Opinioni su uno scrittore: Giovannino Guareschi

Prima di dedicare un post ad uno scrittore, ragiono sempre a mente fredda per capire se conosco sufficienti libri dell’autore per poterne dare un giudizio complessivo. E’ inevitabile infatti, a maggior ragione quanto più è vasta la produzione letteraria di una persona, che le diverse opere presentino differenze magari anche significative fra loro, soprattutto in rapporto allo stile o agli argomenti. Già da tempo avevo in mente di scrivere un post sul mio autore italiano prediletto, Giovannino Guareschi, ma esitavo proprio per questa ragione: lo scrittore è celebre in tutto il mondo per la sua dirompente coppia Peppone-Don camillo, tuttavia la sua produzione è molto più vasta ed io non ho certo la pretesa di conoscerla in toto.

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Nato in provincia di Parma nel 1908 e morto sessant’anni dopo, Guareschi vanta non solo una corposa bibliografia ma anche una biografia interessante e a dir poco insolita, ben riassunta dalla prefazione scritta da Marcello Veneziani per il volume “Non solo Don Camillo” di Marco Ferrazzoli: “... bisogna riconoscere i suoi tre paradossi: dopo due anni nei campi di concentramento nazisti, passò per un fascista; dopo aver vinto la battaglia nel ’48, appoggiando la Dc di De Gasperi, finì in galera per la querela del medesimo De Gasperi; dopo aver umanizzato i comunisti, fondò il settimanale più efficace nella lotta al comunismo e là scrisse il primo libro nero del comunismo.

Io d’altra parte non voglio in questo post soffermarmi ad analizzare la personalità di Guareschi né la sua vita, mi limiterò ad una panoramica e rapida analisi della sua produzione. Oltre alle opere più famose, ovvero tutte quelle legate a Don Camillo ed al suo agguerrito antagonista Peppone, l’autore collaborò con (e per un certo periodo diresse) alcuni periodici, ma soprattutto scrisse numerosi altri libri. Non avendone letta che una minima parte, mi dedicherò quest’oggi a tre filoni della narrativa di Guareschi: le storie legate a Don Camillo, i racconti di sapore biografico, i romanzi comici.

Il primo filone ebbe inizio nel 1948 con il romanzo “Don Camillo e Peppone“, opera prima del ciclo di Mondo Piccolo, vasta saga ambientata in un non ben precisato paesotto della Bassa Padana ed i cui indiscussi protagonisti (benché non unici personaggi di rilievo) sono il vigoroso sacerdote vecchio stampo don Camillo ed il suo più strenuo oppositore politico, il sindaco comunista Peppone. Il titolo originale di questa prima raccolta di racconti è in effetti “Mondo Piccolo. Don Camillo” e in questo titolo sono perfettamente riassunti due aspetti chiave che caratterizzano tutta la produzione di Guareschi incentrata sulle avventure e vicissitudini del robusto prete e del suo impetuoso avversario.

Alcune edizioni dei vari libri dedicati a Don Camillo
Alcune edizioni dei vari libri dedicati a Don Camillo

Mondo, innanzitutto: perché l’ambiente nel quale si svolgono le storie narrate è un microcosmo perfettamente formato, un universo tutto sommato chiuso verso le ingerenze esterne e caratterizzato dalle proprie leggi e consuetudini, dalla propria cultura, dai propri personaggi e comportamenti, dai propri ideali ed aspettative. Questo ambiente è quello di un qualsiasi paese di campagna del centro-nord Italia, immerso nella vita agricola ma consapevole che nelle città le fabbriche stanno moltiplicandosi, attaccato alle proprie tradizioni ed almeno inizialmente diffidente verso ciò che proviene da realtà esterne. Un ambiente che probabilmente oggi ci è difficile capire appieno perché non si tratta solo di un paese agricolo tutto sommato prospero anche se perennemente minacciato dalle esondazioni del Po: il borgo di Peppone e don Camillo è un paese che ha visto la guerra, con i partigiani contrapposti ai fascisti, e ora vede i comunisti contrapposti ai cosiddetti reazionari.

Edizioni inglesi del romanzo, che testimoniano la fama raggiunta dal ciclo di Mondo Piccolo anche all'estero
Edizioni inglesi del romanzo, che testimoniano la fama raggiunta dal ciclo di Mondo Piccolo anche all’estero

Ma accanto a questo termine quasi inquietante nella sua completezza e vastità, Guareschi ha posto l’aggettivo piccolo: perché i suoi racconti non hanno per tema imprese mirabolanti o personalità illustri, al contrario narrano la vita di persone comuni, sopra le quali in fondo non si innalzano nemmeno coloro che ricoprono le posizioni di maggior spicco in paese (sindaco e parroco) perché in un placido paese di campagna anche Peppone e don Camillo sono semplici come tutti gli altri abitanti accanto a loro.

Guareschi insieme ai due attori che hanno reso celebri Peppone e don Camillo: Gino Cervi e Fernandel.
Guareschi insieme ai due attori che hanno reso celebri Peppone e don Camillo: Gino Cervi e Fernandel.

In Mondo Piccolo Guareschi attraverso i suoi racconti propone spaccati di un’ipotetica vita reale che a volte commuovono, a volte fanno sorridere, molto spesso si limitano a mostrare come in fondo nella vita di ciascuno pesino i crucci che ci portiamo sulle spalle, spingendoci ad agire talvolta come non vorremmo, ma senza mai riuscire a snaturare il nostro vero carattere che resta magari sepolto a lungo ed in profondità ma poi trova sempre modo di riemergere, almeno per un istante. Tutto ciò di cui parla lo scrittore è permeato dal clima politico dell’epoca – probabilmente insieme al risorgimento uno dei momenti in cui l’Italia recente sentì più forte la tensione partitica e sociale – ma spesso Guareschi stempera i contrasti mostrando come su entrambi i fronti chi davvero agisce sono i singoli individui, spesso forzati a chinare la testa di fronte a direttive dall’alto ma mai piegati al punto da rinnegare ciò in cui credono più profondamente.

Con uno stile narrativo essenziale e di chiara impronta giornalistica, lo scrittore nel corso degli anni ha immaginato storie che dietro un’apparente leggerezza (trasformata spesso nelle cinque pellicole prodotte fra il 1952 e il 1965 in fonte di risate e sorrisi) sanno offrire lo spunto per tante altre riflessioni sugli argomenti più disparati.

In parte simili sono le opere appartenenti al filone autobiografico, come il “Corrierino delle famiglie“, “Vita in famiglia“, “La scoperta di Milano” o “La famiglia Guareschi. Racconti di una famiglia qualunque“. Anche in questo caso l’autore parla di vicende quotidiane, banali nella loro normalità, ma come efficacemente spiegato dallo scrittore stesso nella sua introduzione al “Corrierino delle famiglie” l’intento di Guareschi con questi scritti è proprio quello di dar voce a problemi che sono quelli di tutti, a pensieri e difficoltà condivisi, in modo che chiunque si senta un po’ alleggerito dalla consapevolezza che quelle ansie o quei dubbi non sono solo suoi.

Due diverse edizioni de "Il corrierino delle famiglie"
Due diverse edizioni del “Corrierino delle famiglie”

Questi brevi racconti appunto perché parlano di fatti o episodi che possono effettivamente accadere a chiunque suscitano un forte senso di immedesimazione, soprattutto quando mettono in evidenza non soltanto una vicenda ma soprattutto l’introspezione dei personaggi che l’hanno vissuta. Perché dagli scritti di Guareschi traspaiono sentimenti, emozioni e pensieri che tutti possiamo condividere: il rapporto affettuoso ma non sempre sereno con il marito o la moglie che ci sono accanto ormai da molti anni, l’amore venato talvolta di orgoglio e talvolta di esasperazione per i figli, il rimpianto per qualcosa di bello che è venuto a mancare, l’amarezza per aver subito un’ingiustizia e per averla dovuta accettare non essendo in posizione tale da ribellarvisi.

I temi toccati dall’autore sono i più svariati, spesso prendendo come pretesto qualcosa di banale (una gita fuori città, un brutto voto a scuola, l’errata consegna di un pacco da parte del postino) Guareschi riesce a coniugare riflessioni profonde e un’immancabile vena di umorismo, caratteristica inconfondibile del suo stile che viene meno solo nei passaggi più commoventi (come la lettera per l’attestato di benemerenza inviato alla madre ma giunto dopo la sua morte).

Al terzo filone della produzione di Guareschi appartengono romanzi come “Il destino si chiama Clotilde” oppure “Il marito in collegio“: libri quasi fantastici a causa dell’umorismo paradossale che li contraddistingue in ogni passaggio, ogni battuta, ogni circostanza narrata. Sono sicuramente queste le opere in cui l’ironia tipica dell’autore esplode letteralmente, andando a creare realtà simili a quella oggettiva ma tanto esagerate da scatenare istantaneamente il riso. Come altro reagire infatti ad un’ereditiera che per capriccio fa rapire tre uomini deportandoli su un’isoletta in mezzo all’atlantico, oppure ad una famiglia di pretese aristocratiche che costretta dalle circostanze ad accogliere nel suo seno un umile plebeo lo spedisce subito in collegio ad apprendere lettere e buone maniere nonostante l’uomo abbia praticamente trent’anni?

Varie edizioni de "Il destino si chiama Clotilde"
Varie edizioni de “Il destino si chiama Clotilde”

Sicuramente queste sono le opere più scanzonate dell’autore, quelle in cui le vicende sono tanto assurde da perdere ogni credibilità e diventare semplicemente una perenne fonte di ilarità. Eppure anche con questi romanzi Guareschi è capace di sorprendere e far riflettere, perché mai le cose sono realmente quello che sembrava inizialmente e con il progredire della narrazione non mancano colpi di scena ed introspezione dei personaggi.

Un aspetto infatti che mi ha colpita in tutte le opere di Guareschi che io abbia letto finora è la sua capacità di approfondire i personaggi tratteggiati, in modo tale da renderli sempre vivi, a tutto tondo anche quando servano solo come comprimari dall’atteggiamento un po’ stereotipato o macchiettistico. A mio parere è anche grazie a questa indiscutibile abilità dello scrittore se le sue opere sono ancora tanto lette ed apprezzate, anche a distanza di molti anni dal momento della loro prima pubblicazione, quando ormai non possono che apparire superati tanti degli atteggiamenti e delle consuetudini descritti da Guareschi. I suoi libri conservano comunque una notevole attualità perché scavano nell’interiorità umana, mettendo in luce sogni, speranza, emozioni, ambizioni che – in fondo – sono sempre gli stessi da centinaia se non migliaia di anni.

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