“La musica del cuore” di Barbara Cartland – Recensione

[Titolo originale: Love in the Highlands]

Fino ad oggi sul blog ho parlato solo di quelli che si potrebbero etichettare come i romanzi “storici” della Cartland, cioè quei volumi pubblicati intorno agli anni ’80 soprattutto dalla Mondadori (con l’abilissima Lidia Zazo come traduttrice) ed occasionalmente da altre case editrici come Il Picchio, che fra gli altri titoli diede alle stampe per esempio il volume del quale ho già parlato in passato “Il castello della paura“. Il post di oggi, che immagino sarà l’ultimo della serie dedicata alla prolifica scrittrice, è invece dedicato ad uno dei titoli pubblicati a partire dal 2008 dalla Harlequin Mondadori nella collana Grandi saghe: “La musica del cuore“.

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La copertina del libro: romantica e delicata, molto bella se non fosse la stessa già utilizzata dalla Mondadori circa quarant’anni fa per un altro volume della Cartland!

Questa nuova collana ha cercato di avvicinarsi alla linea editoriale del passato, sia nello stile della copertina sia in quello della traduzione, che non fa rimpiangere la prosa scorrevole e garbata della Zazo e come all’epoca ha sfrondato il testo dei troppo frequenti ricordi ai puntini di sospensione che caratterizzano la scrittura originale della Cartland. Il volume risulta inoltre un po’ più corposo di quanto non fossero le edizioni di quarant’anni fa, attestandosi sulle 180 pagine – il che personalmente lo reputo un indiscutibile vantaggio perché permette un più approfondito sviluppo di trama e personaggi.

La storia inizia con un evento drammatico, la scoperta da parte del conte di Ringwood che la regina Vittoria ha intenzione di offrire la sua unica figlia Lavina come moglie ad un principe dei balcani il cui regno è minacciato dai russi. Si tratta di un’unione chiaramente politica, che tuttavia sia il nobiluomo che Lavina non intendono approvare a causa della pessima reputazione del sovrano di Kadradtz, donnaiolo e violento oltre che poco attento all’igiene personale. Purtroppo la regina Vittoria non è una persona tollerante nell’accogliere intoppi alle proprie decisioni, così l’unica via d’uscita possibile sembra quella di trovare un gentiluomo che su due piedi sia disposto a fingersi fidanzato con Lavina (per poi rompere il fittizio legame non appena il pericolo di un matrimonio oltremare sarà sfumato).

Peccato che nonostante il grandissimo fascino della fanciulla non sia facile trovare un uomo disponibile a sfidare il volere della regina, tanto che l’unico nome al quale il conte riesce a pensare è quello di un suo misogino vicino, il marchese di Elswick, che ha fama di non sopportare più le donne da quando alcuni anni prima venne abbandonato all’altare dalla promessa sposa. Come facilmente intuibile lo scontroso marchese deciderà, abbastanza curiosamente, di soccorrere la bella Lavina e per portare avanti la finzione la coppia si troverà a trascorrere molto tempo insieme, prima in Inghilterra e poi in Scozia. La trama del romanzo dunque non si può definire originalissima, tuttavia è promettente e proseguendo nella lettura si constata facilmente che non deluderà, al contrario ci sono diverse situazioni carine e dialoghi frizzanti che mantengono sostenuto il ritmo e vivace il dipanarsi della storia.

"Il giglio e la rosa", altra opera della Cartland risalente ai lontani anni Ottanta e che - guarda caso - in copertina riporta la medesima illustrazione de "La musica del cuore"
“Il giglio e la rosa”, altra opera della Cartland risalente ai lontani anni Ottanta e che – guarda caso – in copertina riporta la medesima illustrazione de “La musica del cuore”

L’aspetto che io ho preferito in questo libro è l’interazione fra i protagonisti – tutto sommato non troppo prevedibili nella caratterizzazione fatta dall’autrice – e con i loro due grandi oppositori, la regina Vittoria ed il principe balcanico Stanislaus. Di Lavina mi è piaciuto il fatto che non sia l’eroina tutta spiritualità tipica della Cartland: lei è una giovane fanciulla ben consapevole del proprio fascino, tant’è che si risente ancora dello sdegno manifestatole dal marchese quando la incontrò (giovinetta non ancora diciassettenne) e la guardò a malapena. E quando c’è in gioco il suo futuro non intende lasciare le cose in mano al padre, al contrario è ben decisa a farsi valere in prima persona e si abbiglia con la massima attenzione proprio per sfruttare il fascino di cui è dotata.

Analogamente quando per la prima volta il marchese la bacia, nonostante lo stupore la giovane è abbastanza onesta con se stessa da ammettere che l’esperienza le è piaciuta – benché questo non le impedisca di irritarsi (e lasciarlo capire chiaramente) con l’uomo che la sta aiutando quando le pare che lui sia troppo autoritario e poco attento ai desideri di lei. Insomma, siamo ben lontani dall’abnegazione di altre protagoniste della Cartland (come Ajanta del “Il castello incantato” o Dorinda di “Fascino d’Oriente“) e Lavina mostra un’analoga caparbietà persino nel trattare con la sua regina, di fronte alla quale non si piega e continua ad argomentare i motivi che le impediscono di acconsentire ad un matrimonio d’interesse.

Il marchese è meno sviluppato come personaggio, fino quasi al termine del romanzo lo si conosce più per le sue azioni che per i suoi pensieri e soltanto sul finale verrà spiegato il segreto (intuibile a grandi linee già dall’inizio in effetti) che lo ha spinto a prestarsi all’inganno dei Ringwood, tuttavia ha un tale fascino canagliesco che le lettrici simpatizzano inevitabilmente con lui. Anche perché Ivan si comporta proprio come un perfetto eroe da romanzo: appiana le difficoltà che il conte non osa mettere in rilievo per non perdere la benevolenza della regina, si finge un fidanzato attento e premuroso ma senza approfittarne per mettere in imbarazzo Lavina, non ha paura di sfidare la propria sovrana pur di non farsi mettere da parte come una nullità.

Copertina dell'edizione inglese del romanzo, pubblicato postumo nella collana Pink Collection
Copertina dell’edizione inglese del romanzo, pubblicato postumo nella collana Pink Collection

Purtroppo però nel romanzo ci sono anche dei passaggi o degli episodi poco sensati, a partire dalla repulsione di Lavina alle nozze volute da Vittoria. I pettegolezzi parlano di un principe violento, dongiovanni, probabilmente oberato di debiti oltre che incalzato dai russi, ma lei si preoccupa solo che l’uomo abbia la nomea di lavarsi poco. Capisco che non è gradevole vivere a fianco di un uomo poco pulito, ma di fronte alle altre dubbie caratteristiche del principe la fanciulla avrebbe forse dovuto appuntare la sua attenzione su questioni più profonde …

L’altro punto nel quale il libro perde di credibilità è il fatto che un semplice marchese, per quanto fiero e volitivo, abbia la meglio su un principe ed una regina. Sfidare un sovrano dei Balcani ci può ancora stare, per quanto sia difficile credere che nel tardo Ottocento l’autocrate a capo di uno stato (per quanto piccolo, povero e poco considerato) si lasci intimidire da un nobile inglese. Ancora più inverosimile è poi il comportamento del marchese verso la sua regina, che lui tratta irrispettosamente (mancando al protocollo in più di una occasione) e che alla fine capitola sì per le malvagie azioni di Stanislaus ma senza prendere alcun provvedimento punitivo verso questo gentiluomo che in fondo ha sminuito la sua autorità e contrastato pubblicamente le sue decisioni.

In definitiva “La musica del cuore” è, come tutti i romanzi della Cartland, un libro perfetto per passare un paio d’ore nella dorata atmosfera della ricca nobiltà inglese di un secolo fa, non certo un capolavoro letterario o un’opera di particolare affidabilità storica. Ma come storia romantica ha tutto quello che le si può chiedere, dall’eroe forte e deciso al cattivo di turno che inganna e colpisce a tradimento, il che mi spinge a consigliarlo sicuramente a quelle lettrici che sono in cerca di uno svago tinto di rosa proprio come la copertina di “La musica del cuore“.

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