L’estratto della settimana: “La vendetta delle single” di Tracy Bloom

Non propriamente entusiasta dai chick-lit e rosa leggeri ad ambientazione contemporanea che ho letto negli ultimi mesi, ieri ho dedicato un po’ di tempo a selezionare qualche autrice che spero possa rivelarsi consona ai miei gusti e Tracy Bloom è uno dei nomi rimasti nella reading list conclusiva. Anche se, a posteriori, “La vendetta delle single” non si è rivelato esattamente la lettura che mi aspettavo perché è risultato essere troppo stereotipato e prevedibile per incuriosirmi davvero.

La storia ruota intorno a Suzie, giornalista di una testata locale di Manchester, che alla veneranda età di trentasei anni si ritrova di colpo nuovamente single dopo che l’affascinante collega con cui aveva una relazione da circa sei mesi l’ha lasciata ricorrendo ad un breve, freddo SMS. A peggiorare la situazione intervengono poi altri due fattori: da un lato il fatto che questa non sia la prima delusione sentimentale della donna, dall’altro la ripercussione che la sua vita privata può avere sul lavoro di Suzie.

Suo compito infatti è curare una rubrica di posta del cuore, ma come può dare consigli amorosi una persona che con gli uomini ha sempre avuto brutte esperienze e ne ha ricavato praticamente solo sofferenza, ricordi dolorosi e una profonda insicurezza? Il paradosso è inevitabile, ma la combinazione di esigenze professionali ed ennesima rottura di coppia avranno in realtà un effetto inatteso: spingere Suzie a cercare la vendetta. Non solo, proprio approfittando delle colonne del giornale, la protagonista suggerirà ritorsioni e comportamenti tutt’altro che sottomessi (o anche solo concilianti) anche alle lettrici che le scrivono in cerca di consiglio.

Lo spunto della storia è originale e, per quanto non riesca a vedere nella vendetta una realizzazione, mi aveva fatto sperare di imbattermi in una spiritosa, divertente commedia romantica. Magari il divertimento è destinato a far capolino in seguito (nelle pagine dell’estratto iniziale non si giunge ancora alla fase “vendetta” promessa dal titolo), ma personalmente ho trovato la figura di Suzie così prevedibile, irrealistica ed esasperata da far scemare ogni mio interesse nei suoi riguardi.

Possibile che ancora nel 2018 una donna non riesca a vivere serenamente la condizione di single? Suzie non è un’improbabile donna in carriera la cui autostima dipende solo dalle ore di straordinario trascorse in ufficio, ma il suo personaggio è infantile al punto da rasentare la pazzia. Non saprei infatti come altro definire, se non con gli aggettivi immatura e (leggermente) patetica, un’eroina innamorata persa di un uomo che a parte l’aspetto fisico non sembra avere grandi doti personali. O magari il bell’esperto di vendite e pubblicità li ha anche dei pregi, ma difficilmente Suzie dimostra di conoscerli se si considera che, nel ricordare la storia con Alex, cita i momenti cardine della relazione, ma mai delle vere condivisioni fatte di dialoghi, riflessioni sul futuro o scambi di opinione su argomenti seri.

Certamente nessuno vorrebbe leggere un romanzo centrato su una ragazza perfetta che fa solo le scelte giuste e alla quale tutto fila per il verso migliore, ma c’è differenza tra caratterizzare l’eroina come simpaticamente umana perché un po’ irresponsabile e rendere addirittura difficile credere che possa instaurare una relazione normale o mantenere un lavoro. Mentre Suzie, fin dalle prime pagine, si presenta proprio così: sul posto di lavoro non solo si confida col suo collega ed amico Drew (il che ci potrebbe stare, se la conversazione si svolgesse in un luogo un po’ più riservato della scrivania), ma getta stizzosamente sul pavimento dei pupazzetti – comportamento che ho davvero difficoltà a calare nella vita reale.

Anche le innumerevoli domande che si fa sull’ormai terminata relazione con Alex a mio parere somigliano più agli eterni “e se” di un’adolescente che non ai pensieri di una trentenne responsabile. Né trovo accattivante o coinvolgente il modo in cui la protagonista si trasforma in uno zerbino pur di riconquistare un uomo che, dalle successive parole di Drew, si intuisce averla comunque sempre trattata più come una compagna quasi occasionale (e sicuramente di comodo) che come l’amore della sua vita.

Non parliamo poi di Drew, che fra i due è senza dubbio il mio personaggio preferito, ma che ci capisce subito sia stato introdotto per rappresentare il migliore amico del quale alla fine Suzie si innamorerà coronando così la sua tormentata relazione con l’altro sesso. Capita solo nei libri che un uomo come per magia si scopra innamorato di una cara amica, ed ancora meno credibile è che lo faccia una persona che non solo è in procinto di sposarsi ma sembra guardare a sentimentalismi e romanticherie con atteggiamento diametralmente opposto di quanto non faccia l’eroina.

Forse sono io che con gli anni sono diventata una lettrice troppo esigente, troppo attenta al realismo e ipersensibile verso l’eccessiva esasperazione di situazioni o personaggi, fatto sta che “La vendetta delle single” mi ha fatto un’impressione davvero tiepida e rappresenta una lettura che non mi sento di continuare. Mi auguro che un’altra, fra le scrittrici che avevo preso in considerazione nello stilare la mia wish list di lettura, possa rivelarsi più in sintonia con i miei gusti di quanto non è accaduto con Tracy Bloom.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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