L’estratto della settimana: “Amore, cioccolato e disastri” di Samantha L’Ile

Mi sono accostata a questo libro attratta dalla copertina, vivace ma non strampalata, dall’accenno al cioccolato (chi segue il blog sa che nutro per il cacao una vera passione) e dalla sinossi che sembrava promettere una storia credibile, quasi quotidiana. In effetti, sin dall’inizio appaiono evidenti le differenze fra “Amore, cioccolato e disastri” e la maggior parte dei volumi di genere rosa ad ambientazione contemporanea che occupano gli scaffali delle librerie e si caratterizzano per situazioni e personaggi a dir poco irrealistici.

Domestico si potrebbe definire per esempio lo sfondo delle vicende narrate: Varese – decisamente più ordinario della Grande Mela e di altre capitali frequentate dal fior fiore del jet-set, della campagna toscana o delle maggiori città italiane. Per carità, non che Varese sia un borghetto di cinquanta anime perso nel nulla, ma la sensazione è subito intima, familiare. Certo più di quanto non sarebbe se la città in cui vivono i protagonisti fosse una metropoli come Roma o Milano. E in tono con questa scelta di location si rivelano anche i personaggi principali: due genitori “single per forza” a causa di una vedovanza inaspettata e i due figli di ciascuno.

Esattamente come per l’ambientazione, anche Samuela e Demetrio si caratterizzano come parecchio a margine dei protagonisti abituali di romanzi d’amore. A parte i nomi parecchio insoliti, entrambi hanno come tratto prevalente un forte attaccamento ai figli – sentimento che, sinceramente, non mi pare sia spesso il filo conduttore delle storie romantiche. In questo caso invece si intuisce fin dal primo capitolo che sarà proprio la loro condizione speculare (Sam mamma senza marito di due maschietti, Dem papà senza moglie di due gemelline) ad unirli, o quanto meno a fornire loro le occasioni iniziali di contatto.

Non per niente i due si sono conosciuti in piccolo parchetto di quartiere, mentre erano alle prese con scivoli e altalene: l’amore e l’attenzione per i propri bambini sembra essere il filo conduttore del romanzo, almeno finché non diventerà evidente un interesse sentimentale fra questi determinati genitori single. E per rendere le cose agevoli dal punto di vista narrativo l’autrice costruisce la realtà di queste due famiglie nel modo più adeguato possibile ai futuri sviluppi: Samuela è contenta di parlare dei personaggi di Frozen o di vedere come le figlie di Demetrio stanno sedute composte e tranquille al tavolo della pasticceria, lui grazie alla sua ragguardevole altezza e a dei muscoli che lo fanno parere un navy seal non ha problemi a lanciare per aria i bambini della novella amica o a sollevarli contemporaneamente uno per braccio.

Il maggior difetto di questo estratto iniziale, che procede scorrevole senza grossi colpi di scena né cadute di trama o stile, a mio parere è infatti il modo quasi sfacciato in cui Samantha L’Ile lascia indendere sin dal primo incontro che i suoi protagonisti sono ognuno la perfetta metà per l’altro. Io ho come figli un maschietto e una femmminuccia: a lui non piace il calcio e lei detesta il rosa, tanto per dire. Invece Emanuela e Ginevra, proprio come Massimo e Giovanni, sono esattamente quello che gli stereotipi descrivono: scalmanati e fisici i maschi, pacate e sognatrici le bimbe. Dal che risulta scontato che mentre le gemelle hanno bisogno di una mamma che scelga con loro vestiti pieni di fronzoli e sappia fare i codini, i marmocchi di Sam invece non possono che apprezzare l’arrivo sulla scena di un papà che non teme le sbucciature e non si spaventa per le lucertole.

Non dico che questa caratterizzazione delle due famiglie sia sgradevole in assoluto, ma la sua completa prevedibilità toglie un po’ di mordente ad una narrazione che già di suo è lenta e priva di grandi imprevisti. Non che questo aspetto dello stile della L’Ile sia negativo, però è davvero accentuato e ammetto di non averlo trovato fastidioso soprattutto perché sono anch’io madre di due bambini non molto più grandi di quelli descritti nel libro, motivo per cui mi sono immedesimata nelle scene proposte dall’autrice.

Per una donna che davvero nella vita si deve districare fra lavoro e famiglia, tenendo sempre d’occhio l’orologio per non tardare a riprendere i figli dai loro impegni sportivi dopo la scuola e con sempre l’orecchio attento per evitare litigi o incidenti, credo che leggere di una protagonista che ha i medesimi tipi di difficoltà e lo stesso desiderio di prendersi cura dei suoi bambini possa risultare simpatico. Dopotutto non a ogni mamma piace evadere dalla realtà sognando di magrissime donne in carriera o di giovani fissate con lo shopping e la moda.

Insomma, i primi capitoli di “Amore, cioccolato e disastri” non sono una lettura travolgente che spinga a proseguire forsennatamente a discapito del sonno o delle relazioni sociali, tuttavia il romanzo mi sembra promettente e ho già deciso che proseguirò la mia incursione nelle vite di Samuela e Demetrio, ma soprattutto in quelle dei loro vivaci figlioletti.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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