L’estratto della settimana: “Agatha Raisin e le fate di Fryfam” di M. C. Beaton

Da qualche tempo avevo in mente di riprendere la lettura dei romanzi legati alla cinquantenne investigatrice dilettante Agatha Raisin, ma esitavo perché mi sono resa conto di non aver finora apprezzato allo stesso modo tutti i libri già letti. Alla fine però, considerando che gli ultimi due volumi mi avevano entusiasmata decisamente di più di quelli immediatamente precedenti, ho pensato di dare almeno una chance alla decima avventura di Agatha e ho iniziato l’anteprima di “Le fate di Fryfam“.

Stile, ambientazione, personaggi ricorrenti sono tutti aspetti ormai consolidati e la Beaton non stravolge nulla neppure in questo nuovo incipit, eppure una sferzata di novità riesce a far capolino ugualmente in questo primo capitolo del romanzo. La protagonista infatti, memore della previsione fattale nel precedente episodio dall’ormai defunta strega di Wyckhadden sul fatto che avrebbe trovato nel Norfolk l’uomo del suo futuro decide di abbandonare Carsely a favore delle remote pianure dell’East Anglia. Come sempre impulsiva, la prima idea di Agatha è di vendere il proprio cottage – che ha lo sgradevolissimo difetto di essere confinante con quello appartenente a James Lacey – ma dopo un leggero ripensamento preferisce tenersi la casa ed affittarne un’altra per i mesi invernali a Fryfam, piccolo borgo del Norfolk scelto del tutto a caso puntando uno spillo su una cartina geografica.

Come facilmente prevedibile un approccio al tanto disorganizzato non farà altro che precipitare Agatha nelle desolate piane del Norfolk, in un villaggio che pare tanto arretrato da far entrare al pub quasi solo uomini (mentre le loro mogli stanno a casa a cucire trapunte), in un cottage senza riscaldamento centrale e nel cui giardino talvolta brillano lucine bizzarre che scompaiono appena si cerca di avvicinarsi un po’. Curiosa è anche l’accoglienza che Agatha riceve giungendo a Fryfam e recandosi nel pub più vicino, dove la bella bionda proprietaria del locale non solo le serve con un sorriso ammaliatore un pasto gustoso ed un vino eccellente, ma con inalterata cortesia rifiuta persino di farsi pagare il disturbo …

Che dire, le prime pagine di “Agatha Raisin e le fate di Fryfam” non gettano il lettore nel mezzo di un’azione frenetica, ma i fan della Beaton sanno che ciò non sarebbe in linea con lo stile della scrittrice. La narrazione è calma, molto british, eppure le due principali novità introdotte in questo romanzo a me paiono tutte promettenti.

Innanzitutto si abbandona nuovamente Carsely, fattore che se da un lato rattrista perché impedirà di interagire con personaggi ricorrenti come Bill e la signora Blowby, dall’altro conferisce maggior credibilità alla componente delittuosa. Difficile infatti immaginare che i Cotswolds dopo le morti violente legate alla quiche di un concorso culinario, ai ricatti di un veterinario crudele, alle stranezze di una giardiniera sempre vestita di verde, all’infausto ritorno dell’ex marito di Agatha e a qualche altro macabro incidente nei dintorni siano nuovamente teatro di un omicidio. Molto più sensato spostare l’azione in altri luoghi, e personalmente apprezzo la scelta fatta dalla Beaton a favore del Norfolk. Io di questa contea sapevo solo che era legata ad un ducato di antiche origini e fra i più illustri d’Inghilterra, quindi mi piace l’idea di conoscere meglio una zona generalmente snobbata delle isole britanniche.

Una delle edizioni britanniche del romanzo, la cui copertina è secondo me fra le migliori che abbia mai visto per un’opera legata alla figura di Agatha Raisin

Ancora più interessante è poi il secondo aspetto, ovvero l’evoluzione subita dalla protagonista. Già nei due romanzi precedenti, Il mago di Evesham e La strega di Wyckhadden, Agatha aveva dimostrato di essere un po’ cambiata, ma a dominare la sua personalità erano sempre l’ossessione per James ed un caratteraccio maleducato e privo di tatto che tuttavia lentamente si sta facendo un po’ meno scontroso ed antipatico. Nell’avvio di questo decimo libro comunque Agatha appare più malinconica che scorbutica, consapevole del proprio nefasto attaccamento per un uomo che non la desidera (almeno non quanto lei brama lui), un po’ più indifferente all’opinione altrui.

La Beaton non ha snaturato il suo personaggio principale, assolutamente, ma a mio parere sta riuscendo a far crescere la sua protagonista in modo da renderla più umana, da far scattare nei lettori non soltanto la familiarità con una figura conosciuta ma anche un certo affetto per una donna che nonostante il successo sta trascorrendo un periodo decisamente buio. Prima la perdita di tutta la sua folta chioma castana, poi la parentesi sentimentale con Jimmy che pareva felicemente avviata verso la navata di una chiesa e che invece Agatha ha inconsapevolmente mandato a monte proprio per la stessa ragione che ha definitivamente allontanato da lei James – una notte in compagnia del volubile sir Charles … la protagonista è più che mai lontana dalla rampante PR che a Londra era il terrore dei giornalisti.

Questa nuova Agatha è meno combattiva, meno prevaricatrice, la sua rabbia per essere capitata in un pub che non serve cibo viene mitigata da un sorriso e dall’offerta di una fetta di pasticcio che la barista aveva cucinato per sé, la comparsa di un gruppo di vicine pettegole la spinge a darsi un tono affermando di essere una scrittrice in erba ma questo è niente paragonato alle vanterie dei primi volumi.

Insomma, sono davvero incuriosita dalla personalità meno dominatrice e più mogia mostrata nelle pagine iniziali di “Agatha Raisin e le fate di Fryfam“, motivo per cui non vedo l’ora di proseguire la lettura in modo da scoprire cosa ne sarà di questa brusca donna di mezza età con la sua coppia di gatti e una vita sentimentale disastrata. Spero solo che nel romanzo la componente investigativa sia ben calibrata, visto che l’eventuale carenza di questo aspetto il motivo per cui talvolta i libri della Beaton mi deludono un po’.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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