“Un diamante da Tiffany” di Karen Swan – Recensione

[Titolo originale: Christmas at Tiffany’s]

Il mio giudizio in breve:

Decisamente diverso da come lasciato intuire dal titolo, il libro è soprattutto la faticosa presa di coscienza da parte della protagonista delle rovine a cui è ridotta la sua vita e di come potrebbe darle una svolta per ricominciare. A tratti il romanzo si fa più divertente ma spesso è un po’ prolisso (troppe citazioni ai più famosi brand della moda) e surreale, si salva soprattutto per la presenza di Henry, personaggio ben riuscito e fondamentale all’economia della storia. Quello che credo di aver apprezzato maggiormente della trama è il modo in cui l’autrice è riuscita a renderla non del tutto scontata nonostante i personaggi siano tremendamente stereotipati.

Questa copertina è meno glamour rispetto a quella dell’edizione ebook, che ricorda drammaticamente Audrey Hepburn nei palli di Holly, ma non mi sembra comunque particolarmente azzeccata

Come lasciava già intuire l’anteprima del romanzo, “Un diamante da Tiffany” sviluppa una storia a suo modo avvincente ma decisamente surreale. Dopo essere stata tradita e manipolata per almeno un lustro dal marito e dalla presunta amica Wiz, Cassie nel giro di un paio di settimane si trasforma da quieta mogliettina trasandata che vive solo per la casa (persa nella più isolata brughiera scozzese) a donna quasi fatale con uno stuolo di ammiratori. E questo in due delle città più eleganti, mondane e scintillanti del pianeta – New York e Parigi. A dispetto di un cuore in pezzi, di una situazione economica che rasenta l’essere sul lastrico, di un’autostima quasi inesistente e di capacità lavorative nulle, Cassie grazie alle amiche si improvvisa modella, musa ispiratrice di un famoso fotografo, aspirante chef di talento, capace wedding planner.

Sinceramente io ho smesso abbastanza presto di immedesimarmi nei mirabolanti cambiamenti fisici e lavorativi di Cassie, focalizzandomi soprattutto sulla componente emotiva della storia e su quella di scoperta dei luoghi. L’aspetto emozionale mi ha coinvolta perché trovo che la Swan sia stata capace di delineare una protagonista affranta, insicura, demoralizzata, che pure trova la forza di andare avanti sia per non deludere le amiche del cuore sia perché (in fondo) avanti in qualche modo si deve pur andare. E pian piano questa donna disillusa, timorosa di esporsi, fragile, scopre attorno a sé – e dentro di sé – atteggiamenti, pensieri, scelte inattese.

Certo lo sviluppo romantico del libro è abbastanza prevedibile: Luke, così fascinoso ma almeno all’inizio innamorato, sembra fatto apposta per una donna che sta appena scoprendo e sperimentando il proprio potenziale. Quando poi lui si rivela più egoista del previsto, è comunque ancora troppo presto perché l’uomo giusto per Cassie si delinei chiaramente e sarà solo dopo qualche altro momento di dolore e difficoltà che la protagonista farà luce nel suo cuore. Come dicevo questo schema non è la quintessenza dell’originalità, ma è coerente con il personaggio tratteggiato dall’autrice e a mio parere ci sta anche il momento di indecisione che quasi riporta Cassie fra le braccia del marito fedifrago. Non altrettanto convincente invece il finale e soprattutto la motivazione per cui il vero amore della donna aspetta tanto a dichiararsi.

Ma quello che a mio parere è il vero punto di forza del libro sono le liste lasciate a Cassie da Henry in ciascuna città. Se infatti la vita mostrata alla protagonista dalle sue amiche, soprattutto a New York e Parigi, è esattamente quella che ci si potrebbe aspettare vedendo rispettivamente una puntata di Sex and the city e il delizioso film Sabrina, al contrario le liste sono stravaganti, insolite, tutt’altro che banali. Scoprire le tre città attraverso le istruzioni lasciate da Henry, vivere con Cassie le sue emozioni, capire infine le ragioni che stavano dietro ai consigli che le erano stati dati, è stato il motivo che mi spingeva a proseguire la lettura da un capitolo all’altro, superando il fastidio per i personaggi eccessivamente stereotipati proposti dalla Swan.

D’altra parte anche titolo e copertina delle edizioni americane non sono il massimo: il Natale c’è, ma non mi pare proprio il momento focale del romanzo …

Già perché, Cassie ed Henry a parte, la scrittrice non ha certo fatto faville nella caratterizzazione dei suoi comprimari: il marito più che soddisfatto di barcamenarsi fra moglie e amante per non vivere completamente con nessuna delle due, la falsa amica, la raffinata francese un po’ snob che parla d’amore ma con la stessa disinvoltura accetta un tradimento, la newyorkese così impegnata da non respirare ma sempre impeccabile dalla punta delle scarpe alla chioma tinta, la futura mamma e sposa felice che a differenza di Cassie non si è annullata nel matrimonio e fino al nono mese porta avanti la sua attività di successo, il fratello della migliore amica che d’un tratto si percepisce come un uomo vero e non come il ragazzino avuto accanto durante l’infanzia, il parrucchiere gay che diventa in pochi giorni un amico intimo e carissimo, il fotografo affermato affascinante ma egocentrico, l’uomo scontroso che naturalmente finisce per ammorbidirsi con Cassie al punto che uno diventa la spalla dell’altra …

Insomma, benché i personaggi siano numerosi, tutti restano un po’ sottosviluppati e la sferzata maggiore al ritmo del romanzo la danno proprio, come già dicevo, i passi che Cassie fa per seguire le indicazioni fornitele in ogni città da Henry. Certo, si potrebbe obiettare che il ragazzo è un super-uomo capace di far aprire per i suoi amici una cattedrale come Saint Paul o una biblioteca contenente prime edizioni di classici della letteratura, ma questo è in tono con le altolocate conoscenze di Kelly e Anouk. Quello che cattura nelle liste di Henry è la loro originalità, lo sguardo fresco e inconsueto con cui guardano a capitali mondiali del turismo, il modo in cui riescono a dimostrare il suo affetto per Cassie e a far evolvere la protagonista sia emotivamente che più in generale come persona.

Nel complesso dunque giudico “Un diamante da Tiffany” un libro molto piacevole, leggero ma divertente. Un libro che personalmente non consiglierei tanto a chi sia in cerca di una frizzante storia d’amore quanto piuttosto a chi conosca o stia per recarsi a Londra, Parigi o New York – in modo che prenda spunto dalle splendide liste create dall’autrice per sforzarsi di conoscere aspetti meno turistici di queste famosissime città.

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