L’estratto della settimana: “Scarlatto veneziano” di Maria Luisa Minarelli

Erano oltre due anni che avevo in mente di leggere questo libro, attratta dall’ambientazione storica (scelta ancora non frequentissima per i gialli e i thriller) ma soprattutto dalla scelta dell’autrice di situare a Venezia le vicende narrate. E’ innegabile che la città lagunare sia dotata di un fascino tutto suo, ma io sento un’attrazione particolare per tutto ciò che è veneziano in quanto mio nonno era originario proprio del capoluogo veneto e anche mia madre vi trascorse in gioventù molti anni.

Eppure nonostante questa sorta di affinità emozionale, il romanzo è rimasto per mesi nella mia wish list, tipicamente scavalcato da titoli che mi parevano meno impegnativi o che mi erano stati consigliati da qualche amico. Finché ieri mi sono decisa a prenderlo in mano (virtualmente parlando) e ad affrontare almeno l’estratto iniziale. Che intendevo valutare perché la mia maggior perplessità era di scontrarmi con una narrazione anacronistica come lo sono spesso quelle dei romance.

Invece devo riconoscere alla Minarelli di aver saputo rendere bene l’atmosfera di scintillante decadenza della Venezia di metà Settecento, coi suoi antichi fasti ancora vivi nel ricordo ma sempre più contrapposti ad un presente che si avvia lento – eppure inesorabile – verso il declino. L’autrice fa suo un fraseggiare che a tratti cede alle espressioni dialettali per conferire autenticità, sempre pacato come un minuetto, validissimo per immergere il lettore in un’atmosfera un po’ alla Goldoni fatta di botteghe del caffè, di gondole che scivolano sull’acqua, di piccole calli fiancheggiate dai canali.

Dai due capitoli scarsi che costituiscono l’estratto reso disponibile gratuitamente non è possibile capire quanto la scrittrice saprà (e vorrà) ricreare la quotidianità di Venezia nello svolgere la sua storia, ma sinceramente spero che le offra un posto di primo piano perché credo che l’ambientazione possa davvero fornire un valore aggiunto per il romanzo.

Innanzitutto perché la città lagunare è davvero unica, con le sue stradine larghe quanto un corridoio di casa, i ponticelli a schiena d’asino, le sontuose dimore che un’aristocrazia poco superba ha umilmente definito ca’ (tant’è che l’unico palazzo a Venezia è Palazzo Ducale). Ma anche perché da quel poco che l’anteprima lascia intuire si percepisce l’affetto con cui l’autrice cerca di tratteggiare la città, di renderne lo splendore che continua a permearla nonostante la potenza marinara di un tempo stia sempre più sbiadendo.

Uno dei simboli della città di Venezia, Palazzo Ducale, quasi immutato oggi rispetto all’epoca d’ambientazione del romanzo

Le poche pagine lette finora mi hanno lasciata con l’impressione di una descrizione intima e credibile di una Serenissima ancora viva e vivace nonostante la perdita della supremazia sul Mediterraneo, una Repubblica – in un’epoca in cui tutto intorno vi erano solo regni – straordinariamente democratica ed egualitaria, il che permette all’autrice di immaginare un protagonista nobile ma lavoratore. La figura di Marco Pisani è appena accennata nell’anteprima del romanzo, eppure se ne possono già cogliere per bocca del suo gondoliere Nani i tratti più distintivi: l’amore per il proprio lavoro, la solerzia, l’impegno.

Mi aspetto che il personaggio venga maggiormente sviluppato col progredire della vicenda, ma già da queste prime pagine ammetto che l’avogadore mi appare come un validissimo protagonista, capace di coniugare in sé tutte le caratteristiche che un buon investigatore dovrebbe possedere. Con il vantaggio, rispetto ai tanti detective dilettanti che negli ultimi anni affollano le pagine della narrativa, di occupare una posizione nella magistratura che gli garantisce l’effettiva possibilità – se non addirittura il dovere – di metter becco nei delitti in cui si imbatte.

E il delitto non si fa attendere, la Minarelli lo situa proprio in apertura al romanzo per stuzzicare la curiosità del lettore che non ha dubbi, ovviamente, sull’innocenza del povero Maso incappato nella macabra scoperta, ma è comunque incuriosito da questo cadavere lasciato riverso in un cantuccio. Chi è il morto? Perché è stato ucciso? Quali ostacoli impediranno una rapida soluzione del mistero?

E’ difficile a mio parere considerare propriamente avvincenti i primi capitoli di un volume di genere investigativo, perché all’autore serve un po’ di tempo per preparare la scena confacente all’omicidio. “Scarlatto veneziano” inoltre ha uno stile scorrevole ma tutt’altro che frenetico, dunque non si può certo definire il suo come un incipit che tenga il lettore incollato alle pagine. Eppure io non ho potuto fare a meno di giudicarlo positivamente perché non solo mi ha stuzzicata l’abbozzo di detective story, ma mi ha intrigata lo sfondo veneziano scelto dalla Minarelli.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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