Non è un libro ma … Recensione di un gioco da tavolo: “Jaipur”

Il gioco del quale ho scelto di parlare oggi risale al 2009, io e mio marito lo avevamo acquistato poco dopo la sua uscita e dopo un lungo periodo dentro l’armadio – in attesa che i bambini crescessero lasciandoci ritrovare del tempo per i nostri svaghi – adesso è tornato allo scoperto perché giocato direttamente da loro, in solitaria. Il che per un prodotto ufficialmente destinato a chi abbia almeno 12 anni non è poco, visto che mia figlia si attesta alla metà circa di quel valore.

Jaipur è un gioco di carte per sole due persone in cui si vestono i panni di mercanti del Rajasthan il cui scopo è diventare i più apprezzati commercianti della città, quelli a cui si rivolge di preferenza il Maharaja per i suoi acquisti e che quindi invita alla propria corte come segno di notevole prestigio. Lo scopo si raggiunge ottenendo a fine partita un numero complessivo di punti maggiore dell’avversario, e vincendo quindi due delle tre manche che compongono ciascuna partita.

Dopo una fase di preparazione rapidissima (che consiste nella suddivisione dei diversi gettoni e nel mescolare le carte), ogni turno si sviluppa sull’idea dell’acquisto e vendita o del baratto. Ciascun giocatore infatti, osservando la situazione del mercato (cinque carte scoperte poste sul tavolo e a cui attingono entrambi i partecipanti) e la propria mano di carte, deve scegliere se recuperare cammelli, barattare merci oppure venderle. Cammelli a parte, che entrano nella propria riserva e verranno conteggiati a fine partita per guadagnare punti aggiuntivi, il baratto permette di ottenere nella propria mano un numero il più alto possibile di carte della stessa categoria (pellami, ori, argenti, gemme preziose) mentre la vendita formalizza le capacità del mercante e gli fa acquisire punti.

Le regole del gioco sono davvero semplici, più immediate a metterle in pratica che non a spiegarle per iscritto, ed il manuale in tal senso è davvero chiaro, corredato com’è anche di numerose immagini e di qualche suggerimento sulla strategia di gioco. L’unica pecca è la mancanza di un regolamento in italiano (almeno nella nostra edizione, dove erano presenti le traduzioni in inglese, francese, tedesco e spagnolo) ma una volta superato lo scoglio iniziale non ci saranno problemi perché il gioco in sé non presenta alcuna scritta ed è completamente indipendente dalla lingua.

L’ambientazione in sé non si può definire particolarmente sentita, il gioco è a tutti gli effetti un astratto cui è stato data una patina leggera scegliendo la tematica dei mercanti ma non sarebbe cambiato nulla se si fosse trattato di pirati all’arrembaggio, di edifici da costruire, di libri da catalogare. Va detto però che i disegni presenti sulle carte sono davvero evocativi e questo, a mio parere, fa sì che i ragazzi si sentano davvero coinvolti e trasportati nel clima di un afoso mercato indiano dove strappare a suon di monete gli articoli più ambiti e dove occhieggiare con acutezza le mosse degli altri mercanti.

Aspetto del tavolo durante una partita

La componentistica è di buona qualità e costituita essenzialmente dal mazzo di carte (che comporrà le mani iniziali dei giocatori ed il mercato, quest’ultimo via via rinnovato ad ogni turno di gioco) e dai gettoni merce che delineano anche la fine di ciascuna manche, che è segnata appunto dal momento in cui almeno tre tipi di merci diverse sono esauriti. Sia carte che gettoni oltre che resistenti (i gettoni soprattutto, essendo realizzati in cartoncino spesso) sono vivacemente colorati, il che non è essenziale in termini di gioco ma lo rende sicuramente più piacevole.

La meccanica di gioco è basata sulla gestione di carte (intesa sia come pesca che come scambio) e sulla collezione di oggetti. Il fattore aleatorio è presente a causa della pesca casuale di carte per rimpiazzare le merci presenti nel mercato, tuttavia non è preponderante perché sono sempre i giocatori a scegliere il tipo di scambio che vogliono effettuare o il momento in cui vendere alcuni oggetti (e quindi in quel turno non modificare la situazione del mercato stesso). Ovviamente la strategia non può essere mai troppo a lungo termine, un po’ per l’influenza del caso e un po’ perché determinata dalle mosse altrui, ma questo secondo me è un pregio perché contribuisce a movimentare la partita e a rendere alta la ri-giocabilità di Jaipur.

Queste le carte e i gettoni presenti nella scatola

Esaminandolo con gli occhi di un’adulta giudico Jaipur una piccola chicca perché è necessario stare sempre attenti durante gli scambi o l’acquisizione dei cammelli non solo a quello che si ottiene per sé, ma anche a quanto si lascia sul tavolo. Il gioco è immediato, velocissimo da padroneggiare, ma è possibile affinare la propria strategia una partita dopo l’altra. Questo gioco inoltre risulta adatto anche ai bambini intorno ai 7-8 anni, che aiutati magari nelle prime partite perché capiscano i passi più vantaggiosi in determinate circostanze, si divertiranno poi a giocare in autonomia per essere completamente padroni di scegliere cosa comprare e quando vendere. Per loro inoltre si può giocare una singola partita (invece che un insieme di tre manche) e questo garantirà che non ci siano cali d’attenzione né momenti di noia.

La nostra esperienza: come dicevo in apertura al post, ormai i miei figli giocano da soli a Jaipur senza difficoltà e per quanto non lo scelgano spesso come fanno con alcuni titoli cooperativi le partite li entusiasmano sempre. In particolare direi che li appassiona notare come cambia rapidamente la disponibilità di merci sul mercato, costringendoli a rivedere i propri piani e ad improvvisare nuove strategie.

 

gif-board-games

Queste le caratteristiche riportate sulla scatola:
Gioco per 2 giocatori
Età dai 12 anni in su
Durata di una partita: 30 minuti

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2 risposte a "Non è un libro ma … Recensione di un gioco da tavolo: “Jaipur”"

  1. Ciao stavo cercando qualcosa da fare con il mio Lui durante le feste, magari al caldo sotto al piumone e ho scoperto che questo gioco da tavolo viene descritto qui https://www.migliorigiochi.eu/classifiche/migliori-giochi-da-tavolo/ come uno dei migliori. Ora, prima di acquistarlo però mi sto informando e sono incappata nella tua recensione che però mi fa dubitare che Jaipur possa fare per la nostra coppia e che sia troppo semplicistico e da bambini. Secondo te ne vale la pena? Anche perchè lo voglio comprare in un negozio fisico ma nei centri commerciali non l’ho proprio visto, mi sa che è un gioco di nicchia e per questo dovrei investire energia nella sua ricerca

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    1. Ciao Manuela e benvenuta!
      Effettivamente Jaipur non è un gioco da tavolo che trovi normalmente nei centri commerciali o nei supermercati, anche perché risale a qualche anno fa. Sulla complessità ti garantisco che è piacevolissimo per gli adulti, infatti io e mio marito lo avevamo comprato per noi quando ancora i bambini erano molto piccoli e non avrebbero potuto giocarlo. Secondo me ad essere semplici sono le regole (compri, baratti o vendi) ma la strategia di gioco non è per forza scontata, anzi, dipende molto sia dalle carte in gioco – e quindi dal caso – sia dall’impostazione che ogni concorrente vuole seguire. C’è chi preferisce puntare sui cammelli, chi sul vendere prima (i gettoni merce valgono di più), chi sul vendere tanto (per prendere i gettoni bonus) …
      Tu e il tuo compagno che tipo di giochi da tavolo preferite? Magari nel mio piccolo posso darti qualche consiglio.

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