“Luce dal cuore” di Barbara Cartland – Recensione

[Titolo originale: Light of the Gods]

Il libro oggetto del post di oggi si può considerare come la summa delle caratteristiche tipiche di un romanzo della Cartland, eppure nonostante questa relativa prevedibilità rimane una lettura gradevole, che alla leggerezza di fondo di una storia romantica unisce una certa profondità derivatale dall’insistenza con cui l’autrice sottolinea quanto siano importanti intuito e pensieri per influenzare la propria vita.

Protagonista indiscussa di “Luce dal cuore” è Sacha Waverly, incantevole figlia di un modesto vicario di campagna (povero ma con un intelletto particolarmente acuto, al punto da arrotondare il magro stipendio con la pubblicazione di testi quasi filosofici legati all’antica Grecia), che con il padre condivide la passione per la classicità e l’idea che si debba pensare in modo positivo per influenzare in meglio ciò che accadrà.

Questa fanciulla, intelligente e sensibile dunque oltre che bella, viene interpellata dalla cugina Deirdre (altrettanto seducente nell’aspetto, ma superficiale ed interessata solo a fare un matrimonio socialmente di spicco, incurante del carattere del futuro marito) perché valendosi della forte somiglianza fisica fra le due soddisfi una richiesta a dir poco disinvolta: recarsi sotto mentite spoglie al capezzale del fidanzato di Deirdre, così da farle fare bella figura col promesso sposo mentre l’egoista cugina vive una settimana di divertimenti con l’uomo – spiantato – che ama davvero.

Superfluo aggiungere come, a dispetto di non pochi scrupoli e perplessità, Sacha ceda alla richiesta e si ritrovi così a viaggiare verso la Scozia provvista di un guardaroba elegante e della inquietante prospettiva di mentire non solo al duca di Silchester (con cui a breve Deirdre dovrebbe fidanzarsi ufficialmente, ma che non può riconoscerla perché ferito agli occhi) ma alla nonna e a chiunque le capiti di incontrare durante il viaggio. Altrettanto ovvia sarà la conclusione di questo inganno, che permetterà alla protagonista di coronare il suo neonato sogno d’amore convolando a nozze coll’affascinante duca.

Cosa mi è piaciuto di un romanzo così scontato nel suo evolversi? Oltre alle descrizioni della Scozia, terra che mi è rimasta nel cuore e mi affascina sempre, credo che il principale merito di “Luce dal cuore” stia nell’interazione fra i protagonisti, che non brillano per originalità nella caratterizzazione individuale ma che nel rapporto di coppia mostrano in modo frizzante e non banale come una certa comunanza nei gusti e la capacità di interessare l’altro alle proprie opinioni siano importanti in una relazione.

Al di là dei vestiti raffinati e costosi (che tanto il duca non può vedere), Sacha incanta un uomo disilluso e momentaneamente afflitto dal timore di rimanere cieco soprattutto grazie ad una ben calibrata miscela di altruismo, gentilezza, sagacia. Preoccupata di giovare con la sua presenza alla salute del duca più di quanto non lo sia dalla possibilità di fare affermazioni poco in carattere con le preferenze della donna che finge di essere, la fanciulla è capace allo stesso tempo di focalizzarsi sul concetto di luce risanatrice citato nei testi greci e di attualizzare quell’idea, di calarla in un contesto reale, di mostrare che le sue parole non sono un mero riflesso di quanto ha appreso sui libri ma sono frutto di un’interiorizzazione continua.

Una tavola tratta dalla rivista francese “La Mode Illustrée” che mostra lo stile degli abiti ceduti da Deirdre a Sacha per consentirle di portare avanti l’inganno.

Sacha è indiscutibilmente ingenua: nello scusare la cugina per averla dimenticata nel suo polveroso vicariato finché non ha avuto bisogno di chiederle un favore, nel pensare che un uomo (per quanto bendato e costretto a letto) possa confonderla con un’altra donna che le somiglia solo nell’aspetto esteriore, nell’accettare da parte del duca una proposta sconvolgente pur di non agitarlo, nel credere che ritirandosi silenziosamente nell’ombra Silchester e Deirdre avrebbero potuto vivere lietamente come marito e moglie. Eppure questa profonda ingenuità è controbilanciata dall’attenzione e passione con cui Sacha si relaziona con gli altri.

Che si tratti di una modesta cameriera ritenuta da tutti un po’ sciocca, di un’anziana gentildonna scozzese che presumibilmente Sacha non rivedrà mai più, o naturalmente di un uomo per il quale fin da subito la fanciulla prova qualcosa (come testimoniato dalle strane emozioni che lui le suscita prendendole la mano), la protagonista è sempre cortese, preoccupata non solo di non ferire i sentimenti altrui ma di mostrare all’interlocutore che lo sta ascoltando davvero, che è interessata e partecipe. Certo, Sacha è addirittura un tantino eccessiva nel suo altruismo, ma se penso a come in questi tempi la società paia privilegiare chi si fa largo sgomitando, incurante di danneggiare chi gli sta intorno, trovo che il comportamento dell’eroina sia un bell’esempio e un modo non cattedratico per ricordare a tutti che essere gentili non è impossibile e che donare un sorriso può realmente rendere migliore la giornata sia di chi lo riceve sia di chi lo offre.

Insomma, “Luce dal cuore” non è un capolavoro e la vicenda che ne costituisce il nucleo è abbastanza prevedibile oltre che priva di significativi colpi di scena; eppure a mio parere il romanzo si qualifica come una lettura interessante e particolare grazie al taglio quasi filosofico dei discorsi di Sacha ed alla sua perenne attenzione per chi le sta accanto.

 

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