“Le valigie della speranza” di Anne Hall Whitt, condensato – Recensione

[Titolo originale: The Suitcases]

Il mio giudizio in breve:

Toccante racconto biografico che mostra con realismo ed intensa partecipazione emotiva quanto possano essere precarie le situazioni dei bambini orfani dati in affido, come tale esperienza possa risultare spaventosa, o al contrario quale enorme impatto la gentilezza e l’interessamento possano avere su una vita che pareva ormai spezzata. Benché le situazioni descritte nel libro non siano più quelle attuali, questa squisita storia ha il pregio di far riflettere su temi importanti con spontaneità e senza retorica.

Copertina di un'edizione in lingua inglese del romanzo
Copertina di un’edizione in lingua inglese del romanzo

Il libro di cui voglio parlare oggi è la versione ridotta del romanzo “The suitcases” di Anne Hall Whitt, pubblicata nel 1985 fra i volumi condensati di Selezione del Reader’s Digest con il titolo “Le valigie della speranza“. Ho preso in mano questo libro quasi per caso e, nonostante lo stile semplice ed essenziale, le vicende narrate mi hanno riservato grandi, inaspettate emozioni. Non si parla di Natale in questo libro, assolutamente, ma per quanto mi riguarda l’opera della Hall Whitt si è rivelata una validissima lettura natalizia.

La storia è quella di tre sorelle (Betty, Anne e Carolyn) di un piccolo paesino nel sud degli Stati Uniti che sul finire della prima metà del XX secolo dopo la morte della madre vengono prese in tutela dall’assistenza sociale. Sullo sfondo di una società che sta vivendo suo malgrado una delle epoche più critiche per l’economia e la società americane, le bambine si ritrovano ad essere infinitesimali ingranaggi di un meccanismo che non le vede come persone ma solo come nomi su un registro o cifre in un elenco. Betty, Anne e Carolyn dunque finiscono prima in un orfanotrofio, poi da qui passano in affido di famiglia in famiglia senza apparentemente trovare mai un luogo in cui sentirsi davvero a casa – per lo meno per diversi anni.

La rappresentazione, fatta dalla secondogenita Anne, delle esperienze e sentimenti suoi e delle sorelle, è quasi sempre priva di abbellimenti letterari o passaggi edulcorati, sembra piuttosto l’aprirsi di una finestra sulla mente e l’emotività di una bambina la cui vita è di colpo annullata non solo da un evento doloroso e traumatico come l’improvvisa morte della madre ma dalle inattese conseguenze che quella morte avrà negli anni a venire. Con una sensibilità chiaramente effetto delle vicissitudini sopportate durante il difficile percorso di affido, l’autrice non si sofferma insistentemente a descrivere ingiustizie o maltrattamenti, ma piuttosto offre uno spaccato di quelli che sono stati i cambiamenti intervenuti nella sua esistenza e in quella delle sorelle.

Gli episodi narrati sono tendenzialmente tristi e malinconici perché quella è stata la svolta che le piccole hanno dovuto sopportare, ma da essi traspare il forte attaccamento reciproco delle tre sorelle, il loro desiderio di proteggersi vicendevolmente, la spranza (sempre più flebile) che il padre tornasse a prenderle sottraendole alle angherie che la loro condizione le costringeva a subire. A volte l’attenzione di focalizza su un dettaglio (trascurabile per un adulto ma importantissimo agli occhi di un bambino, come il poter conservare la propria bambola preferita o il sentirsi emarginata perché non ha nastri nei capelli come le altre bimbe della classe), ma generalmente la storia segue semplicemente la vita delle tre orfanelle al trascorrere del tempo.

Un aspetto che secondo me ha reso particolarmente viva la narrazione, impedendole di diventare monotona anche quando non c’era nessun colpo di scena nella storia, è stato il modo in cui l’autrice ha sempre sottolineato i propri punti di vista e le proprie reazioni alla nuova realtà in contrasto con quelle delle sue due sorelle, oppupre la forza che nonostante l’avversità le bambine riuscivano a ricavare dalla consapevolezza di essere almeno rimaste unite. Anche nei momenti più bui, un sottile filo di speranza sembra mantenersi intatto proprio perché le piccole non sono sole ad affrontare i problemi della loro nuova vita – mentre le maggiori sofferenze e difficoltà vissute da Anne paiono coincidere proprio con le situazioni in cui si rende conto di reagire diversamente dalle sorelle, senza saper mostrare la loro capacità di sopportazione e di adattamento.

Fortunatamente, visto il tema trattato e nonostante la maggior parte del romanzo approfondisca di fatto soprattutto le ingiustizie più o meno consapevolmente fatte subire a colore che erano viste non solo come estranee ma anche come più vulnerabili, il libro non lascia la sensazione di un violento colpo al petto di quelli che tolgono il sonno e intristiscono. Ci sono dolore, malinconia, indifferenza, egoismo, ma “Le valigie della speranza” è anche una storia di redenzione e trionfo.

Perché quando finalmente Betty, Anne e Carolyn hanno l’immensa fortuna di capitare in casa di due persone davvero interessate al benessere delle bambine, una coppia che non le guarda con diffidenza o disprezzo ma al contrario è capace di intuire quali penose esperienze possano aver trasformato il carattere delle piccole (di Anne in particolare) rendendolo problematico e ribelle, ecco che allora pian piano tutto cambia. Non solo perché adesso c’è cibo a sufficienza da mangiare, ma perché finalmente qualcuno di nuovo pensa alle tre sorelle come a persone vere, che meritano di mangiare un gelato o possedere qualcosa che appartenga unicamente a loro, e non solo costrette a sentirsi un peso per gli altri.

Potrei aggiungere ancora molto su questo straordinario romanzo, ma non voglio svelare troppo della trama per non rovinare la lettura a chi ancora non lo conoscesse. Ciò che mi sento di scrivere ancora è che reputo questo libro non solo un veritiero affresco di un’epoca e una particolare realtà sociale, ma una toccante, vivida e commovente storia capace di offrire ai lettori uno sguardo su realtà per molti di noi sconosciute e sulle quali forse non ci soffermiamo a riflettere quanto dovremmo.

 

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