La parola ai lettori: una scena clou de “Il figlio del diavolo” di Georgette Heyer

Un po’ come avevo fatto parecchi mesi fa con una discussione correlata alla coppia di volumi “Nelle tue mani” e “Orgoglio domato” di Delly, ed addirittura oltre un anno fa in relazione al libro “La pedina scambiata” di Georgette Heyer, anche il post di oggi nasce come replica al commento di un lettore. Proprio come me anche Pietro è diventato un estimatore della cosiddetta creatrice del romanzo Regency, il che lo porta (esattamente come accade alla sottoscritta) a rileggere più volte i libri della Heyer, o magari anche solo i passi preferiti di alcuni di essi.

Lo spunto per questo articolo nasce appunto dal commento di Pietro alla mia recensione de “Il figlio del diavolo, commento che mi sono permessa di estrapolare da quel post per dare maggior spazio sia alle osservazioni di Pietro che alle mie repliche in proposito.

Non ho trovato immagini di pranzi in una locanda intorno al 1780, ma la moda dell’epoca era questa e dunque l’aspetto dei protagonisti del romanzo non poteva essere molto diverso

Questa l’introduzione di Pietro alla discussione:

Alla fine sono riuscito a trovare un decente ritaglio di tempo per parlare del passo che più mi ha colpito de “Il figlio del diavolo”. Come (credo) ebbi modo di accennarti si parla dell’incontro tra Mary Challoner e il Duca di Avon nella locanda francese, verso la fine del romanzo. Tra tutte le bellissime scene descritte nei suoi romanzi questa, a mio parere, merita la palma di migliore in assoluto (la seconda si trova ne “La pedina scambiata” e la terza in “Matrimonio alla moda”).

Ebbene, per quanto mi riguarda non posso che dare ragione a Pietro! Quella a cui allude è anche una delle mie scene preferite, nonostante negli anni abbia aumentato la lista di paragrafi in lizza per guadagnarsi un posto sul podio della mia personale classica best of Georgette Heyer. Ma l’incontro in una sperduta locanda francese tra l’afflitta Mary ed il sempre inappuntabile duca di Avon non penso verrà mai scalzato perché riassume in sé una delle caratteristiche che più amo dei libri di questa autrice: i suoi dialoghi squisitamente cesellati.

Parto anzitutto con il modo in cui il Duca appare alla stanchissima Mary, tutto agli occhi della fanciulla lo fa apparire come una persona assolutamente fuori dal comune e nonostante lei provi un certo timore e imbarazzo si lascia aiutare nelle sue difficoltà sino ad accettare un invito a cena.

Quello che per me è il punto forte dell’introduzione del duca sulla scena è l’abilità con cui la Heyer lo presenta in un perenne gioco di svelo – non svelo. Per i lettori che conoscono il personaggio dalle sue gesta ne “La pedina scambiata” è ovvio che quest’uomo distaccato, curiosamente onnisciente eppure imperturbabile, non può essere altri che lo spietato Satana da cui persino il marchese di Vidal è intimidito. Ma l’autrice è abile nel darne un ritratto che, agli occhi ignari di Mary, è quanto di più lontano dalle chiacchiere sul duca siano mai giunte alle orecchie della fanciulla. Il che rende il fraintendimento da parte della protagonista credibile e per questo piacevolissimo da seguire.

Una volta a tavola il gioco passa sottilmente nelle mani del Duca. Il quale, alla fine della cena, con sottigliezza mista a gentilezza fa parlare Mary delle sue avventure sia in terra di Francia che d’Inghilterra. Il dialogo tra loro due è godibilissimo, e da ogni intervento del Duca si riesce a percepire la crescente stima, cosa rara in lui, che ha per la ragazza (ti confesso che ogni volta che rileggo il passo in cui lei dice di avere sparato a Vidal mi scappa un sorriso), nonché la disapprovazione che ha per alcuni comportamenti del figlio. Se vado avanti così finisco per riportare tutte le loro frasi e il mio commento diventa lungo come Guerra e Pace. Ti dico solo che riapro il libro, a volte, solo e unicamente per rileggere questo capitolo e non mi stanco mai di farlo!

Non posso che concordare nuovamente, la conversazione fra il duca e Mary è magistrale. Da un lato la Heyer la sfrutta per far conoscere al personaggio più sinistramente potente che lei abbia creato la reale situazione dei fatti, garantendosi un mix di toni smorzati e pacatezza che un dialogo fra il duca e suo figlio non avrebbe mai potuto avere (ed evitando i pettegolezzi più o meno in buona fede che altri comprimari avrebbero potuto introdurre). Dall’altro l’autrice ha saputo rendere evidente l’ammirazione e approvazione di Avon per Mary senza per questo snaturare una figura che non è mai stata né sdolcinata né prona alle opinioni altrui. Il tutto con battute memorabili che noi amanti della Heyer rileggiamo più e più volte con piacere.

Tre copertine inglesi del romanzo che evidenziano alcuni momenti chiave della storia: l’uccisione da parte di Vidal di un bandito (il che lo costringe a recarsi in Francia), la partenza di lui e Mary dall’Inghilterra, la drammatica scena in cui Vidal ritrova Mary in compagnia di Frederick dopo la fuga da Parigi.

Che dire poi della conclusione della serata, quando arriva il Marchese di Vidal? La figura del Duca che emerge prepotentemente a dominare la situazione. La paura di Mary, che dopo aver capito chi era il suo ospite si trasforma in fortissimo imbarazzo; ma soprattutto la rabbia e la ferocia del giovane Vidal che vengono ridotte al silenzio con due sole frasi (la migliore: “se avessi saputo che ero qui… avresti forse fatto il tuo ingresso con maggiore rispetto per le regole. Mi permetterai di dirti che considero i tuoi modi davvero esecrabili”…bellissima!).

Il sopraggiungere di Vidal è indiscutibilmente la chiusura perfetta della scena. Sarebbe stato arduo svelare in modo diverso l’identità del duca agli occhi di Mary: magari un servitore avrebbe potuto lasciar intuire chi fosse l’anziano gentiluomo, ma in quel caso la portata della scoperta sarebbe rimasta ancora racchiusa nell’intimità creatasi fra Avon e Mary. Invece era il momento perfetto per far entrare in gioco anche Dominic, così da farlo interagire sia con la donna amata sia con il padre (dopo che l’autrice ne aveva tratteggiato un rapido confronto con l’adorata madre).

Che io sappia non esistono trasposizioni cinematografiche di questo romanzo, ma questi potrebbero tutto sommato essere una credibile coppia protagonista

Alla fine riappare l’affetto che il Duca prova comunque per il suo selvaggio pargolo, soprattutto quando va a descrivere come egli stesso (aiutato dal nonno di Mary) si sia dato da fare, all’insaputa di tutti, per assicurare che il buon nome di Mary fosse salvaguardato dagli scandali e che i due fidanzati potessero fare in armonia il primo passo della loro vita insieme. Smentendo con questo parzialmente, agli occhi del lettore, il suo essere sinistro e senza scrupoli.

Le spiegazioni del duca sulle misure intraprese insieme al nonno di Mary per arginare i pettegolezzi non sono probabilmente godibili come le pagine che le precedono, ma (come è abitudine della Heyer) “mettono a posto” le cose ed allacciano alla perfezione tutti i fili ancora in sospeso nella narrazione.

Dopo la commozione della scena nella precedente locanda (mi riferisco a quella in cui si fronteggiano Mary, Vidal, Frederick e Juliana) era chiaro che direzione avrebbero preso le due coppie, ma effettivamente molti dettagli di contorno rimanevano a disturbare un completo lieto fine. L’autrice grazie all’intervento del duca e del generale Challoner spazza via ogni residua difficoltà, proprio come nel capitolo seguente farà con l’apparente sfavore della duchessa per le nozze di Vidal ed apre la strada ad una conclusione compiuta e a tutto tondo del romanzo.

Qui Daniela concludo. Sarà magari una sciocchezza, ma sarebbe bello vedere una scena come questa trasposta in video, chissà se renderebbe? Ma forse no.

Secondo me renderebbe, con gli attori giusti (che mi immagino più come bravi caratteristi che come “bei faccini”). So che l’ambientazione è tutt’altra, ma la tua frase mi ha fatto venire in mente uno dei miei film preferiti, Scandalo a Filadelfia, con uno stellare cast composto da Katharine Hepburn, Cary Grant e James Stewart. Tutta la pellicola è splendida, ma c’è una scena all’inizio che trovo emblematica per mostrare come attori validi e un buon regista (in questo caso George Cukor), possano fare la differenza nel portare la magia sullo schermo.

Scatto promozionale della pellicola Scandalo a Filadelfia: da sinistra verso destra cary Grant, James Stewart e John Howard sostengono una sorridente Katharine Hepburn.

Mi riferisco alla scena in cui Cary Grant (che impersona l’ex marito della Hepburn, uomo appartenente alla miglior società di Philadelphia proprio come la sua ex moglie) per arginare danni più gravi accetta di prestarsi a far entrare dei giornalisti nella dimora della donna in occasione del suo imminente secondo matrimonio con un politicante in ascesa. Il giornalista in questione è James Stewart, che fa una domanda un po’ troppo personale a Cary Grant e non riceve risposta ma solo una breve occhiata sdegnosa. Al che la fotografa che accompagnerà James Stewart per realizzare il servizio gli si accosta, estrae il fazzoletto dal taschino della giacca di lui, glielo porge con gentile premura e flautatamente osserva”Tieni Mike, hai un po’ di sputo nell’occhio, si vede“. E James Stewart, che per istinto aveva preso il fazzoletto in mano e lo stava alzando al viso, interrompe bruscamente il gesto per fissarla con sguardo intenso.

Ecco, non so se a descriverla con parole anziché vederla la scena ha perso il suo fascino, ma secondo me attori di quel calibro e quella bravura avrebbero potuto trasporre i romanzi della Heyer in film rendendoli davvero magici. E con questa osservazione chiudo il post, ringraziando Pietro per aver condiviso con me e con i lettori una sua opinione su “Il figlio del diavolo“, permettendomi così di parlare ancora una volta di uno dei libri che amo di più.

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4 risposte a "La parola ai lettori: una scena clou de “Il figlio del diavolo” di Georgette Heyer"

  1. Ciao Daniela,
    è inutile venirti a dire quanto io sia contento di averti dato uno spunto per un post,e di questo ti ringrazio.
    Mi fa inoltre inorgoglire che non sia la prima volta che questo accade. Ma trattasi di argomento ghiotto, sia per me che per te, quindi è stato molto appagante leggere sia le tue risposte al mio intervento che le aggiunte che hai fatto in merito all’argomento.
    La Heyer è riuscita a colpirci con quello che ho considerato un capolavoro del dialogo e della sottigliezza “gentile”, usata non per il tornaconto di un personaggio ma per il bene e per la felicità di un’altro.Il Duca nel primo romanzo ha usato il suo ingegno per colpire come colpì Edmond Dantés, con sottile astuzia e senza alcuna pietà. Mentre in questo lo si trova nei panni di un patriarca, anche se sempre “sui generis”, che una volta accortosi della bontà d’animo (e intelligenza!) della fanciulla e del cambiamento di rotta del figlio (cui il Duca diede il “la”) usa il suo notevole ingegno al sevizio del più tenero dei sentimenti. Molte volte, e forse lo ho già ammesso, credo di essere un maschio atipico a voler cercare sempre il lato dentimentale; ma da quello che scrive la Heyer non si può, secondo me, non farsi conquistare.

    Quando nella chiosa finale citi quei meravigliosi divi che tanto hanno dato al cinema, sopratutto brillante, quasi ho cambiato idea sulla trasposizione cinematografica di un romanzo di Georgette. Anche se, dovendo durante la lettura dare un volto al Duca di Avon, lo ho sempre associato a quello di John Malkovich (vedi: Le relazioni pericolose, ma solo per i costumi).

    Buon inizio di settimana!

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    1. Ciao Pietro, scusa se ti rispondo solo adesso, ho avuto un po’ di imprevisti in questi giorni e il tempo per controllare il blog è drasticamente calato. Mi riservo però di commentare più dettagliatamente alla prima occasione utile. Nel frattempo, ti auguro un buon week-end!

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  2. Daniela, ciao.
    Vuoi scherzare? solamente chi lavora ed è un genitore capisce piuttosto bene che verso la fine dell’anno si vive un fenomeno per il quale sembra che le ore si moltiplichino ma sembra anche di avere sempre meno tempo a disposizione…. d’ora in poi questa verrà conosciuta come “LEGGE di PIETRO” o “LEGGE DEI GENITORI A DICEMBRE”.
    A parte gli scherzi, è un piacere e sarà un piacere leggere qualunque tuo commento, quando avrai il tempo di farlo e non sarai fagocitata dagli impegni (sigh!).
    Buona settimana!

    PS: solo una cosa…forse durante le feste avrò dei giorni di ferie, hai mica un titolo da suggerirmi per il Kindle? magari romantico?

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    1. La legge di Pietro è una triste realtà, purtroppo, alla quale aggiungo come corollario il fatto che gli impegni (i quali spuntano come funghi ogni mezz’ora) sono spesso almeno parzialmente sovrapposti, il che costringe ad acrobazie fisiche e mentali per non mancarne nessuno.
      Ma vedrai che passate le feste commenterò come si deve 🙂

      Non mi posso esimere invece dal darti subito un paio di suggerimenti sulle letture per le ferie:
      * giocando sul sicuro ti direi Georgette Heyer come se piovesse, la Astoria ha pubblicato anche – li cito in ordine di mia preferenza – “L’anello”, “Il tavolo del faraone” e “Il dandy della Reggenza”
      * romantico sempre ad ambientazione storica: “Una promessa d’amore” di Mary Balogh, cercherò di parlarne a breve sul blog
      * romantico all’inglese, quindi pochi baci ma molto humour “Patricia Brent, zitella” di H. G. Jenkins
      * romantico moderno, quindi più attrazione fisica che battute sfavillanti: con una cornice più solare la trilogia di Sarah Morgan dedicata ai fratelli O’Neil (“Mentre fuori nevica”, “All’improvviso la scorsa estate”, “Accade a Natale”) – con atmosfere più sfumate nella suspense “Il mistero del lago” di Nora Roberts
      * se ti senti di leggere direttamente in lingua originale, il bellissimo “Miss One Thousand Spring Blossoms” di John Ball

      Fammi poi sapere se ne scegli uno!
      A presto, buona giornata

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