“L’ombra di una voce” di Barbara Erskine – Recensione

[Titolo originale: Kingdom of Shadows]

Il mio giudizio in breve:

Appassionantissima storia fra passato e presente, ricca di colpi di scena e a lieto fine per quanto ragionevolmente possibile. Libro che coinvolge tantissimo, soprattutto nella parte ambientata nel passato, lasciando col fiato sospeso in attesa di scoprire quali drammi (o rare gioie) attendono la protagonista nella sua travagliata lotta per essere padrona del proprio destino. Un’opera davvero eccezionale che mi ha fatto amare la Scozia prima ancora di vederla.

Copertina della mia edizione del romanzo, a quanto ne so la più recente pubblicata in Italia

Ho già parlato brevemente di questo romanzo nella serie di post che ho dedicato tempo fa alla relazione fra musica e libri; ho scelto di dedicare comunque un post autonomo alla recensione di “L’ombra di una voce” perché è una delle opere che preferisco in assoluto, uno dei cosiddetti DIK – Desert Island Keeper, cioè quei titoli che si vorrebbe avere con sé nell’ipotesi di naufragio solitario su una remota isoletta del Pacifico.

La trama segue quello che a posteriori ho scoperto essere uno schema tipico per l’autrice (della quale purtroppo in Italia sono state tradotte solo quattro opere), ovvero descrivere le vicissitudini di due protagoniste femminili i cui destini si intrecciano nonostante Clare viva nell’Inghilterra degli anni Ottanta (epoca a cui risale il romanzo) ed Isobel nella Scozia del XIV secolo. Clare è una donna ricca ed in apparenza felice, l’unico neo nel suo matrimonio sembra la difficoltà ad avere figli, per il resto non ha problemi economici, ha sposato il suo primo amore, non deve faticare con imprevisti o difficoltà lavorative perché lei un impiego non lo ha … eppure la situazione si rivelerà presto assai meno idilliaca di quanto non apparisse, soprattutto dopo che la meditazione (a cui la protagonista ricorre per tenere sotto controllo lo stress derivato dalla mancata gravidanza) le apre letteralmente le porte di un mondo diverso, il mondo in cui visse la sua antenata Isobel oltre seicento anni prima.

Da questo momento le vicende moderne, legate a personaggi completamente fittizi, si interlacciano sempre più strettamente con i drammatici eventi che caratterizzarono una storia vera, almeno nelle sue linee centrali, poiché la fiera Isobel contessa di Buchan è un personaggio realmente esistito (benché di lei, come di quasi tutte le donne del medioevo, non si sappia molto). Dal canto suo Isobel si trova a combattere un matrimonio indesiderato, un re inglese che cerca di impossessarsi della sua amata Scozia, l’amore per un uomo che la ragion di stato e gli intrighi politici hanno allontanato dalla sua portata, un marito troppo spesso sfidato che non esita ad additarla come strega. Parecchi secoli dopo la sua fragile discendente Clare scopre con orrore crescente che la stabilità economica le sta scivolando fra le dita, che il suo castello ancestrale è desiderato dalle imprese petrolifere, che il marito non è più innamorato di lei.

Senza entrare oltre nel dettaglio della trama, si intuisce comunque come l’intreccio di storie sviluppato dalla Erskine renda il libro un po’ difficile da catalogare, un mix – a mio parere particolarmente riuscito – fra storico, thriller, romance. L’aspetto che ho trovato più intrigante in questo libro è il modo in cui, pur senza esasperare la cosa con coincidenze improbabili, l’autrice ha saputo creare analogie fra il passato e il presente, trasformando le sue due protagoniste in due facce della stessa medaglia.

Copertine di alcune edizioni inglesi del libro

Entrambe sono donne che non hanno un reale potere decisionale nella propria vita, che vedono i propri desideri disattesi e le proprie inclinazioni frustrate, anche se paradossalmente quella che accetta più passivamente tale situazione è la donna moderna (che in teoria avrebbe maggiori mezzi ed un supporto legale per poter cambiare le cose), mentre la medievale Isobel lotta con tutta se stessa, sempre agguerrita ed infaticabile, per ottenere ciò a cui ambisce. La fuga di Isobel dal maniero del marito verso la Scozia è per certi aspetti paragonabile a quella di Clare per allontanarsi da Paul dopo averne scoperto la cattiveria e la disonestà, ma senza dubbio la prima è più ricca di pathos ed angoscia perché mentre Clare sfida solo un consorte del Ventesimo secolo, Isobel rischia la sua stessa vita ribellandosi addirittura al re.

Un’analogia simile si può riscontrare fra lo sfondo medievale caratterizzato dalle trecentesche lotte anglo-scozzesi (con turbolenti ribellioni, missioni diplomatiche, punizioni esemplari, battaglie che sono quasi massacri) e lo sfondo finanziario moderno della City (con frodi, inganni degni dei migliori doppio-giochisti dello spionaggio, colleghi che per fare carriera non esitano a sacrificare presunte amicizie). Speculare è ovviamente anche il punto di vista dal quale la Erskine considera le vicende narrate, che è sempre centralizzato sulle due donne protagoniste e che fa conoscere gli altri personaggi (anche importanti) soprattutto dalla loro relazione con Clare e Isobel.

Copertina della prima edizione italiana del romanzo

Personalmente ho trovato meno interessante la componente moderna, forse per l’ostentata ricchezza dei Royland e per la passività con cui Clare accetta tutto ciò che le capita, ma non al punto da rendere noioso il romanzo, che ha sempre un ritmo serrato ed un piacevole susseguirsi di colpi di scena. Senza contare che il disfarsi del matrimonio di Clare, il cambiamento sempre più percepibile nel marito e la rete di bugie intessuta da Paul intorno alle azioni proprie e della moglie, traggono una notevole profondità dalla lotta della protagonista per liberarsi da incubi via via più claustrofobici ed opprimenti.

Passando invece a considerare la parte di trama ambientata nel Trecento, essa è a mio parere assolutamente elettrizzante grazie alla presenza di personaggi credibili e ben approfonditi, nonché di un’eroina piena di fuoco che non si rassegna al posto offertole dalla società del suo tempo. Isobel lotta strenuamente per una libertà che di fatto non riuscirà a raggiungere visto che tutti gli uomini decisivi nella sua vita (il padre, il marito, l’amato Robert, il re d’Inghilterra) non fanno altro se non usarla come una pedina nei loro giochi di potere. Se Clare, almeno per una buona metà del romanzo, è poco più di una moglie trofeo che non riesce a prendere in mano le redini della sua esistenza, Isobel al contrario è decisa, passionale, impetuosa, pronta a tutto, mai veramente domata nonostante la durezza del periodo in cui è vissuta e degli episodi che l’hanno condizionata.

L’ombra di una voce” non va inteso come un libro di viaggi nel tempo nel senso fantascientifico del termine, non certo qualcosa alla Timeline per intendersi; è un’opera con risvolti quasi paranormali che risulta davvero arduo smettere di leggere tanto è avvincente la narrazione della Erskine. Al punto che io consiglierei questo libro praticamente a qualsiasi categoria di lettori, per quanto forse gli amanti delle vicende storiche e ricche di intrighi saranno forse quelli che più potranno apprezzare questo travolgente, bellissimo romanzo.

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