“L’isola dell’amore” di Sarah Morgan – Recensione

[Titolo originale: Million Dollar Love Child]

Il mio giudizio in breve:

Romanzo deludente e semplicistico, privo di qualsiasi realismo così come di spessore o introspezione dei personaggi. I protagonisti non provano altro che una forte attrazione fisica reciproca, lui è un maniaco del controllo e ha la mentalità di un cavernicolo, lei un’ipotetica madre affezionata che non porta con sé nemmeno una foto del figlio e non sa fare altro che lasciarsi tiranneggiare da Luc solo perché a letto è focoso e appassionato. Una delle letture più insulse e inutili che io ricordi.

Dopo aver letto la piacevolissima trilogia dedicata dall’autrice ai fratelli O’Neil (“Mentre fuori nevica“, “All’improvviso la scorsa estate” e “Accade a Natale“), quando in un mercatino dell’usato mi sono imbattuta in un romanzo firmato Sarah Morgan non ho esitato ad acquistarlo. Ammetto che il mondo Harmony non mi ha mai entusiasmata, ritengo le collane cui fa da cappello questa “firma” troppo scontate e improbabili, tuttavia ero fiduciosa che questa scrittrice in particolare non mi avrebbe delusa. Che dire, raramente le mie aspettative sono state così mal riposte: non solo “L’isola dell’amore” non ha nessuno dei bei dialoghi o delle situazioni divertenti che si potevano trovare negli altri  suoi libri  – quel che è peggio è che storia e personaggi sono assolutamente irrealistici, piatti, privi di interesse.

La vicenda ha un avvio di quelli dritti al punto e mostra la bellissima ma emotivamente fragile Kimberley costretta a tornare in Brasile sette anni dopo la fine di una tumultuosa relazione col miliardario Luc perché ha un disperato bisogno di cinque milioni di dollari. Qualcuno infatti minaccia di rapirle il figlio (avuto appunto da Luc nel corso della loro appassionata ma breve storia) tuttavia Kimberley ha un ulteriore motivo di ansia nel fatto che in realtà Luc non ha mai saputo del bambino. Né la situazione migliora quando la donna riesce a parlare con l’uomo e lui, fedele alla sua fama di seduttore ma anche di individuo alieno dall’amore inteso come sentimento oltre che come passione fisica, pur rifiutando di credere all’esistenza di un figlio accetta di darle il denaro a patto che lei rimanga con lui per due settimane.

Che dire, persino le critiche sembrano sprecate per uno spunto che è risibile già a scriverne il riassunto. Ma davvero un uomo sensuale, potente, ricco, bello, paga una donna cinque milioni per portarla sulla propria isola privata quindici giorni a rotolarsi fra le lenzuola ventitré ore su ventiquattro? Lo stesso uomo che sette anni prima non solo l’aveva – apparentemente – tradita durante la loro relazione ma che poi l’aveva fatta addirittura condurre scortata all’aeroporto per assicurarsi che venisse allontanata dal Brasile?

Se lo spunto per l’avvio del romanzo è debole, altrettanto purtroppo si deve dire del suo evolversi. Ben lontana dalle movimentate vicende degli O’Neil, la storia di Kimberley e Luc vive di fatto tre soli momenti cardine, tutti poco plausibili se non completamente assurdi. Il primo è l’incontro dei protagonisti, quando Kimberley non riesce a dare uno straccio di prova dell’esistenza di un figlio di sei anni e Luc di conseguenza si ostina a non crederle. Ma poco male, la coppia non riesce a staccarsi gli occhi e le mani di dosso – come testimonia un focoso “incidente” in ascensore che non mi aspetterei nemmeno da una coppia di adolescenti alla prima cotta – e quindi l’epilogo di questi primi capitoli è un rapido volo sull’isola dell’amore richiamata dal titolo italiano.

Qui ci si potrebbe attendere una spirale sempre più incandescente di passione, invece la Morgan salta quasi a piè pari due settimane di sesso sbalorditivo e splendido per arrivare al momento della verità. Kimberley, avuti i suoi cinque milioni e un numero quasi paragonabile di orgasmi mozzafiato, è ben decisa a partire prima che Luc le spezzi il cuore; lui d’altronde non vuole lasciarla andare a sorprendentemente è disposto a partire a sua volta per Londra pur di continuare a vederla. E così a Londra si ritrova a fissare un suo giovanissimo alter-ego, capendo finalmente che il misterioso figlio dell’amore esiste.

La grande rivelazione costituisce il punto di svolta nel rapporto dei protagonisti, infatti l’uomo pur di sposarsi e dare una famiglia al bambino accetta di frequentare Kimberley per un mese senza andarci mai a letto insieme. Ammetto che qui la mia speranza si è rinfocolata, mi aspettavo bei dialoghi, introspezione, qualche scena divertente … la Morgan invece ancora una volta fa un brusco salto avanti nella vicenda e arriva proprio allo scadere del mese per mostrare una nuova minaccia da parte del ricattatore misterioso (che pretende il doppio della cifra già ricevuta), evento drammatico che prima separa e poi avvicina definitivamente la coppia per condurla ad uno zuccheroso “e vissero felici (ricchissimi) e contenti“.

Splendida fotografia di un gruppo di isole brasiliane che sono in vendita, acquistabili da privati sufficientemente ricchi per farlo

E’ immediato osservare come questa trama sia scontata nel suo sviluppo generale e non posso che confermarne la debolezza anche a livelli più specifici, in altre parole l’intera storia non sta né in cielo né in terra. Perché mai una persona dovrebbe pagare un riscatto (addirittura di cinque milioni) prima ancora che un presunto rapitore abbia fatto qualcosa di più che lanciare minacce? E se proprio la donna è preoccupata per l’incolumità del figlio, è davvero la scelta migliore lasciarlo a Londra mentre lei vola letteralmente al di là del mondo? Perché Kimberley non è riuscita a parlare con Luc appena scoperta la gravidanza, mentre sette anni dopo ci riesce senza troppa fatica? Possibile che Santoro sborsi sull’unghia cinque milioni di dollari e non cerchi minimamente di scoprire se quei soldi vengono effettivamente convogliati verso conti misteriosi come si presume sia quello del ricattatore?

Ma a dare il colpo di grazia ad un romanzo banale e mediocre è soprattutto l’intollerabile caratterizzazione dei protagonisti: Luc è un maniaco del controllo incapace di avere un rapporto sano con l’altro sesso, Kimberley una testa vuota pronta a sopportare qualunque maltrattamento (emotivo se non fisico) in nome di un sentimento che lei etichetta come amore ma che a ben guardare è solo piacere fisico.

Io sono rimasta agghiacciata dalla frase “Non le importava che lui fosse tirannico e chiuso, non le importava che fosse l’uomo sbagliato. Non le importava nemmeno che Luc non la amasse. Kimberley lo amava ugualmente.” Evidentemente la donna ha un istinto da martire che supera quello di sopravvivenza, mentre Santoro può rodersi il fegato per il mese di astinenza tranquillamente evitabile: Kimberley lo avrebbe sposato comunque, non importa quanto il comportamento di lui fosse abominevole. A patto di essere bello ricco e abilissimo amante, per un uomo il futuro è sempre roseo.

Insomma, inutile che io continui a criticare questo romanzo, visto che ci ha pensato l’autrice a massacrarlo fino all’inverosimile. “L’isola dell’amore” è un libro deludente che non consiglio assolutamente, suggerendo piuttosto a chi non conosca ancora la Morgan di accostarsi alle opere che la scrittrice ha dedicato ai ben più fascinosi fratelli O’Neil. Loro sì sono virili e seducenti, e le loro disavventure amorose forse non realistiche al 100% ma infinitamente più godibili di questa assurda vicenda.

Voto: gifVotoPiccola

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