“Agatha Raisin e l’amore infernale” di M. C. Beaton – Recensione

[Titolo originale: Agatha Raisin and the Love from Hell – Agatha Raisin Mistery #11]

Il mio giudizio in breve:

Come il precedente, anche questo romanzo è davvero divertente e ben ritmato. Archiviata almeno per il momento l’infatuazione per James, Agatha si dedica alle indagini accompagnata da Charles e l’unica pecca del libro è la mancanza di indizi lungo il percorso (appena menzionato l’unico elemento probante si capisce subito chi sia il colpevole).

Tornata a Carsely e finalmente convolata a nozze con lo sfuggente James, ad Agatha bastano un paio di settimane dopo il termine della luna di miele per rendersi conto (anche se non vuole ammetterlo con nessuno, nemmeno con se stessa) che il matrimonio è un autentico disastro. Lei e il novello sposo non sono d’accordo su nulla, a lei sembra che i numerosi sforzi per adattarsi alle idee di James su come debba essere una brava moglie non portino ad alcun risultato tangibile e dopo una tremenda sfuriata al pub i due tornano a vivere separati ognuno nel proprio cottage. La situazione rischierebbe forse di andare avanti all’infinito se non fosse che una sera, mentre è lontana dal villaggio per un’uscita di lavoro, la protagonista viene raggiunta dalla polizia: la casa di James è a soqquadro, sul pavimento c’è una pozza di sangue e l’uomo è sparito. Né sarà questo l’unico evento inatteso, visto che nel giro di pochi giorni Agatha stessa si ritroverà a scoprire un cadavere dal cranio brutalmente devastato …

Come gli appassionati della Beaton possono intuire già da questo breve riassunto, lo schema narrativo di “L’amore infernale” non è molto diverso da quello degli altri romanzi della serie, tuttavia trovo particolarmente ben scelto lo spunto iniziale che mostra apertamente quello che tutti – Agatha e James a parte – sentivano nell’aria già da molto tempo: la coppia non era fatta per vivere insieme. E se l’uomo non ne esce molto bene per il relativo egoismo e menefreghismo dimostrati lungo tutto il romanzo, nemmeno la protagonista è esente da colpe. Anche se più ancora che un infelice matrimonio finito sin troppo presto in liti e piazzate al pub, mi sembra che l’autrice abbia voluto rappresentare l’illusione dell’amore romantico che spesso domina le donne (più innamorate dell’idea stessa dell’amore e di un partner idealizzato che non dell’uomo in carne ed ossa che hanno di fronte).

D’altra parte queste nozze fallimentari servono a scuotere un’Agatha insolitamente apatica se non proprio depressa, a farle considerare con maggior obiettività il suo poco espansivo rapporto con James, a spronarla a trovare una soluzione all’omicidio che ha scosso le loro vite. E decisamente ben pensata è la forte presenza di Charles, personaggio che alla sua comparsa nell’universo narrativo della Beaton non mi aveva detto molto ma che col procedere dei volumi acquista sempre più spessore ed una personalità via via più definita ed accattivante.

In contrasto con la freddezza sempre un po’ scostante di James, o con l’affetto abbondantemente condizionato dall’utilitarismo di Roy, Charles è forse insieme a Bill Wong ed alla signora Bloxby l’unico vero amico di Agatha. Ma mentre la mite e gentile moglie del pastore si limita a rappresentare una sorta di coscienza esterna per Agatha, alla quale Bill fa da contraltare come controparte ufficiale della componente investigativa, Charles è un vero e proprio compagno a 360 gradi. Dall’uomo un po’ svagato ed assente delle prime apparizioni, il personaggio è diventato sempre più presente nella vita di Agatha, non solo un partner attratto dalle dilettantesche investigazioni di lei ma un vero e proprio amico al quale appoggiarsi nel momento del bisogno, attento e gentile senza gli strani paradossi di James che prima inveiva contro Agatha e poi la invitava a cena.

Il rapporto con Charles, a dispetto delle occasionali notti trascorse insieme, è quello di due persone che sono in confidenza prima di tutto come amiche, che non temono di dirsi reciprocamente la verità, che si sostengono a vicenda. Certo, sir Charles è tirchio in maniera quasi esagerata (benché da lui stesso motivata con estrema sensatezza), ma nonostante i nobili natali non è mai sprezzante verso i modi più bruschi e talvolta volgari di Agatha, dimostrando inoltre di possedere una notevole sensibilità ed empatia, molto maggiori certamente di quelle esibite dalla protagonista nel capire gli stati d’animo altrui.

Se dunque la crisi esistenziale di James è inattesa e un po’ sopra le righe, mentre Agatha è a tratti più dolente di quanto il suo brusco carattere lasciasse prevedere, l’interazione con Charles è a mio parere sempre divertente e nel complesso realistica, contribuendo notevolmente a mantenere sostenuto il ritmo del romanzo. Anche perché, con l’adorato James per una volta lontano non solo dagli occhi ma anche dal cuore, la coppia di detective pur lavorando da dilettanti si muove con una certa coerenza: controlla alibi, cerca moventi, interroga sospettati e probabili testimoni, confronta le proprie impressioni.

Alcune copertine di edizioni britanniche del romanzo; quella più a sinistra è stata ripresa anche nell’edizione italiana ma risulta a mio parere stonata perché non ci sono pistole se non sul finire della storia. La mia preferita è probabilmente la seconda da destra, con i due cottage di Agatha e James vicini eppure separati dalle fiamme di questo amore infernale.

Insomma, a differenza di altri volumi nei quali la trama mistery veniva trattata superficialmente o con banalità, in questo undicesimo libro della serie la Beaton ne ha fatto letteralmente il punto nodale delle vicende narrate. Peccato che, come in pratica in tutti i suoi romanzi, al lettore non sia possibile farsi idee motivate sul possibile colpevole: ci si deve limitare ad accompagnare Agatha e Charles nelle loro indagini, memorizzare le informazioni di cui vengono a conoscenza, ma nessuna di fatto risulta decisiva per scagionare una persona o accusarne un’altra. Solo ad un paio di capitoli dalla fine l’indizio cruciale viene svelato, ma la cosa è fatta in modo tale che a quel punto non sono possibili fraintendimenti e diventa ovvio per chiunque chi sia l’assassino.

Nonostante questo handicap “Agatha Raisin e l’amore infernale” è a mio parere un libro davvero valido, una lettura leggera e divertente soprattutto per gli sviluppi personali ed emotivi della storia della protagonista ma comunque ben condotta anche sotto il profilo giallo visto che le indagini si susseguono movimentate ed incalzanti per buona parte del romanzo. A tutti gli appassionati della Beaton non posso dunque che suggerire questo volume, uno dei miei preferiti nella lunga serie dedicata dall’autrice alla sua brusca londinese trasferitasi nei Cotswolds.

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