedermi la ragione ma ascoltandola mi viene in mente sempre, fa ridere a dirlo, “Preludio allo spazio” di Clarke. Non c’è motivo apparente ma quelle note mi ricordano invariabilmente per qualche istante il personaggio del dottor Dirk Alexson, poi mi immergo nell’ascolto. Quello che succede a te però mi sembra di capire che sia molto più intenso.

    PS: ho iniziato “i ragni d’oro” di Stout, sono arrivato al racconto del ragazzo (Pete) riguardo a ciò che ha visto all’nterno di una vettura….promette bene.

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    1. Ciao Pietro, scusa se ti rispondo solo ora (e molto brevemente): sono in montagna con la famiglia e fra escursioni, gite e un minimo di compiti delle vacanze per i bambini le giornate stanno letteralmente volando.
      Capisco quello che intendi perché somiglia davvero molto alle mie sensazioni: non c’è una ragione logica per l’abbinamento libro-musica, ma io lo percepisco comunque in maniera istintiva e incredibilmente coinvolgente. E sono felice di sapere che questo tipo di situazione non capita solo a me!

      P.s. nel frattempo hai concluso i ragni d’oro?

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