L’estratto della settimana: “Derek Larson e La Città Perduta” di Simone Lari

Ho ceduto al fascino delle piramidi: stavo cercando un titolo di genere avventuroso quando, del tutto casualmente, mi sono imbattuta in questo romanzo e non ho potuto fare a meno di sentirmi attratta dalle piramidi riprodotte in copertina. Il che tutto sommato è curioso se penso che quando, circa quindici anni fa, visitai le principali località archeologiche egiziane la zona di Giza fu una di quelle che mi impressionò meno (probabilmente a causa dell’estrema vicinanza con costruzioni molto più moderne oltre che per la folla di turisti – me compresa, ovvio – che affollavano il sito).

In ogni caso non faccio fatica ad ammettere che quando sento parlare di antico Egitto ne vengo subito incuriosita, che si tratti di scoperte effettive oppure di trame fantasiose come nel caso di questo libro. Ecco allora che senza esitare mi sono tuffata nella lettura dell’estratto di “Derek Larson e La Città Perduta“.

Ad anteprima conclusa in realtà non posso dirmi molto soddisfatta, al contrario queste prime pagine del romanzo mi sono parse nel complesso decisamente sotto le aspettative. Innanzitutto perché, a dispetto della classica frase “qualunque somiglianza con fatti, luoghi o persone reali, o di fantasia, viventi o vissute, è del tutto casuale“, è impossibile non accorgersi che l’impostazione data dall’autore alle avventure del suo protagonista ricalca fin troppo fedelmente quelle del ben più celebre Indiana Jones.

Pensiamo infatti ad un archeologo molto valido che si trova impegnato in una spedizione sul campo, dove riesce ad impossessarsi di un artefatto antico di notevole valore grazie alle sue eccelse capacità professionali oltre che di intuizione, ma che all’uscita dal tempio appena esplorato trova ad attenderlo un piccolo gruppo di mercenari pesantemente armati che gli sottrae il manufatto obbligandolo ad una fuga rocambolesca. Oppure al medesimo protagonista che nella scena successiva ha lasciato il caldo soffocante della giungla per tenere una lezione all’università, dove il trillo della campanella interrompe le sue dissertazioni e permette ad un collega ed amico di avvicinarglisi per alcune confidenze … davvero a nessuno vengono in mente i film con Harrison Ford?

A me sì, indiscutibilmente. Eppure quelle che ho raccontato sono anche le vicende narrate nel prologo e nella parte iniziale del primo capitolo de “La Città Perduta“. Capisco, da autrice oltre che da lettrice, come sia impegnativo strutturare adeguatamente l’incipit di un’opera, mescolando con la giusta alchimia la necessità di introdurre il lettore nella storia e di invogliarlo a proseguire per quanto non conosca ancora né fatti né personaggi. Ma qui il senso di déjà-vu è a mio parere davvero troppo intenso.

L’unico tratto che sembra contraddistinguere Derek dal solito archeologo-avventuriero alla Indiana Jones è l’antipatia che personalmente ho trovato trasparisse da ogni suo gesto e ogni sua frase. Supponente e a volte un po’ pedante, sussiegoso persino con l’amico-assistente che in teoria dovrebbe essere la controparte per dei divertenti battibecchi di tono umoristico, Larson non mi ha proprio convinta.

Rispetto all’archeologo-avventuriero per eccellenza, Indiana Jones, Derek Larson si distingue per sussiego e scarsa simpatia.

Da un lato può essere vincente l’idea di non creare un protagonista perfetto; ha fatto così per esempio la Beaton con la scorbutica Agatha Raisin, oppure per restare in tema poliziesco la Peters con il suo anziano monaco medievale Cadfael che si discosta non poco dal cliché dell’eroe – ed entrambe hanno saputo dare vita a personaggi interessanti per i quali provare empatia se non simpatia. Simone Lari purtroppo non ha saputo fare altrettanto e, almeno nell’estratto iniziale, il suo primo attore si distingue solo per lo scarso appeal, comportamentale prima ancora che fisico.

Della storia è decisamente ancora troppo presto per poter dire qualcosa, le pagine dell’anteprima permettono solo di inquadrare a grandi linee il protagonista ma non di farsi un’idea di quali saranno le avventure che lo aspettano. Ma che sinceramente non penso saranno più di tanto legate al prologo, considerato che questo si svolgeva in India mentre le piramidi che tanto mi avevano incuriosita non possono rimandare che alla civiltà egizia.

Se dovessi basarmi solo su quanto contenuto in queste pagine introduttive del romanzo confesso che non proseguirei la lettura, proprio a causa della scarsa simpatia suscitata in me dall’eroe e dalla somiglianza troppo accentuata con il personaggio di Indiana Jones, precursore di tutti gli archeologi che si tuffano sul campo fra zuffe e revolverate. L’unico motivo per cui ho invece deciso di dare una chance a “Derek Larson e La Città Perduta” è il mio desiderio di scoprire quando entreranno in campo egizi e piramidi, nonché quale sarà il loro contributo alla storia: spero vivamente di non restare delusa!

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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