“Il buco” di Anna Llenas – Presentazione

Ho già presentato più volte qui sul blog nella sezione dedicata all’infanzia titoli che in sè sono curati e ben realizzati, eppure risultano (almeno a mio parere) non particolarmente adatti ad un pubblico giovane. E’ il caso per esempio di “Ondine“, squisita graphic-novel che credo ottima per un adulto ma decisamente poco calibrata nell’ottica di proporla ai bimbi. Il libro del quale intendo parlare oggi invece è da questo punto di vista perfetto perché non solo tratta un tema importante (come il dolore legato ad una perdita profonda, ad un lutto, ad un evento traumatico) ma riesce a farlo in maniera da renderlo comprensibile sia ai più piccoli che agli adolescenti ed agli adulti.

Di Anna Llenas ho già parlato in relazione al suo riuscitissimo “I colori delle emozioni“, pubblicato da Gribaudo alcuni anni fa, ed al più recente “Mi piaci (quasi sempre)“; sempre ad opera di questa casa editrice è la messa sul mercato nel 2016 di “Il buco“. Visivamente il volume riprende abbastanza da vicino quella che era stata la prima edizione de “I colori delle emozioni” in quanto anche per “Il buco” la copertina rigida del libro sembra fatta di cartone riciclato e tutta l’impostazione grafica ricorda materiali di recupero e disegni o collage come potrebbero farne i bambini, con linee un po’ imprecise e tagli non sempre perfetti. Il formato è importante (non l’ho potuto misurare con precisione ma direi intorno alle dimensioni di un foglio A4) ed il numero di pagine davvero consistente (poco sopra le 80).

A campeggiare sullo sfondo marroncino della copertina è il grande buco nella pancia della bimba raffigurata, buco che non solo dà il titolo al libro ma è anche il filo conduttore di tutto il racconto. Giulia è infatti una bambina serena, felice, allegra, almeno finché un giorno non sente nella pancia un buco che le dà proprio fastidio perché da quel buco sembrano uscire la serenità ed anche dei mostri, il tempo che scorre, l’energia. La situazione è tanto penosa che Giulia, pur non sapendo bene come fare, cerca in tutti i modi di chiudere il buco con tappi più o meno improvvisati che spaziano da oggetti a persone, sentimenti, pensieri – eppure nulla ha successo, lei si sente sempre più triste e più sola.

Finché non giunge (improvvisa come lo era stato il buco stesso) l’illuminazione: non cercare all’esterno ma guardare dentro di sé. La prima reazione è di smarrimento, ma poi Giulia si rende conto che in effetti dentro di lei ci sono emozioni, parole, pensieri, sorprese – tutto un mondo che riempie il buco da dentro e sebbene non lo faccia scomparire del tutto lo rende più piccolo, più sopportabile. La situazione non diventa tutte rose e fiori come per un colpo di bacchetta magica ma Giulia ha saputo sconfiggere la passività e sviluppare una resilienza che le permetta di essere nuovamente serena, di avvicinarsi di nuovo agli altri (che magari a loro volta hanno sofferto per un buco nella pancia), di vivere.

Che altro aggiungere: sicuramente l’autrice ha fatto ricorso ad alcune semplificazioni, ma a avuto a mio parere il colpo di genio di comporre una storia che non è didascalica e riesce ad accompagnare un bambino attraverso il dolore, esprimendo (a parole o con le movimentate tavole pop-up) quello che lui non riuscirebbe ad esternare, spingendo chi sta male a non vivere la sua pena in solitudine ma a condividerla e ad affrontarla guardandosi dentro. Sicuramente un messaggio del genere risulta più facile da capire per degli adulti, o magari per degli adolescenti, ma io penso che grazie alle splendide illustrazioni create dalla Llenas anche bambini intorno ai 4-5 anni possano cogliere quello che è il senso di questa storia.

Una delle tavole presenti nel libro (immagine tratta dal sito dell’autrice)

Le tavole presenti nel libro sono infatti un vero compendio di tutto quello che le parole dicono ma a volte le immagini rendono più immediato e tangibile: ecco allora che il buco lascia passare il freddo che ghiaccia dentro, oppure i mostri che ne vengono rigurgitati fuori come serpenti avviluppati sulla testa della mitologica Medusa. Mentre i tentativi di Giulia di chiudere quel buco lacerante con un dolce, o con la compagnia di un ragazzo carino, appaiono fin da subito destinati al fallimento perché i disegni evidenziano bene come quei tappi siano solo di fortuna, non adatti al foro che si ingrandisce sempre più nella bambina.

Lo stile un po’ naif dei disegni a matita, stilizzati e tendenzialmente privi di colore (ma ricchi di espressività), contrapposto alla ricchezza dei materiali di recupero che la Llenas ha utilizzato per comporre i pop-up rendono le diverse tavole di grande impatto e visivamente davvero eloquenti. Le scene tristi trasmettono davvero un senso di angoscia, di dolore, di inadeguatezza, mentre quelle finali mostrano il cambiamento di rotta portato dall’effettiva presa di coscienza della realtà e da un intervento attivo per modificarla. La mia tavola preferita è probabilmente quella, coloratissima e vivace, in cui una Giulia sorridente saltella ad occhi (gioiosamente) chiusi su una scala circondata di stelle ed uccellini, scala che – guarda caso – esce proprio da quel buco inutilmente combattuto così a lungo.

La mia esperienza: ho letto questo splendido libro in biblioteca durante un incontro pomeridiano per bambini in età prescolare e “Il buco” mi ha veramente affascinata. L’unico motivo per il quale non l’ho mostrato a mia figlia (che nel frattempo era impegnata a sfogliare un altro volume legato all’astronomia) è che ritengo sia un peccato condividerlo coi più piccoli in un momento qualunque, rischiando così di svilirne il messaggio. Questo testo è davvero ben scritto, ben calibrato, efficacemente illustrato e merita di essere letto coi bambini in una circostanza in cui anche loro si sentano divorati da un buco dentro, con la speranza che le considerazioni della Llenas possano aiutare i ragazzi a superare le proprie tragedie.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 5 anni – lettura autonoma dai 7 anni

Valutazione: acquisto assolutamente consigliato! 03-reading-a-book

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