L’estratto della settimana: “Un diamante da Tiffany” di Karen Swan

Confesso che mi sono ritrovata l’estratto di questo romanzo sul kindle senza più ricordare quando lo avevo scaricato, dunque mi ci sono accostata senza sapere nulla della storia, affidandomi soltanto a titolo e copertina. In qualche modo mi aspettavo una storia alla “Un regalo da Tiffany” di Melissa Hill, invece a dispetto del riferimento alla celebre gioielleria e all’immagine glamour di una elegante fanciulla sulla copertina, “Un diamante da Tiffany” si apre con un evento che pur non arrivando a potersi definire tragico è sicuramente traumatico.

Cassie, la protagonista, riesce finalmente a far giungere nella sua remota dimora perduta fra le brughiere scozzesi le tre più care amiche che abbia mai avuto, tutte donne decisamente più in carriera di lei, affinché tutte insieme possano festeggiarla nel suo decimo anniversario di matrimonio. Peccato che la serata e più in generale la vita stessa di Cassie vada in frantumi quando la donna, del tutto casualmente, ascolta una conversazione telefonica e scopre come il suo matrimonio sia basato su una menzogna portata avanti da anni dal coniuge e da una presunta amica del cuore. Distrutta la protagonista cerca solo di scappare via ma per fortuna non è sola, le sue vere amiche Kelly Anouk e Suzy hanno deciso di farla vivere con loro a turno, quattro mesi con ciascuna: tre mini-anni sabbatici pensati per far rivedere a Cassie le sue priorità, i suoi desideri, le sue scelte. La prima meta di questo particolarissimo viaggio di formazione è New York, dove vive e lavora la mondanissima e modaiola Kelly.

La prima osservazione che mi sento di fare riguardo a questo romanzo è che davvero vale il detto “l’abito non fa il monaco”: non credo di trovarmi di fronte ad un volume del calibro di Guerra e pace, la lettura sarà sicuramente leggera (di quelle spesso etichettate come da spiaggia), ma basandomi su titolo e copertina mi aspettavo tutt’altro genere di storia. Immagino che proseguendo con la lettura “Un diamante da Tiffany” si rivelerà essere un chick-lit, ma di certo non è la classica storia della giovane donna in carriera che si innamora di un rude campagnolo, né quella di una malata compulsiva di shopping che non resiste lontano dalle vetrine e dagli abiti griffati. La Swan introduce un personaggio tutto apparenza, moda, firme prestigiose (e costose), ma si tratta di una delle comprimarie, non della protagonista.

Ed anche la trama, almeno per quanto ne lascia intuire l’anteprima, si discosta parecchio dagli scenari più usuali dei chick-lit: qui la delusione d’amore è decisamente più di una semplice rottura, si parla di una moglie che ha dedicato dieci anni ad un rapporto solo per scoprire brutalmente che il marito ha avuto un figlio da un’altra e con quella seconda famiglia trascorre (probabilmente) più tempo di quanto non ne passi con lei. Il trauma di questa scoperta è notevole, anche perché Cassie a dispetto di origini cosmopolite e brillanti, ha abbandonato lo spumeggiante jet-set internazionale proprio a seguito delle nozze e ora non fa altro che la padrona di casa in un’imponente dimora scozzese le cui riunioni sono tutte cene di caccia.

Cassie dunque non ha un lavoro di successo a cui pensare, non ha figli che la spingano ad andare avanti, non ha altro se non tre amiche che – a dispetto degli anni di lontananza – si prodigano per spingerla a trovare la giusta direzione da dare alla sua vita. Situazione non poco surreale, visto che tutte e tre le quasi protagoniste della storia sono donne di successo, capaci non solo di ospitare un’amica per quattro mesi a casa loro, ma anche di farle sbucare dal nulla un lavoro (per il quale ovviamente Cassie non è affatto qualificata né pronta) e di indirizzarla come se fosse una bambina, o addirittura una bambolina con cui giocare.

Kelly infatti appena giunte a New York si affretta a tiranneggiare l’amica depressa e apatica per trasformarla in un clone delle belle e disinvolte donne alla moda che si vedono passeggiare per Manhattan: tintura ai capelli, visite dall’estetista, abiti dei più costosi stilisti e scarpe dai tacchi vertiginosi (incurante che per entrare negli uni e nelle altre si debbano patire indicibili sofferenze), cene di poche briciole ordinate nei sushi bar (visto che i carboidrati sono assolutamente aboliti dalla dieta), corse mattutine a Central Park.

Se da un lato dunque l’inizio della storia mi ha sorpresa perché mi aspettavo qualcosa di completamente diverso, dall’altro il romanzo sembra seguire passo passo passo gli stereotipi più comuni ai chick-lit, che dipingono metropoli da milioni di abitanti come la Grande Mela praticamente solo dal punto di vista di quella manciata di persone ricche e privilegiate che portano al braccio borse da migliaia di dollari. La sensazione complessiva lasciatami dall’estratto di “Un diamante da Tiffany” è ambivalente: non posso dire che il romanzo mi abbia catturata del tutto, ma la curiosità di scoprire che direzione prenderà la vita di Cassie e quanti cambiamenti le porteranno i mesi trascorsi a New York, Parigi e Londra è forte al punto da spingermi a proseguire sicuramente la lettura.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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