“Moglie per procura” di Jude Deveraux – Recensione

[Titolo originale: Eternity]

Il mio giudizio in breve:

Uno spunto ottimo che si perde nel nulla: non ci sono dialoghi né situazioni appassionanti, e la situazione non evolve davvero. Carrie usa i suoi soldi per cavarsela ma non cambia nel suo modo di fare, e tutto si risolve per fortunate circostanze. La ricerca di Tem poi mi sembra alquanto forzata.

Ecco, ci sono ricaduta di nuovo: non paga della profonda delusione provata parecchi mesi fa nel leggere “La dama delle nebbie” (questa la mia recensione del romanzo), sono caduta vittima dello stesso errore per la seconda volta.

La copertina della vecchia edizione che ricordavo dall'epoca dei miei studi universitari
La copertina della vecchia edizione che ricordavo dall’epoca dei miei studi universitari

Moglie per procura” era un titolo che mi ronzava in testa da tanti anni, ne avevo visto una suggestiva copertina con damigella in crinolina all’inizio dell’università durante una breve vacanza, per non so quale motivo non ero riuscita a comprare il volume e da allora periodicamente mi tornava in mente quella lettura mancata. Così, quando ho visto che il libro era ora disponibile in formato elettronico, pubblicato addirittura nella collana Introvabili della Mondadori, con una suggestiva copertina dorata e sfumata, non ho saputo resistere. Risultato: soldi e tempo sprecati, e una grandissima delusione come conclusione della lettura.

Il romanzo narra la storia di Carrie Montgomery, viziatissima giovane donna ricca del tardo Ottocento americano, vezzeggiata dai numerosi fratelli (lei è l’unica femmina in famiglia), così abituata a cedere ai propri capricci e a far ciò che le salta in mente da decidere di dedicare il suo tempo ad istituire un servizio di sposa per corrispondenza per gli uomini del lontano e selvaggio West. Non paga di aver impegnato così le sue oziose ore senza scopo, un giorno Carrie si innamora della foto inviata da uno degli uomini che si avvantaggiano della sua agenzia matrimoniale ante-litteram e d’impulso decide di lasciare l’est per sposare quello sconosciuto. In realtà il suo novello sposo, Joshua Greene, non appare affatto felice dell’iniziativa proditoria di Carrie: lui si aspettava una moglie avvezza al lavoro e ai sacrifici, non una delicata giovane dall’aspetto incantevole ma desolatamente priva di ogni abilità nella conduzione di una casa. Su queste basi a dir poco precarie prende dunque il via il difficile rapporto fra i due protagonisti, reso ancora meno sereno dai segreti che Josh sembra ben intenzionato a conservare …

Sarò sincera: nonostante lo stile della Deveraux non fosse esattamente frizzante, mi sono accostata alla lettura piena di entusiasmo e aspettative; l’idea di questa fanciulla abituata a porcellane e sete che finiva nelle selvagge terre occidentali in una capanna di tronchi mi pareva davvero intrigante. Mi attendevo una storia un po’ western, in cui il personaggio della protagonista si riuscisse ad affermare con un mix ben dosato di femminilità e forza, superando le avversità con il sorriso sulle labbra. Una versione un po’ sulla falsariga di “Sette spose per sette fratelli“, splendido musical che non mi stanco mai di guardare e che ho già fatto conoscere anche ai miei figli.

La scena del ballo corale, una delle più famose sequenze di "Sette spose per sette fratelli".
La scena del ballo corale, una delle più famose sequenze di “Sette spose per sette fratelli“.

Purtroppo però “Moglie per procura” non ha alcuna caratteristica di quelle che avrebbero potuto renderlo un libro se non indimenticabile almeno appassionante. Carrie è viziatissima e frivola, così sciocca e superficiale che non si fa nemmeno scalfire dalle critiche di Joshua perchè non sa fare nulla, le sta bene continuare ad essere esattamente la stessa principessina dorata che era nella casa del padre e non fa nulla per migliorarsi. Non la sfiora mai il pensiero di aver ingannato un uomo che cercava una moglie operosa e lavoratrice obbligandolo a sposarne invece una che non sa neppure far bollire un uovo; Carrie sa solo ripetere che l’unica cosa a contare è l’amore – facile dirlo per lei che ha soldi in abbondanza con cui risolvere ogni problemi le si pari davanti.

Io non penso che una “vera donna” per considerarsi (ed essere considerata) tale debba lavare panni, pavimenti e piatti ad ogni ora del giorno o cucinare manicaretti sopraffini, ci mancherebbe altro. Ma una giovane che ha scelto (di sua volontà) di sposare un uomo che vive in una sperduta fattoria dell’Ovest scarsamente civilizzato di fine Ottocento dovrebbe almeno possedere un’onestà sufficiente da farle riconoscere le sue mancanze e cercare di porvi rimedio con impegno e buona volontà.

La copertina della più recente edizione in formato elettronico
La copertina della più recente edizione in formato elettronico

Invece Carrie si limita a sfruttare i soldi di famiglia e pagare altri perché facciano per lei ciò che non ha interesse ad imparare; una visione inutilmente capitalistica che non solo non aggiunge alcun valore al personaggio ma anzi personalmente me lo ha fatto detestare cordialmente. Perché anche quando, nei capitoli conclusivi, la Deveraux cerca di far apparire la protagonista come una talentuosa imprenditrice con un ottimo fiuto per gli affari, in realtà persiste nel dipingere la stessa Carrie di sempre: una donna che incapace di rimboccarsi le maniche non sa fare altro se non rivendere i propri costosi ed eleganti vestiti (ovvero fare di nuovo affidamento su una fonte di guadagno procuratale da altri).

L’unica caratteristica positiva che ho individuato nella figura di Carrie è il suo amore, che vorrebbe spargere copiosamente non solo su Joshua ma anche sui suoi figli, eppure il fatto che lei sia perennemente impegnata a far di tutto per prendersi ciò che vuole (talvolta con scarso rispetto dei desideri altrui) non contribuisce davvero a renderla un personaggio simpatico. L’eroe dal canto suo mi è parso un uomo votato alla famiglia ma intransigente e scoprire la verità sul suo conto alla fine del romanzo non ha minimamente incrementato il mio interesse per le sue vicende.

Già da quello che ho scritto finora si può intuire che il libro non è stato per nulla una lettura entusiasmante, ma il definitivo colpo di grazia glielo hanno dato gli inutili sviluppi melodrammatici che l’autrice ha posizionato qua e là. Il più eclatante è senza dubbio la ricerca notturna di Tem, ma più in generale il rivelarsi dei segreti di Josh e l’arrivo di Ring sono altre situazioni che non fanno altro se non incrementare la scarsa verosimiglianza e credibilità della trama.

Concludo osservando che “Moglie per procura” è un romanzo quasi surrealista (dall’innamorarsi di una foto al resto del comportamento di Carrie) nella sua scarsa plausibilità, un libro davvero tutt’altro che avvincente il cui unico pregio – se tale si può considerare – è la relativa brevità che permette di terminarlo in poco più di un paio d’ore di sofferta lettura.

Voto: gifVotoPiccola

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