L’estratto della settimana: “Tutto il villaggio lo saprà” di Fabio Girelli

Mi sono imbattuta nella copertina di questo romanzo mentre cercavo una pubblicazione sull’Antico Egitto e ad una prima occhiata in effetti “Tutto il villaggio lo saprà” sembrava più un catalogo da mostra museale che un’opera di narrativa. Incuriosita da questa immagine di presentazione e dal fatto che il romanzo si svolga proprio nella città in cui vivo, ho scelto di leggerne quanto meno l’anteprima iniziale.

L’estratto si apre con un prologo che, come nella miglior tradizione del genere poliziesco e thriller, presenta una figura non ben definita che si intuisce stia elaborando loschi e foschi propositi. I successivi sei capitoli dell’anteprima sono ovviamente collegati a quelle pagine iniziali ambientate fra via Roma e una delle piazze che vi si affacciano, ma ancora non è chiaro quanto l’individuo misteriosamente intento ad annotare informazioni su un taccuino abbia a che fare con il bizzarro ritrovamento fatto nel museo Eigizio e sul quale il commissario Castelli è chiamato ad indagare.

Cosa pensare infatti del fatto che qualcuno si sia preso il disturbo di sistemare dentro uno dei sarcofagi esposti nel museo una statua della Madonna alla quale sono state applicate come macabro tocco d’artista delle ali di falco? Sembrerebbe in tutto e per tutto l’opera di un pazzo, da liquidare con nulla più di uno stringato verbale, se non fosse per l’imminente visita papale a Torino. Possibile che l’inspiegabile gesto nasconda un pericolo per la visita che il Santo Padre farà proprio alle sale del museo Eigizio?

L’estratto non permette di proseguire con la vicenda che si presume sarà il nucleo centrale del romanzo, ovvero l’intrecciarsi fra le indagini della polizia su quanto accaduto al museo e le decisamente più pressanti azioni di sicurezza intraprese per la visita del Papa. Tuttavia la lettura dei primi capitoli di “Tutto il villaggio lo saprà” consente a mio parere di farsi una buona idea di due aspetti fondamentali in ciascun libro: lo stile dell’autore e la caratterizzazione del protagonista.

La prosa di Girelli è nel complesso scorrevole, non eccessivamente dettagliata o evocativa ma nel complesso fluida, più simile ad una conversazione fra amici che ad un racconto vero e proprio. Quello che meno mi ha convinta è l’uso da parte dello scrittore di un numero elevato di termini volgari, che saranno anche diventati di uso relativamente comune ma che non aggiungono nulla alla storia in sé e che personalmente mi hanno un po’ infastidita.

Ingresso del museo Egizio di Torino, sede dello sconcertante ritrovamento che avvia le indagini di Castelli

Per quanto riguarda invece l’approfondimento del commissario Castelli, indiscutibilmente la figura di maggior peso finora introdotta, ammetto di non essere riuscita a farmi ancora un’idea chiara del personaggio ma soprattutto a capire se possa risultare un buon protagonista o meno. Di certo il commissario non è il classico super-uomo dei romance o delle opere d’azione in stile Cussler, al contrario le sue azioni e soprattutto i suoi pensieri fanno intravvedere una persona con parecchi problemi personali e questioni in sospeso che lo lasciano inquieto.

Castelli non viene presentato come un uomo deciso o vincente, al contrario sembra quasi che l’autore abbia deciso di focalizzarsi sui tratti meno piacevoli della personalità del commissario. Che si tratti di una piccola mania come quella di farsi offrire le sigarette dal suo sottoposto con l’inespressa ma consapevole intenzione di farlo infuriare, oppure dell’insofferenza verso il carattere troppo esibizionista e formale del questore, o ancora del rapporto con Georgine vissuto in maniera tormentata e altalenante, Castelli tutto appare fuorché il classico protagonista capace di dare una svolta alla situazione.

Non posso dire che quanto letto finora mi abbia entusiasmata, anzi sono rimasta per una mezza giornata in dubbio se proseguire o meno con la lettura di questo romanzo. Il motivo per cui alla fine ho scelto di dare una chance a “Tutto il villaggio lo saprà” è legato alla scelta dell’autore di ambientare a Torino la sua storia: essere della stessa città mi permette di avere una certa familiarità con i luoghi descritti, facendomi dunque vivere le vicende narrate con maggior partecipazione – quasi in prima persona. Spero che questo fattore non rimarrà l’unico motivo per cui apprezzare il libro.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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