“Scarlatto veneziano” di Maria Luisa Minarelli – Recensione

[Titolo originale: Scarlatto veneziano -Veneziano Series #1]

Il mio giudizio in breve:

Interessante giallo storico ambientato nella decadente ma ancora viva Venezia di metà Settecento, che proprio nella particolare ambientazione vede la sua nota distintiva. La componente mystery è ben calibrata anche se forse un po’ prevedibile, i protagonisti abbastanza fuori dall’ordinario ma non eccessivamente anacronistici. Nel complesso la narrazione anche se un po’ lenta procede mantenendo viva l’attenzione dei lettori grazie anche ad un vago accenno di paranormale.

Inizio questa recensione parlando di quello che è a mio parere il pregio maggiore del libro e dell’autrice: aver saputo non soltanto ambientare la vicenda a Venezia, ma aver fatto rivivere il fasto (già in parte decadente) di una città unica. Chi mi conosce – personalmente o anche solo dal blog – probabilmente sa che con il capoluogo lagunare ho un legame speciale e può quindi capire come le mie attese nel leggere il romanzo fossero alte. Ammetto però che sono state soddisfatte quasi in toto grazie ad un’accurato lavoro di ricerca da parte della Minarelli.

Scarlatto veneziano” cala i lettori nella Venezia di metà Settecento ricostruendola con minuzia e ricchezza di dettagli. Che si tratti delle espressioni in veneziano, dei cibi tipici, delle tradizioni storiche o dei riti quotidiani, la scrittrice è riuscita a tratteggiare una realtà lontana da noi quasi tre secoli conferendole vividezza e realismo. Soprattutto in alcuni passaggi pare quasi di sentire i suoni o gli odori del tempo, di avvertire sulla pelle l’umidore della nebbia fredda che si addensa nei sotopòrteghi, di scendere da una gondola per incamminarsi in una calle stretta ed affollata.

Sicuramente non tutto quello che viene descritto nel libro è sempre realistico, ma è comunque plausibile e rende pienamente l’atmosfera che caratterizzò il Settecento veneziano, epoca di luci e ombre, di splendore e di miserie. Trattandosi di un giallo la Minarelli si focalizza ovviamente sulla giustizia (contorta all’epoca rispetto ai canoni odierni, ma meno arzigogolata e classista nella Serenissima rispetto a parecchi altri luoghi italiani e non), ma offrendo un affresco piàù ampio nel quale si incastrano l’ambientazione, i personaggi (reali e fittizi), le vicende delittuose che costituiscono il nucleo della trama.

Chiarito dunque che il pregio maggiore del romanzo risiede a mio parere nel suo sfondo e nella Venezia misteriosa ed intrigante presentata dall’autrice, il volume si qualifica comunque come un buon giallo classico raffinato e dal ritmo pacato. Non credo che si possa definire “Scarlatto veneziano” un titolo che conquista, tuttavia convince ed avvince grazie alla sua straordinaria ricostruzione storica e ad un cast di personaggi che pur senza essere eccessivamente approfonditi si relazionano bene gli uni con gli altri.

La storia si apre con una morte improvvisa e violenta in una gelida notte di inizio dicembre: lo strangolamento di un nobile impoverito sul cui cadavere viene ritrovato uno strano pezzo di corda sfilacciato e dalla trama insolita. Questo delitto porterà il protagonista, il magistrato Marco Pisani, ad affrontare indagini che coinvolgeranno personaggi di ogni ceto sociale (dalle cortigiane ai gondolieri, dai patrizi di antica nobiltà agli uomini che lavorano all’Arsenale) e sveleranno intrighi, scelleratezze, vendette e cupidigia.

Anche se dal punto di vista del protagonista il caso su cui far luce appare intricato, in realtà per il lettore il risvolto investigativo è abbastanza prevedibile, per quanto ben condotto, e risulta interessante soprattutto perché nonostante una certa linearità di fondo la Minarelli lo presenta con svolte, scoperte fortuite, indizi contraddittori.

Venezia in una brumosa giornata dicembrina, non troppo dissimile da come poteva apparire a Pisani ed ai suoi compagni (lampioni a parte)

A rendere avvincente le indagini è anche il fatto che esse siano condotte in larga parte dallo stesso Pisani, sdegnando la collaborazione istituzionale degli sbirri e preferendole invece quella di persone con le quali ha un legame più stretto: la bella e intraprendente Chiara, l’avvocato Daniele Zan (come l’avogadore poco amante delle cerimonie e delle regole), il sagace e un po’ pettegolo gondoliere Nani.

Il rapporto che queste figure hanno tra di loro e con gli altri personaggi è vivace, a volte insolito ma mai sopra le righe, decisivo non solo per far progredire le indagini ma anche per delineare meglio il carattere di ciascuono. E questa vividezza compensa in larga parte il ritmo tendenzialmente lento della narrazione perché evidenzia quante scoperte inattese (anche in campo sentimentale) si possono fare a patto di non seguire pedissequamente le consuetudini.

Anche il dono da sensitiva di Chiara Renier, che pure avrebbe potuto non essere introdotto, non stona nella vicenda d’insieme perché l’autrice ha il buon senso di mantenerlo in tono minore e centellinarne il ricorso a pochi momenti. Le visioni di Chiara mettono in campo quel mantello di scarlatto veneziano da cui il romanzo prende il titolo (e che altrimenti non sarebbe nominato che sul finale), indirizzano Pisani e Zen su una pista piuttosto che un’altra, ma non sono decisive al punto da mettere in ombra il resto delle azioni intraprese dal protagonista.

In definitiva “Scarlatto veneziano” pur senza entusiasmare è un libro piacevole, decisamente sopra la media, indicato soprattutto per gli amanti del giallo o delle ricostruzioni storiche. Personalmente l’ho apprezzato e sono curiosa di leggere il secondo volume della trilogia scritta dalla Minarelli, “Oro veneziano“.

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