“L’isola del nonno” di Benji Davies – Presentazione

Come credo di aver già scritto qui sul blog, non credo che un libro da solo possa risolvere i problemi dei bambini, siano essi la fase di capricci tipica dei terrible two piuttosto che l’incapacità di gestire la rabbia, la gelosia per la nascita di un fratellino o di una sorellina, il non voler mangiare le verdure oppure il sentirsi esclusi dai compagni di scuola. Tutte le volte che si deve affrontare un tema importante io sono restia a pensare che si possa essere il libro perfetto che come una bacchetta magica sistema la situazione, tuttavia ritengo che esistano molti validi testi che aiutano a mettere in risalto l’argomento, che spingono a riflettere, che fanno emergere i diversi punti di vista e le possibili soluzioni.

isolanonno

L’isola del nonno” secondo me fa proprio questo, affrontando il tema del lutto ed accompagnando i bambini in un percorso che possa aiutarli a superare la perdita di un familiare soprattutto facendo leva sui ricordi che di quella persona si conservano nel cuore. L’artista inglese Benji Davies, del quale ho già presentato “Sulla collina“, nelle 36 pagine di questo albo pubblicato da EDT-Giralangolo rimane perennemente in bilico fra realtà e fantasia, fra oggettività e suggestioni.

La storia ha per protagonista un bimbo che, andato a trovare il nonno nella sua originale casa in stile faro, lo raggiunge in soffitta, una stanza che ancora non aveva esplorato; qui i due personaggi vedono una pesante porta di metallo nascosta da un panno e superandola si trovano sul ponte di una nave che presto salpa verso il mare aperto. La navigazione porta nonno e nipote su un’isola ricca di vegetazione rigogliosa, di animali coloratissimi, un luogo dove divertirsi a costruire capanne, tuffarsi nelle cascate, bere il tè con scimmie e oranghi. Il tempo trascorso sull’isola sembra perfetto, sereno, addirittura il nonno ha gettato via il suo bastone e si arrampica sui tronchi per andare a dipingere un quadro che riproduca il paesaggio circostante. Strano dunque che quando il nonno affermi di voler rimanere lì il suo viso sia in effetti corrucciato … eppure il nonno si ferma davvero sull’isola, tant’è che suo nipote Syd torna alla nave da solo e da solo compie il viaggio verso casa.

La verità di quanto è accaduto diventa evidente soltanto il giorno seguente, quando Syd torna alla casa del nonno e la vede grigia, polverosa, silenziosa. Sale in soffitta ma non c’è più il nonno, così come non ci sono nemmeno tanti oggetti che solo il giorno prima vi erano accatastati un po’ alla rinfusa e non c’è la porta metallica che li aveva condotti alla nave. Quando già il bambino sembra dubitare di aver vissuto davvero quella giornata straordinaria, ecco però giungere un pellicano con un messaggio nel becco – un’immagine del nonno, sorridente in mezzo agli amici che si è fatto sull’isola tropicale.

Ecco la soffitta con la misteriosa porta di metallo
Ecco la soffitta con la misteriosa porta di metallo (dall’edizione in lingua inglese del libro)

Non so che altro aggiungere, credo che la delicatezza dell’approccio scelto da Davies per accostarsi al tema del lutto sia davvero notevole. Perché l’autore non parla esplicitamente di morte, non mette in evidenza il dolore; al contrario sottolinea i momenti felici trascorsi insieme, l’importanza dei ricordi, il modo in cui aver condiviso del tempo con un’altra persona abbia contribuito a far crescere entrambe e ad influenzare la loro vita o il loro comportamento. La tristezza non viene negata ma la separazione dal nonno ritratta in maniera indiretta diventa meno straziante ed acquista serenità dal parallelo di quello che cristianamente definiamo Paradiso con una sorta di paradiso terrestre pieno di colore, di sole, di libertà – un luogo bello dove si è felici e dove restano le persone care che non sono più con noi.

Se dunque la componente testuale del libro è evocativa e molto toccante, le immagini le fanno da perfetto complemento. Disegni ricchi di colore e di dettagli, un tratto morbido e nessun contorno netto o con colori a contrasto, una gran brillantezza che ricrea benissimo il senso di luminosità dell’isola tropicale sono le caratteristiche dello stile di Davies che già avevo notato in “Sulla collina” e che ho ritrovato qui. Unite ad un costante intreccio fra il mondo reale rappresentato dalla casa del nonno e quello fatto di sentimenti, ricordi, fantasia rappresentato dall’isola, intreccio che è facile rintracciare nei particolari come il grammofono, il pelouches o la teiera che passano alternativamente dall’uno all’altro ambiente.

Mentre questa è la rigogliosa, verdissima isola tropicale dove la nave conduce Syd e suo nonno
Mentre questa è la rigogliosa, verdissima isola tropicale dove la nave conduce Syd e suo nonno

Persino la scelta di dedicare al disegno l’intera facciata o una piccola porzione di essa mi sembra attentamente studiata, come testimonia il fatto che le illustrazioni a pagina piena corrispondono effettivamente alle scene che sembrano aver bisogno di più spazio per contenere le loro ricchezze non solo grafiche ma emotive: la casa del nonno (condivisa fra lui e l’amato nipote), la nave (ancorata alla città ma piena della speranza per il viaggio che a breve inizierà), l’isola (in attesa dei due protagonisti con tutto il suo rigoglio, il suo splendore, la sua luce).

La mia esperienza: ho sfogliato questo squisito albo illustrato in libreria senza conoscerne la tematica, semplicemente attratta dalla copertina e dal nome dell’autore che già conoscevo. Alla fine non acquistato “L’isola del nonno” perché i miei figli hanno perso entrambi i nonni alcuni anni fa e quindi ormai la perdita è stata superata, tuttavia ammetto che sono stata tentata di portare a casa il libro perché la sua storia e il suo messaggio sono comunque toccanti e delicati, anche se non si desideri trattare in particolare l’aspetto della morte di una persona cara.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 5 anni – lettura autonoma dai 6 anni e mezzo

Valutazione: acquisto assolutamente consigliato! 03-reading-a-book

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