“La favola dei Caldomorbidi” di Claude Steiner – Presentazione

La scorsa settimana con mia figlia ho partecipato ad un laboratorio di un paio d’ore presso una delle nostre librerie preferite, che spesso organizza iniziative pomeridiane dedicate ai più piccoli. Dopo un momento introduttivo comunitario, i bambini sono stati invitati a scegliersi un angolino dove leggere insieme ai genitori che li accompagnavano alcuni dei volumi messi a disposizione (e tutti incentrati sulle emozioni, dalla rabbia alla paura, dalla generosità alla compassione). Noi abbiamo scelto “La favola dei Caldomorbidi” perché era un titolo del quale avevo letto dei commenti interessanti su una rivista dedicata all’infanzia e dunque ero io per prima molto incuriosita.

La vivace ed evocativa copertina
La vivace ed evocativa copertina

La copia a nostra disposizione era l’edizione del 2009 pubblicata da Edizioni Artebambini, con adattamento curato da Cinzia Chiesa e illustrazioni di Antongionata Ferrari. Il volume, con copertina rigida e dimensioni di circa 17×23 cm ha una trentina di pagine circa, che si dividono abbastanza equamente fra testo e disegni.

La storia è relativamente nota perché l’autore, Steiner, la scrisse in modo da rendere più esplicita e facilmente comprensibile una parte del suo studio sull’analisi transazionale e le carezze positive. In un tempo e in un luogo remoto, le persone vivono felici perché alla nascita ognuna riceve un sacchetto caldo dal quale può estrarre, ogni volta che lo desideri, un “caldomorbido“, ovvero una creaturina calda e morbida che se accarezzata penetra nel corpo della persona stessa rendendola calda e felice. Vista l’abbondanza di caldomorbidi tutti se li scambiavano ogni volta che lo desideravano, liberamente e con generosità, ed erano felici – tutti tranne una strega che in quel clima di serenità e gioia non trovava nessuno a cui vendere le sue pozioni e i suoi balsami. Si potrebbe osservare che alla strega sarebbe bastato accarezzare i suoi caldomorbidi per essere lieta, ma la storia prende una direzione diversa …

La strega dunque elaborò un piano e disse ad un uomo che, continuando a distribuire caldomorbidi con tale liberalità, un giorno mettendo la mano nel proprio sacchetto non ce ne sarebbero stati più. Il sospetto germogliò relativamente in fretta e così le persone iniziarono a scambiarsi con parsimonia i caldomorbidi, da un lato per non rischiare di rimanere senza, dall’altro perché dovendo razionarli si sentivano in colpa se un partner o un compagno li vedeva darli ad altri. La situazione peggiorò ulteriormente sia perché iniziarono ad essere messi in giro dei falsi caldomorbidi (detti caldomorbidi di plastica), di aspetto simile ma che non davano felicità se accarezzati, sia perché la strega distribuì i freddoruvidi – infiniti e gratuiti – che se toccati portavano invece tristezza, ma non volendo separarsi dai propri caldomorbidi la gente aveva preso l’abitudine di scambiarsi freddoruvidi.

Insomma, in questo clima sempre più deprimente fa un giorno la sua comparsa una donna sorridente che continua a distribuire caldomorbidi. I benpensanti inorridiscono, ratificano persino una legge per cui i caldomorbidi si possono scambiare solo se si ha una licenza per farlo; i bambini d’altra parte sono felici e stando con la straniera iniziano di nuovo a scambiarsi con maggior frequenza i caldomorbidi e ritrovare un po’ di serenità. Il finale è aperto perché il libro non dice se lo scontro sarà vinto dai benpensanti o dai bambini …

La storia è sicuramente d’effetto ma per quanto mi riguarda (sia a livello di preferenza mia personale che di reazioni manifestate dai miei figli) la sua lettura è stata più controproducente che utile. I miei bambini (benché a volte chiedano abbracci e baci se vedono l’altro che viene coccolato) non hanno mai pensato che le carezze andassero razionate o che l’affetto fosse una quantità fissa come una mela, per cui se la si spartisce fra più persone ognuna ne riceverà uno spicchio più piccolo – dunque a loro non serviva una storia per sottolineare che l’affetto condiviso rende tutti più felici.

Una delle illustrazioni
Una delle illustrazioni

Al contrario questo racconto li ha molto intristiti perché li ha colpiti solo per i suoi aspetti negativi: portar via i caldomorbidi con l’inganno o la violenza, contraffarli per scambiarne di fasulli (che contribuivano solo ad accrescere il malessere generale), dare freddoruvidi a chi voleva un caldomorbido, non scambiarne per non ingelosire qualcuno, darli di nascosto … eravamo arrivati a circa metà del libro e loro avrebbero voluto interromperlo perché trovavano la storia troppo triste. Mi è stato difficile non condividere la loro idea, anche perché da adulta non mi è piaciuto nemmeno il paragone fra le licenze per scambiarsi caldomorbidi ed il matrimonio. Io sono la prima ad abbracciare i miei figli, ad accarezzarli su una guancia anche dopo che si sono addormentati, a gioire se una persona cara li stringe con affetto, ma l’amore che offro loro (e che sarebbe lo stesso per uno o per dieci figli, anche se cambierebbe il tempo che potrei dedicare a ciascuno) non è paragonabile all’amore per mio marito. E l’amore passionale, o coniugale che dir si voglia, sinceramente non lo dispenserei con altrettanta liberalità.

Quello che non mi ha convinta è anche la lunghezza della storia, troppo prolissa nell’ottica di una favola per bambini. Da adulta l’avrei letta in meno di cinque minuti e ne avrei colto il messaggio, sicuramente interessante e significativo – seppure riesco a condividerlo solo con qualche riserva. Mettendomi nei panni di mia figlia invece non posso che giudicarla inutilmente ricca di dettagli. Un bambino non coglie i parallelismi fra i caldomorbidi, i freddoruvidi e l’inscatolamento che le convenzioni sociali fanno dell’espansività e dei sentimenti: vede solo un racconto in cui l’abbondanza di particolari va a definire un panorama sempre più tetro e triste. La favola stessa diventa un freddoruvido e il finale aperto non aiuta (io, vedendo le espressioni tristi di mia figlia e di un altro bambino che si era seduto accanto a noi, l’ho cambiato dicendo che pian piano la gente scordava i freddoruvidi e tornava a scambiarsi spesso i caldomorbidi).

Non particolarmente significative le illustrazioni: mi è piaciuta l’idea di rappresentare i caldomorbidi come semplici macchie di colore, un po’ tondeggianti e un po’ irregolari, ma per il resto non posso dire che i disegni che accompagnano la storia l’abbiano arricchita particolarmente. Essendo i colori “riservati” ai caldomorbidi è coerente che il resto delle tavole sia in bianco e nero (o al massimo nei toni dell’avorio, grigio e seppia), ma il tratto che ricorda gli schizzi, a volte come se fosse appena accennato, rende spesso l’insieme troppo poco definito. L’illustrazione che entrambi i miei figli hanno trovato più bella è infatti quella scelta come copertina del volume …

La mia esperienza: decisamente a mia figlia questa favola non è piaciuta. Già il fatto che le persone si incurvassero e morissero l’ha lasciata perplessa (voleva che le spiegassi perché si moriva quando la spina dorsale si ripiega su se stessa); quando poi il racconto è proseguito mostrando il periodo in cui non ci si scambiava più caldomorbidi ma solo freddoruvidi o caldomorbidi di plastica l’ha davvero intristita profondamente e solo la mia promessa che ci sarebbe stato un lieto fine mi ha permesso di concludere la lettura.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 5 anni – lettura autonoma dai 7 anni

Valutazione: acquisto che non consiglio, nonostante il grande successo che apparentemente il libro ha riscosso nei decenni, perché a mio parere non è tanto una lettura adatta ai bambini quanto piuttosto a genitori dubbiosi sul ruolo che carezze e abbracci devono avere nell’educazione e nella crescita infantile.
Acquisto non consigliato

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