“Natale al castello” di Michela Piazza e Pamela Boiocchi – Recensione

Il mio giudizio in breve:

Romanzo scorrevole che non si distingue né per originalità della trama né per caratterizzazione dei protagonisti. La storia (breve) si lascia leggere e risulta anche piacevole, ma non trasmette molto. Un libro che definirei “nella norma”, una commediola rosa contemporanea adatta (credo) soprattutto alle adolescenti.

Siccome della trama di questo romanzo avevo già accennato qualcosa nella presentazione dell’estratto, apro la recensione a lettura terminata con quello che ritengo il maggior pregio del libro: le due autrici, Michela Piazza e Pamela Boiocchi, sono state brave nell’amalgamare i rispettivi stili creando una storia che sembra scritta da un’unica persona. Ho apprezzato il loro modo di scrivere non soltanto perché è scorrevole – caratteristica non così scontata, soprattutto al giorno d’oggi – ma perché l’interazione che chiaramente deve esserci stata nella stesura della storia ha generato una narrazione fluida, armonica.

E’ vero che non ci sono grandissimi colpi di scena nella storia, tuttavia il racconto procede con naturalezza e riesce a coinvolgere i lettori portando in vita l’intimità ed il calore natalizi uniti a qualche tocco ripreso dalla tradizione scozzese. Mi sono piaciute per esempio le descrizioni delle attività che si svolgono al maniero durante la festa della Vigilia di Natale proprio perché hanno un sapore autentico e creano un’atmosfera che non è data solo dall’aver citato un’isola delle Ebridi come luogo in cui sono ambientati i fatti narrati.

Il suono della cornamusa piuttosto che il lancio del tronco, i membri della famiglia che indossano il kilt con i colori del loro clan, Catriona che a sua volta indossa il proprio: sono tutti omaggi ad una terra che proprio nel suo retaggio trova la propria magia e che le autrici hanno saputo rendere senza esasperazioni. Anche il passaggio in cui Cat prepara a mano i biscotti nella sua locanda è simpatico, per quanto mi sembrasse leggermente più forzato, e persino un momento come la scelta dell’albero di Natale è diventata una scena vivace.

In effetti più che un’atmosfera scozzese nel romanzo si respira l’aria del Natale, inteso non come semplice ricorrenza ma come festa con un significato autentico, come momento da passare coi propri cari, come occasione per riflettere (se non lo si era fatto prima) su quali siano i valori davvero importanti nella vita. Certo, è scontato che a dispetto del suo apparente caratteraccio Duncan finirà per recedere dai progetti iniziali e riuscirà a salvare in un colpo solo sia il castello avito sia il rapporto coi familiari, tuttavia il cambiamento non appare del tutto immotivato perché a causarlo è una combinazione ben descritta di fattori.

Immagino che dietro la stesura del romanzo ci sia stato un certo lavoro di ricerca e documentazione, perché sparsi durante la storia le autrici hanno tratteggiato diversi elementi tipicamente scozzesi: gli shortbreads (biscotti di frolla al burro), i colori del tartan del clan Campbell, i suonatori di cornamusa

Non si tratta banalmente soltanto di attrazione fisica per la vivace Cat (attrazione che, come in tutti i romanzi rosa, rapidamente muta nell’amore della vita): il protagonista si accorge di essere ferito per non essere stato più vicino al fratello, in colpa per aver sottovalutato il malessere del padre, di aver voglia di ricominciare non soltanto nel relazionarsi con i parenti ma anche nel sentire di nuovo lo spirito autentico del Natale. Così, da un moderno Scrooge fin troppo arrogante e convinto di avere sempre ragione, Duncan si trasforma in un uomo d’affari capace di prendersi del tempo per sé e per i suoi cari, per ammirare un paesaggio innevato e per intuire le potenzialità di un castello che cadrà anche in rovina ma è pur sempre l’orgoglio della sua famiglia da generazioni.

Catriona, nonostante sia descritta come affascinante grazie al suo mix di fiducia e ostinazione, è meno approfondita come personaggio perché tutta la storia a ben guardare ruota intorno a Duncan. Forse perché la giovane donna, a differenza del protagonista maschile, era già soddisfatta della sua vita, forse perché è più intrigante raccontare una storia con conflitti e dubbi – fatto sta che Cat è più che altro la spalla per supportare e motivare l’evoluzione di Duncan. Al punto che di lei resta per esempio un po’ fumoso il motivo per cui abbia stretto un legame così intimo con Alistair, Andrew ed Angus.

Insomma, “Natale al castello” pur senza avere una grande profondità né una spiccata originalità scorre senza intoppi fino alla conclusione, arricchito da descrizioni del castello, del paesaggio e delle tradizioni scozzesi che rappresentano il contorno ideale per questa leggera favola natalizia. Consigliato per trascorrere un paio d’ore in spensieratezza.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...