“Il primo caso di Agatha Raisin” di M.C. Beaton – Recensione

[Titolo originale: Agatha’s First Case]

Il mio giudizio in breve:

Racconto abbastanza breve che con il tipico stile dell’autrice mostra le origini di un personaggio che il pubblico conosce ormai abbastanza bene. Lo stile è scorrevole, il caso giallo tutto sommato intrigante, la personalità di Agatha un po’ in contrasto con quella della cinquantenne brusca e maleducata dipinta dalla Beaton negli altri romanzi. Piacevole ma se ne può anche fare a meno.

Sono sincera, il primo sentimento che ho provato leggendo quest’opera della Beaton è stato delusione, essenzialmente perché io mi aspettavo un romanzo come gli altri che avevo già letto ed invece “Il primo caso di Agatha Raisin” è soltanto un racconto sulla quarantina di pagine.

Colpa mia che prima dell’acquisto non ho fatto attenzione alla descrizione del volume, ed infatti documentandomi (a posteriori!) ho scoperto che “Agatha’s First Case” è la terza storia breve scritta dalla Beaton con protagonista l’ex PR Agatha, pubblicata dopo “Agatha Raisin and the Christmas Crumble” del 2012 e “Agatha Raisin: Hell’s Bells” dell’anno seguente. Ciò che contraddistingue questo racconto e ne spiega (immagino) la pubblicazione anche in Italia a differenza degli altri due che ho citato e che a quanto ne so non sono stati ancora tradotti nella penisola, è la sua collocazione temporale nell’universo narrativo dell’autrice.

Il primo caso di Agatha Raisin” infatti, proprio come lascia intuire il titolo, descrive le vicissitudini di un’Agatha giovane, graziosa ed assai meno cinica della donna fragile e solitaria a cui i lettori sono ormai abituati. Questa volta la storia è ambientata una trentina d’anni prima che la protagonista lasci il suo redditizio lavoro per trasferirsi a Carsely; al momento a Londra Agatha ci è appena arrivata e si muove ancora sui gradini più bassi della scala sociale: vive in un brutto monolocale, compra gli abiti nei negozi dell’usato, fa economia su tutto (eccetto i taxi) e ancora non ha sviluppato l’insensibilità che la caratterizzerà in seguito.

Al contrario, il mondo di Agatha cambia d’un tratto proprio grazie alla sua capacità di indignarsi per il comportamento altrui e di provare compassione ed empatia per chi è in difficoltà. Inviata infatti dalla sua datrice di lavoro a comunicare ad un uomo sospettato di aver ucciso la moglie che l’agenzia di pubbliche relazioni, viste le circostanze, non intende più rappresentarlo, improvvisamente Agatha sbotta che lei non ha il pelo sullo stomaco per un simile voltafaccia e preferisce licenziarsi. Sarà proprio questo sfogo a trasformare il mogio sospettato nel suo mecenate, con il quale la ventiseinne e già intraprendente donzella si sdebiterà scoprendo il reale autore del delitto.

Che dire, da un lato (nonostante la sua brevità) “Il primo caso di Agatha Raisin” è perfettamente in linea con lo stile che la Beaton ha mantenuto nei diversi romanzi della serie dedicata ad Agatha. Anche qui infatti si ritrova una narrazione leggera, scorrevole, che si ferma più sulle persone e sulle dilettantesche imprese della protagonista che non sulla raccolta di indizi o sul controllo degli alibi. Certo, Agatha si impegna e arriva persino a travestirsi con una parrucca bionda per entrare in un locale per lesbiche, ma la sensazione è quella di sempre: che questa donna (a venticinque come a cinquantacinque anni) segua l’istinto e non abbia mai una pista ben definita né un modus operandi preciso.

Copertina dell’edizione elettronica in lingua inglese del racconto

Trattandosi poi di una storia breve non stona nemmeno troppo lo scarso rilievo dato alla componente investigativa; perché in realtà sebbene manchino, come ho già sottolineato, aspetti di solito cruciali nei gialli quali gli interrogatori dei sospettati, il vaglio degli alibi, la raccolta degli indizi, tuttavia le indagini messe in piedi dalla protagonista sono il cuore della vicenda e la movimentano piacevolmente fino a condurre alla conclusione, che come d’abitudine vede Agatha nei guai perché non ha esitato ad affrontare sola il colpevole.

A non convincermi molto in questo racconto sono invece due aspetti a modo loro marginali ma, per quanto mi riguarda, fastidiosi perché tolgono coerenza all’universo narrativo della Beaton e ad Agatha in particolare. Innanzitutto il gran colpo di fortuna che permette alla protagonista, praticamente dall’oggi al domani, non solo di aprire una propria agenzia di pubbliche relazioni ma anche di farlo in una bella zona di Londra, di poter assumere del personale, di avere denaro abbastanza anche per un appartamento spazioso ed elegante. Nulla in tutte le riflessioni lavorative e le reminescenze fatte dalla cinquantenne pensionata ritiratasi in campagna ha mai lasciato intuire un inizio di carriera così fortuito.

Così come mi pare strano che nel corso delle sue dilettantesche investigazioni su quiche avvelenate, veterinari dediti al ricatto, antipatiche giardiniere, una donna egocentrica e sempre pronta a ritoccare un po’ la realtà per mettersi in mostra non abbia mai accennato al modo in cui da giovane aveva aiutato la polizia a risolvere un caso di omicidio. Naturalmente non ci sono accenni del genere nei romanzi della Beaton perché essi sono precedenti alla scrittura di “Il primo caso di Agatha Raisin“, ma a questo punto personalmente avrei evitato di scrivere un prequel – o perlomeno lo avrei strutturato in modo che stridesse meno con quello che l’autrice aveva già delineato negli altri volumi.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

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