“Il mistero dei girasole” di Bernard Cornwell – Recensione

[Titolo originale: Killer’s Wake, precedentemente pubblicato anche come Sea Lord]

Il mio giudizio in breve:
Thriller d’ambientazione marinara che non convince del tutto perché la trama è prevedibile, l’eroe non riesce mai a spiccare davvero dando la sua impronta e la narrazione viene spesso appesantita dal frequente ricorso a termini nautici (poco comprensibili per chi non sia appassionato di navigazione). Senza le onnipresenti parentesi da marinaio navigato il romanzo sarebbe risultato indubbiamente più scorrevole e di conseguenza credo anche più avvincente, così com’è invece non è incisivo e coinvolge poco.

Pur non avendo ancora mai letto alcun suo libro, conosco Bernard Cornwell di fama grazie alla sua prolificità come scrittore storico; sue sono infatti saghe imperniate su Excalibur, la ricerca del Santo Graal, la guerra civile americana, il periodo dell’invasione dei regni anglosassoni da parte dei danesi nel IX secolo, oltre che una serie di genere avventuroso ambientata nel periodo napoleonico. Quando dunque a casa di mia madre mi sono imbattuta in un romanzo di questo autore che dalla sinossi riportata sul retro di copertina pareva slegato da questi numerosi cicli ho pensato che potesse essere un buon banco di prova per approcciarmi alle opere dell’autore.

Ora, conclusa la lettura de “Il mistero dei girasole“, posso affermare che lo stile di Cornwell è scorrevole (benché nel caso specifico troppo puntuale nel riportare termini e dettagli nautici), lo spunto intrigante, l’opera nel suo complesso non abbastanza coinvolgente per suscitarmi il desiderio di leggere altri romanzi dell’autore.

John Rossendale, ventottesimo conte di Stowey, è un uomo eccentrico che dopo aver voltato le spalle alla tradizione e alla famiglia ha trascorso gli ultimi anni veleggiando in giro per il globo, pagandosi questa vita insolita e vagabonda con piccoli lavoretti nei vari recessi del mondo dove la sua amata barca lo conduce di volta in volta. A riportarlo (assai controvoglia) in Inghilterra sono i funerali della madre, che tuttavia si rivelano un momento alquanto burrascoso visto che poco prima della cerimonia la sorella gemella Elizabeth lo accusa di fronte a tutti i presenti di aver rubato un prezioso quadro di Van Gogh, cimelio di famiglia la cui vendita avrebbe concesso un po’ di respiro alle dissestate finanze degli Stowey.

In effetti pare che Elizabeth non sia l’unica a credere che John si sia impossessato del dipinto, al contrario il conte viene avvicinato amichevolmente dalla bella Jennifer (che a nome del patrigno offre uno spropositato numero di milioni pur di acquistare l’opera) e assai più ostilmente da un paio di piccoli delinquenti della zona che a più riprese cercano di ucciderlo o affondare la sua barca. Motivo per cui a dispetto dell’iniziale proposito di tornarsene quanto prima agli antipodi, John finisce per restare lungo la costa britannica, intenzionato a scoprire la verità.

Il più evidente svantaggio di questo thriller, che sulla carta mi aspettavo divertente ed intrigante, è la sua prevedibilità estrema. Di fatto l’identità del vero ladro del Van Gogh è ipotizzabile praticamente fin dai primi capitoli se non altro andando per esclusione e benché sul finale Cornwell abbia introdotto alcuni colpi di scena, oltre ad uno sfondo apocalittico per il confronto conclusivo coi cattivi, il lettore non può fare a meno di sentirsi un po’ demotivato nel veder confermate tutte le proprie supposizioni.

Edizioni in lingua inglese del romanzo che mostrano i due titoli con cui l’opera è stata pubblicata sul mercato estero

In pratica si potrebbe dire che l’eroe vince senza aver saputo realmente dominare alcuna fase della partita. Visto che John e la polizia, a differenza dei lettori, non dimostrano di avere le idee particolarmente chiare su movente e sospettati, l’alternativa messa in campo da Cornwell è fare in modo che il protagonista sfidi i suoi nemici in risposta alle loro azioni minacciose, ma Rossendale risulta possedere troppo poco spessore perché la sua lotta coi malvagi (noti o ignoti) generi autentico pathos. Analogamente neppure la leggera componente d’amore introdotta grazie alla relazione con Jennifer viene approfondita a sufficienza per emozionare.

L’altro grande difetto de “Il mistero dei girasole” risiede a mio parere nell’uso davvero troppo frequente che Cornwell fa del linguaggio nautico. Chi (come me) non sappia praticamente nulla di vela e non senta un particolare stimolo ad approfondire l’argomento si troverà presto subissato da strambate, boma, randa, fiocchi e così via che a parte generare soprattutto sulle prime un po’ di spaesamento non aggiungono nulla alla storia. Immagino che lo scrittore sia, almeno per hobby, marinaio e sicuramente la sua conoscenza in merito traspare in gran parte della narrazione, ma per quanto mi riguarda questi passaggi non hanno fatto altro se non rallentare il ritmo della vicenda.

Un ottimo esempio in questo senso è la scena iniziale del libro, che idealmente trasporta il lettore nella cabina di pilotaggio del Sunflower accanto a John. La navigazione selvaggia in un ambiente selvaggio per non dire ostile, attraverso una tempesta e oltre le pericolose secche di una città portuale che per ammissione dello stesso protagonista solo un pazzo sceglierebbe come approdo in quelle condizioni meteo, tutto concorre a delineare una scena memorabile che in un film d’azione sarebbe un’apertura ideale. Nel romanzo invece la minuziosa descrizione di ciò che è necessario fare per manovrare una barca a vela attraverso mari inospitali rimane un po’ sterile e fine a se stessa.

Insomma, “Il mistero dei girasole” non è un brutto libro ma per me (che dalla lettura mi aspettavo intrighi e misteri declinati con humour britannico) è stato un po’ una delusione. Motivo per cui non mi sento di suggerirlo se non agli amanti dei thriller e del genere avventura-azione che abbiano anche una grande passione per la vela o più in generale per la navigazione.

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